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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliIl 23 aprile è stata pronunciata una sentenza che potrebbe segnare un punto di svolta nella lunga e controversa vicenda legale al cui centro vi è l’eredità di Robert Indiana (Usa, 1928-2018). Un tribunale federale di Manhattan ha riconosciuto l’editore Michael McKenzie colpevole di aver prodotto e venduto opere non autorizzate dell’artista, assegnando un risarcimento di 102,2 milioni di dollari (oltre 87 milioni di euro) alla Morgan Art Foundation, storica partner commerciale di Indiana.
Il verdetto arriva dopo anni di accuse di frode, sfruttamento e violazione del copyright, iniziate alla vigilia della morte dell’artista. Al centro della disputa, anche il ruolo di Jamie Thomas (assistente a cui Indiana aveva affidato per la gestione del suo patrimonio), accusato insieme a McKenzie di aver approfittato della vulnerabilità dell’artista negli ultimi anni di vita.
La controversia ha avuto ripercussioni significative sul mercato e sulla percezione critica dell’opera di Indiana, alimentando dubbi sull’autenticità di alcune opere tarde. La Morgan Art Foundation sostiene che la decisione contribuisce ora a ristabilire fiducia e integrità attorno al corpus dell’artista, celebre per l’iconica scritta «Love», creata nel 1964 e divenuta simbolo globale. Parallelamente, McKenzie aveva collaborato con Indiana alla serie «Hope» durante la campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008, ma lavori successivi, come la scultura «Brat» del 2017, sono stati oggetto di scetticismo circa il reale coinvolgimento dell’artista. La disputa legale si intreccia con ulteriori contenziosi sull’eredità, inclusa l’azione dell’avvocato James Brannan contro la Fondazione per presunti mancati pagamenti di royalties.
Nel frattempo, le fondazioni Star of Hope e Morgan lavorano alla valorizzazione del lavoro dell’artista, tra cui il progetto di trasformare la sua casa nel Maine in museo. Un tentativo di riabilitazione che si confronta con la figura sempre più complessa di Indiana: protagonista del Pop, ma segnato da un lungo isolamento e da un’eredità oggi ancora contesa.
Alessia De Michelis
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