Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image PREMIUM

«Love» di Robert Indiana a New York

Foto tratta da Wikipedia

Image PREMIUM

«Love» di Robert Indiana a New York

Foto tratta da Wikipedia

Oltre 102 milioni di dollari per risarcire il partner commerciale di Robert Indiana

Un tribunale federale di Manhattan ha riconosciuto l’editore Michael McKenzie colpevole di aver prodotto e venduto opere non autorizzate dell’artista, assegnando un risarcimento alla Morgan Art Foundation

Alessia De Michelis

Leggi i suoi articoli

Il 23 aprile è stata pronunciata una sentenza che potrebbe segnare un punto di svolta nella lunga e controversa vicenda legale al cui centro vi è l’eredità di Robert Indiana (Usa, 1928-2018). Un tribunale federale di Manhattan ha riconosciuto l’editore Michael McKenzie colpevole di aver prodotto e venduto opere non autorizzate dell’artista, assegnando un risarcimento di 102,2 milioni di dollari (oltre 87 milioni di euro) alla Morgan Art Foundation, storica partner commerciale di Indiana.

Il verdetto arriva dopo anni di accuse di frode, sfruttamento e violazione del copyright, iniziate alla vigilia della morte dell’artista. Al centro della disputa, anche il ruolo di Jamie Thomas (assistente a cui Indiana aveva affidato per la gestione del suo patrimonio), accusato insieme a McKenzie di aver approfittato della vulnerabilità dell’artista negli ultimi anni di vita.

La controversia ha avuto ripercussioni significative sul mercato e sulla percezione critica dell’opera di Indiana, alimentando dubbi sull’autenticità di alcune opere tarde. La Morgan Art Foundation sostiene che la decisione contribuisce ora a ristabilire fiducia e integrità attorno al corpus dell’artista, celebre per l’iconica scritta «Love», creata nel 1964 e divenuta simbolo globale. Parallelamente, McKenzie aveva collaborato con Indiana alla serie «Hope» durante la campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008, ma lavori successivi, come la scultura «Brat» del 2017, sono stati oggetto di scetticismo circa il reale coinvolgimento dell’artista. La disputa legale si intreccia con ulteriori contenziosi sull’eredità, inclusa l’azione dell’avvocato James Brannan contro la Fondazione per presunti mancati pagamenti di royalties. 

Nel frattempo, le fondazioni Star of Hope e Morgan lavorano alla valorizzazione del lavoro dell’artista, tra cui il progetto di trasformare la sua casa nel Maine in museo. Un tentativo di riabilitazione che si confronta con la figura sempre più complessa di Indiana: protagonista del Pop, ma segnato da un lungo isolamento e da un’eredità oggi ancora contesa.

Alessia De Michelis, 29 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

L’annuncio è arrivato ad Accra durante «Next Steps», la conferenza internazionale ospitata dal presidente ghanese John Dramani Mahama tra il 17 e il 19 giugno e dedicata alle prospettive di riparazione storica e giustizia culturale

Dopo un intervento di riqualificazione finanziato dal Pnrr al complesso seicenteso di Sassuolo, lo spazio espositivo comunale riapre al pubblico con un nuovo format e una nuova programmazione curati da Nicolas Ballario, volti a mettere in dialogo grandi protagonisti dell’arte mondiale, giovani talenti emergenti e patrimonio identitario del territorio

Curata da Marzia Capannolo, la manifestazione prende il titolo da un passaggio de «La luna e i falò» di Cesare Pavese e invita a riflettere sulla trasformazione come processo che conserva le tracce del passato generando nuove possibilità di lettura del presente attraverso le opere di sedici artisti

Inaugurerà il 6 dicembre, sul lungofiume del Mississippi, il nuovo edificio di oltre 37mila metri quadrati che presenterà anche una nuova lettura della propria collezione permanente di oltre 10mila opere

Oltre 102 milioni di dollari per risarcire il partner commerciale di Robert Indiana | Alessia De Michelis

Oltre 102 milioni di dollari per risarcire il partner commerciale di Robert Indiana | Alessia De Michelis