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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliDal 25 al 28 giugno 2026, NOMAD approda per la prima volta negli Stati Uniti con un’edizione ospitata dal The Watermill Center di Water Mill, New York. La manifestazione riunisce gallerie, designer e artisti internazionali in un percorso espositivo che attraversa design da collezione, arte moderna e contemporanea, gioielleria e architettura, sviluppandosi in dialogo diretto con gli spazi e il paesaggio del centro.
Fondato nel 1992 da Robert Wilson, The Watermill Center è un laboratorio interdisciplinare dedicato alla ricerca artistica e alla sperimentazione, attraverso residenze, programmi pubblici e un vasto archivio. La scelta della sede conferma la strategia di NOMAD di collocare ogni edizione in luoghi caratterizzati da una forte identità culturale e architettonica, dopo le tappe di St. Moritz, Monaco, Capri e Abu Dhabi.
Negli Hamptons, il progetto si inserisce inoltre in un contesto storicamente segnato dalla presenza di artisti come Jackson Pollock, Lee Krasner e Willem de Kooning, che qui stabilirono i loro studi contribuendo a definire il territorio come uno dei centri nevralgici dell’arte americana del dopoguerra. «The Watermill Center è uno dei rari luoghi in cui architettura, paesaggio e sperimentazione artistica si incontrano con straordinaria coerenza», afferma Nicolas Bellavance-Lecompte, fondatore e direttore di NOMAD. «Per questa edizione rappresenta la possibilità di attivare un dialogo diretto tra opere, spazio e contesto».
Tra i partner principali figura Giorgio Armani, che rinnova la collaborazione avviata con NOMAD a St. Moritz. Il progetto si inserisce in un dialogo creativo di lunga durata tra Giorgio Armani e Robert Wilson, sviluppato tra moda, teatro, design e arti visive. Il programma si articola come un attraversamento di pratiche e linguaggi diversi, in cui il rapporto tra materia, forma e spazio diventa filo conduttore. Gallery FUMI presenta opere di Rowan Mersh, Jeremy Anderson, Charlotte Kingsnorth e Max Lamb, mentre Mathieu Lehanneur propone «A Journey So Far», una selezione di lavori che riflette sulla relazione tra natura, forze fisiche ed esperienza umana.
Accanto alle gallerie, una serie di progetti speciali amplia il perimetro espositivo. «GLIF – Altered Heritage» di Habif Mimarlık interviene su arredi storici attraverso trasformazioni materiche contemporanee. J. Lohmann Gallery porta lavori in ceramica, vetro e metallo, mentre Todd Merrill Studio presenta un’installazione centrata su «Golden Tree» di Laura Facey. The Future Perfect riunisce opere di Chen Chen & Kai Williams e John Hogan. Object & Thing costruisce una mostra ispirata alla collezione di Robert Wilson al Watermill Center, mentre Sorgin Gallery dedica il progetto «Where Light Becomes Form» al design moderno brasiliano con opere di Joaquim Tenreiro, Jorge Zalszupin, Hugo França, Rodrigo Simão e Charo Casteres.
Nel segmento dedicato all’arte moderna e contemporanea, Robilant presenta opere di Lucio Fontana, Pablo Picasso, Andy Warhol, Allen Jones, Michelangelo Pistoletto e François-Xavier Lalanne.
Una delle linee portanti dell’edizione è il dialogo tra Stati Uniti e Medio Oriente. Leila Heller presenta «Spectra», una mostra che riunisce opere di Jean-Michel Othoniel, Dale Chihuly, Ran Hwang, Reza Derakshani, Roham Shamekh e Kouros Maghsoudi. Iris Projects propone una personale di Juma Al Haj, mentre Le LAB dal Cairo e Kalei tra Dubai e New York sviluppano progetti dedicati alla ricerca contemporanea e al design. La gioielleria occupa un ruolo centrale nel percorso espositivo. Silvia Furmanovich presenta «The Language of Craft», un’indagine sulle tecniche artigianali tra Brasile, Giappone, India e Asia Centrale. TABAYER espone la «Oera Stone Collection», in cui lapislazzuli, crisoprasio, calcedonio blu e diaspro rosso diventano elementi scultorei. Realizzato con il Department of Culture and Tourism of Abu Dhabi, «Rooted Movements» riunisce Afra Al Dhaheri, Zuhoor Al Sayegh e Azza Al Qubaisi in una riflessione su identità, memoria e trasmissione culturale tra Abu Dhabi e gli Hamptons.
Tra i progetti principali si sviluppa il secondo capitolo di «Giorgio Armani/Unveiled», curato da Abby Bangser. Il progetto presenta nuove opere di Ariel Dearie e Jonathan Kline, messe in dialogo con arredi e oggetti Armani/Casa in vetro di Murano e porcellana di Limoges, insieme a una selezione di tredici look dall’archivio della maison.
In collaborazione con Sisley Paris, Sydney Albertini presenta la «Botanical Series», dedicata al mondo vegetale come linguaggio simbolico e percettivo. L’eredità di Robert Wilson attraversa diversi nuclei progettuali. «Gio Ponti × Robert Wilson: Correspondence», realizzato con la Lisa Ponti Estate e Caterina Licitra, mette in relazione disegni, ceramiche e materiali d’archivio. «Dominique Nabokov Photography», curato da Sophie Dries, documenta la vita tra New York e Watermill, mentre «Bob Wilson’s Works», curato da Noah Khoshbin, riunisce oggetti, arredi e materiali del suo universo creativo.
Il dialogo tra opera e contesto si estende all’esterno con NOMAD Sculpture Grounds – Open-Air Group Show, che distribuisce interventi scultorei nei giardini del Watermill Center, tra cui la scultura sonora «The Echoes of Our Dreams» di Sébastien Léon. Sul South Lawn, Rachel Hayes realizza una commissione site-specific presentata da Giorgio Armani.
Il NOMAD Collectors Lounge, progettato da Jessica Gersten Design, funziona come hub sociale e curatoriale della manifestazione, ospitando opere di Nader Gammas, Maison Gerard, John Salibello ed Espasso. Il programma pubblico include conversazioni dedicate a Gio Ponti e Robert Wilson, il format «The Collector’s Eye» in collaborazione con Galerie Magazine, e incontri sui progetti principali della fiera.
Accanto alla fiera, un calendario di appuntamenti coinvolge collezionisti e professionisti del settore. Ginori 1735 firma le mise en place con riferimenti a Gio Ponti e Luke Edward Hall, mentre Wölffer Estate Vineyard accompagna il programma con le proprie produzioni vinicole. Tra le esperienze esterne figurano la visita alla Chamberlain Estate di Shelter Island e il «Giorgio Armani × NOMAD Picnic» dello chef Flynn McGarry, con interventi tessili di Rachel Hayes. Con il debutto negli Stati Uniti, NOMAD rafforza il proprio formato itinerante e consolida un modello espositivo che intreccia arte, design e architettura in relazione diretta con luoghi e contesti culturali specifici.
Nicoletta Biglietti
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