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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliPentothal, Zanardi, Pertini e Pompeo sono alcuni dei personaggi che hanno animato le tavole di «Paz». Dopo una mostra-tributo che era stata presentata a L’Aquila, «Andrea Pazienza. La matematica del segno» (6 dicembre 2025-6 aprile 2026), sempre per il MaXXI, ora l’istituzione culturale, a Roma, celebra l’impossibile settantesimo compleanno con un’esposizione ancor più grande. Pazienza, nato nel 1956 e scomparso nel 1988, è stato l’autore di fumetti decisivi per la formazione di più generazioni: si chiamava Andrea Michele Vincenzo Ciro, un esercito di nomi al servizio di una mente prodigiosa, e il titolo dato alla mostra è un’indicazione preziosa per tornare a parlare di lui.
Sì, «Andrea Pazienza. Non sempre si muore» traccia una linea dell’infinito, un sentiero senza meta, una luce che nessuno riuscirà mai a spegnere. Un emblema? Il gigantesco murale realizzato nel 1987 alla Mostra d’Oltremare, creato in poche ore: otto metri per due e mezzo di altezza, restaurato dal MaXXI, con una scena di combattimento tra uomini e animali ispirata all’antichità classica. Nel 2010, in occasione dei vent’anni dalla scomparsa di Sandro Pertini, Fandango Incontro rese omaggio sia all’ex capo dello Stato che all’artista esponendo 90 tavole che Pazienza dedicò al «presidente partigiano» dal 1978 al 1987: era inserita nel Palazzo Incontro, per iniziativa della Provincia di Roma, curata da Vincenzo Mollica e Mariella Pazienza, e per l’Associazione Nazionale Sandro Pertini da Stefano Caretti e Monica Mengoni. Allora venne raccontato: «Pertini ammirava il lavoro di Pazienza che aveva scoperto attraverso una celebre copertina de “Il Male” in cui l’artista aveva rappresentato il presidente profondamente addolorato per il rapimento di De Andrè, “quel bravo canzonettista”. Il presidente telefonò personalmente al ventitreenne Pazienza per complimentarsi e chiedergli il disegno in regalo. Pochi giorni dopo, mentre Pazienza non era a Roma, arrivò l’invito al Quirinale per un pranzo a cui non riuscì a partecipare». Dopo tante testimonianze dove Fandango è sempre stata protagonista, partendo sempre dalla famosa «cassapanca piena di tesori» in quel di Montepulciano, ecco mezzo migliaio di tavole, frutto di una produzione incessante, animata da una fantasia senza pari.
Ma l’anno scorso, nel Museo di Roma in Trastevere, sono state esibite le immagini più spettacolari e le tante celebri figure artistiche apparse sulle pagine di «Frigidaire», rivista fondata nel 1980 da Vincenzo Sparagna, Stefano Tamburini, Filippo Scozzari, insieme ad Andrea Pazienza, Tanino Liberatore e Massimo Mattioli. «Frigidaire. Storia e immagini della più rivoluzionaria rivista d’arte del mondo», è stata una mostra straordinariamente ricca, con 300 opere tra numeri iconici, copertine, tavole originali, grafiche e fotografie, documenti di un’avanguardia che oggi pare irripetibile, senza l’incubo dell’Intelligenza Artificiale. Con la voglia di evitare il rischio di finire ostaggi della monumentalità imposta burocraticamente, con regole dettate dall’essere definito un «venerato maestro».
Fatto sta che Pazienza è al centro di un’iniziativa che ha un marchio statale, un imprimatur che forse allo stesso «Paz» creerebbe sinceri dubbi, per non dire ilarità. Si rende giustizia a Pazienza sottolineando che «il ritmo della mostra è dato dal rapporto tra parola e immagine, riconducendo la pagina disegnata ai suoi elementi fondanti. Bozzetti a matita, studi, improvvisazioni e performance sulle grandi superfici dialogano con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. Una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati e registrazioni audio, ricostruiscono l’ambiente creativo e anticonformista in cui le opere sono nate». È la nascita del progetto «secondo Paz» che deve essere esaltata, la sua indomita, impetuosa, vorace capacità di tracciare segni anche astratti, allegorici, nonostante la loro apparente chiarezza. Se per Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MaXXI, «raggiungere pubblici diversi non significa semplificare, ma ampliare le possibilità di accesso alla bellezza», Francesco Stocchi, in qualità di direttore artistico, sottolinea che «Pazienza è una moltitudine: ogni opera ridefinisce le regole», e che «la sua opera resta uno strumento vivo per leggere il presente». Per Giulia Ferracci, curatrice della mostra, «le opere di Pazienza sono finestre aperte su un tempo che non vuole stare fermo», dove «il segno non riempie mai lo spazio per abitudine, ma lo abita con consapevolezza», e così «non lascia fuori chi guarda ma lo trascina dentro». Con Oscar Glioti, cocuratore, che in maniera quasi provocatoria sostiene che «questo progetto segna un passaggio importante: l’istituzionalizzazione del medium fumetto». Una mostra che resterà aperta al pubblico fino al 27 settembre. E quel giorno, visto che è il suo compleanno, Jovanotti potrebbe fare un regalo a Pazienza, cantando nella piazza Alighiero Boetti, al MaXXI.