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Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliNegli ultimi decenni un’attenzione notevole è stata prestata alla fortuna degli Etruschi nelle arti, nella letteratura e nel pensiero politico dell’Ottocento e del Novecento. A questo filone di studi si ricollega consapevolmente Stefano Bruni nel volume Gli Etruschi e la cultura italiana dal Re Buono alla presidenza Einaudi, corredato da un ricco e accurato apparato illustrativo.
L’autore confida che la sua riflessione su tali temi è nata in anni lontani quando, nel 1985, «con l’inesperienza e l’entusiasmo degli anni verdi di giovane da poco laureato» aveva avuto modo di collaborare alle mostre realizzate nell’ambito del Progetto Etruschi promosso dalla Regione Toscana e, in particolare, di essere rimasto colpito dall’esposizione «Fortuna degli Etruschi» curata da Franco Borsi e allestita a Firenze nei Sotterranei dello Spedale degli Innocenti.
Il volume si articola in due ampi saggi: nell’iniziale si seguono gli sviluppi dell’attenzione per gli Etruschi nel Regno d’Italia tra il primo dicastero di Antonio Salandra e la proclamazione dell’Impero, ovvero tra il 1914 e il 1936.
È l’arco temporale che vide la scoperta dell’Apollo di Veio, un’opera in grado di fare mutare il giudizio rispetto all’arte etrusca prima fra gli artisti e poi tra gli storici dell’arte antica. Un’attenzione che coinvolse il fascismo nascente, che, sulla scia della stagione risorgimentale pur con alcune varianti significative, riconobbe nella civiltà etrusca una stagione da mettere in evidenza nella storia italiana prima di spostare l’attenzione prevalente su Roma e sulla sua fase imperiale.
In particolare, l’autore ripercorre l’attenzione del fascismo e di Benito Mussolini in persona per i tentativi di interpretazione dei testi etruschi seguendo da vicino l’impegno prima di Alfredo Trombetti, definito lo «Champollion italiano», e poi, dopo la sua morte, di Francesco Pironti, autore di antologie scolastiche.
Le teorie di quest’ultimo ebbero un successo mediatico notevole, ma non trovarono adesione nel mondo scientifico e da esse presero le distanze progressivamente anche gli ambienti governativi. Per Bruni proprio tale vicenda ebbe un ruolo di primo piano nel ridimensionamento dell’interesse del fascismo verso gli Etruschi: siamo giunti agli anni 1934 e 1935.
Nel secondo saggio del volume l’attenzione è incentrata su una celebre statua in bronzo: la Chimera di Arezzo. Di essa si seguono, dapprima, le vicende espositive e la sua centralità nella breve stagione di Firenze capitale del Regno d’Italia, ovvero negli anni in cui sui andava concretizzando il: «processo determinante nella formazione di una coscienza nazionale». Quindi l’interesse che seppe suscitare tra numerosi pittori, scultori, scrittori e poeti. Gabriele D’Annunzio, per citarne uno.
Gli Etruschi e la cultura italiana dal Re Buono alla presidenza Einaudi
di Stefano Bruni, 226 pp., 239 ill. in b/n, Edizioni ETS, Pisa, 2026, € 30
La copertina del volume
Giuseppe M. Della Fina
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