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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliParigi. Caravaggio o no? Gli esperti si interrogano. Che il dubbio sia fondato lo prova un decreto ministeriale del 31 marzo scorso con cui si vieta che il dipinto lasci il territorio francese per i prossimi 30 mesi: «L’opera recentemente scoperta, di grande valore artistico, che potrebbe essere identificata come una composizione scomparsa del Caravaggio, si legge sul "Journal Officiel" della Repubblica Francese, era conosciuta finora grazie a elementi indiretti e merita di essere mantenuta sul territorio come un anello importante del caravaggismo, il cui percorso di attribuzione è ancora da approfondire».
Il decreto è stato emesso dopo che il dipinto, raffigurante Giuditta nell'atto di decapitare Oloferne sotto gli occhi di una servitrice e scoperto per puro caso nel 2014, è stato analizzato per tre settimane nei laboratori del Louvre. La Francia non vuole lasciarselo scappare, il tempo di effettuare ulteriori perizie e permetterne eventualmente l’acquisizione da parte di un museo nazionale, perché no proprio il Louvre.
Il quadro è stato presentato stamane nello studio di Eric Turquin, rue Saint Anne, a Parigi. Per l’esperto, nonché mercante d’arte, non c’è dubbio che si tratti di un Caravaggio, dipinto tra il 1604 e il 1605, e che potrebbe trattarsi dell’originale perduto della copia di Louis Finson, pittore fiammingo contemporaneo di Caravaggio, esposto a Napoli. Se l’ipotesi di Turquin fosse confermata il quadro potrebbe valere 120 milioni di euro.
Ma diversi esperti hanno già visto la tela e le opinioni divergono. Il Louvre al momento tace. «Caravaggio è un artista difficile da leggere, che si presta a controversie. Non c’è consenso intorno al quadro e non mi aspetto che ce ne sia», ammette lo stesso Turquin. Il dibattito è dunque più che mai aperto.
Dimenticato in soffitta
Opera di Caravaggio o di un copista di talento, la storia del dipinto è comunque sorprendente. È stato scoperto nell’aprile del 2014 nella soffitta di una casa della regione di Tolosa durante dei banali lavori per delle infiltrazioni d’acqua. Un solaio è stato buttato giù e il quadro era lì, coperto di polvere, all’insaputa dei proprietari di casa. Aveva preso molta acqua sul lato destro. Non si sa bene come sia finito dimenticato in quella soffitta per anni. Forse lo ha portato con sé un antenato della famiglia, un ufficiale dell’esercito napoleonico, di ritorno dalle campagne di Spagna. I proprietari hanno contattato dapprima Marc Labarbe, direttore d’aste di Tolosa, che vi ha riconosciuto la mano di un caravaggista. Dopo di che il quadro è stato trasferito a Parigi nello studio di Turquin, dove si trova da un paio di anni. Nel frattempo è stato pulito, radiografato e analizzato. Alla stampa, gli esperti del cabinet parigino hanno spiegato perché secondo loro è di Caravaggio e di nessun altro. La composizione è identica alla copia di Finson «il cui gesto però, ha osservato Stéphane Pinta, esperto del cabinet Turquin, è meno spontaneo, meno sentito, di quello del Caravaggio, le cui pennellate invece sono energiche, brutali, immediate, senza ripensamenti». Dagli infrarossi è emerso che l’artista è intervenuto per correggere alcuni dettagli della mano sinistra di Oloferne morente. E questo «non può essere stato fatto da un copista». La composizione «efficace», gli effetti della luce, il drappo rosso annodato «facendo forse allusione a un letto a baldacchino», la profondità degli sguardi, il volto coperto di rughe della servitrice: questi elementi, secondo Turquin, sono «criteri pittorici tipici del Caravaggio».
Si vede poi molto chiaramente che l’artista ha ingrandito il quadro aggiungendo della tela. Lo stesso segno, che corre lungo il dipinto, si ritrova anche sulla copia di Napoli. Particolare che fa pensare agli esperti che le due tele «siano state dipinte simultaneamente».
Il presunto Caravaggio presentato oggi a Parigi
La «Giuditta decapita Oloferne» di Louis Finson conservata a Napoli, a Palazzo Zevallos Stigliano
La presentazione a Parigi del dipinto attribuito a Caravaggio. Foto di Luana De Micco
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