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Paulo Nazareth, «Untitled», dalla serie «Notícias de América», 2011, Pinault Collection

© Paulo Nazareth

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Paulo Nazareth, «Untitled», dalla serie «Notícias de América», 2011, Pinault Collection

© Paulo Nazareth

Paulo Nazareth rende il gesto di camminare uno strumento critico

L’artista brasiliano affronta le ferite irrisolte della storia coloniale e razziale, opponendo alla logica dell’estrazione una conoscenza fondata sulla relazione, sull’esperienza vissuta e sulla saggezza ancestrale

Alessia De Michelis

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Paulo Nazareth trasforma lo spazio dell’ex complesso veneziano di Punta della Dogana in un territorio attraversabile, più che in una mostra da osservare: «Algebra» (dal 29 marzo al 22 novembre) si configura come una performance estesa, un continuum di gesti, camminate e tracce che interrogano ciò che la storia ha fratturato e ciò che i sistemi di registrazione hanno scelto di non vedere.

Il titolo rimanda all’etimologia araba, da «al-jabr» («ricomporre ciò che è spezzato»), e diventa per Nazareth una vera e propria metodologia. Attraverso camminate epiche nelle Americhe, nei Caraibi e in Africa, l’artista brasiliano (classe 1977) affronta le ferite irrisolte della storia coloniale e razziale, opponendo alla logica dell’estrazione una conoscenza fondata sulla relazione, sull’esperienza vissuta e sulla saggezza ancestrale. Il camminare non è qui un gesto simbolico, ma uno strumento critico che rende visibile la violenza strutturale inscritta nei confini contemporanei.

Una linea di sale attraversa tutte le sale della mostra, tracciando una soglia tra il visibile e il sommerso. A uno sguardo attento, essa rivela progressivamente la geometria di un «tumbeiro», termine che indicava le navi negrieri che attraversavano l’Atlantico: un’architettura della sofferenza che riaffiora in frammenti, come presenza spettrale che sottende l’intero progetto. Il sale agisce al tempo stesso come metafora e come materia: conserva e corrode, guarisce e accumula.

Curata da Fernanda Brenner, «Algebra» non segue un ordine cronologico o tematico, ma si articola in stazioni. Tra queste, «Notícias de América» condensa dieci mesi di cammino dal Brasile a New York in fotografie, testi e oggetti consumati, offrendo una testimonianza diretta della migrazione come esperienza incarnata e come costruzione narrativa.

La mostra riattiva inoltre un dialogo tra Venezia e Veneza, in Minas Gerais, già avviato da Nazareth nel 2013, mettendo in relazione due geografie e due economie simboliche. Ospitata in un edificio storicamente deputato al conteggio e alla tassazione delle merci, solleva infine una domanda cruciale: che cosa resta fuori dai registri ufficiali? Nel divario tra misurazione e cancellazione, il lavoro di Nazareth prova a risolvere le equazioni che la documentazione non ha saputo contenere.

Alessia De Michelis, 10 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Paulo Nazareth rende il gesto di camminare uno strumento critico | Alessia De Michelis

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