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Un ritratto di Camillo Benso Conte di Cavour dipinto nel 1862 da Michele Gordigiani e conservato nel Museo del Risorgimento a Torino

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Un ritratto di Camillo Benso Conte di Cavour dipinto nel 1862 da Michele Gordigiani e conservato nel Museo del Risorgimento a Torino

Nove lettere di Cavour donate al Museo del Risorgimento di Torino

Appartenute a Nerio Nesi e notificate dalla Soprintendenza, sono indirizzate in gran parte a nomi illustri della politica piemontese dell’epoca, ma non mancano testi che documentano episodi privati del «Tessitore» dell’Unità d’Italia

Gianfranco Fina

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Una generosa donazione ha arricchito il patrimonio del Museo del Risorgimento di Torino. La professoressa Patrizia Presbitero, vedova dell’ex ministro dei Lavori Pubblici Nerio Nesi, ha voluto lasciare nove lettere autografe di Camillo Cavour all’istituzione torinese, principale custode della memoria del periodo che ha visto nascere l’unità d’Italia. Notificate dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Piemonte e Valle d’Aosta, le missive hanno «… interesse storico particolarmente importante, sia per l’arco cronologico coperto dal nucleo documentario (che va dagli anni delle giovinezza….agli anni dell’impegno politico nazionale ed internazionale) sia per il tenore ed i destinatari delle lettere e dei biglietti».

I destinatari sono nomi illustri della politica piemontese di quegli anni, quali Costantino Nigra, ambasciatore di Sardegna a Parigi, contattato tra marzo e giugno 1860, nei delicati momenti del risultato del plebiscito in Toscana e della programmata cessione di Nizza e Savoia alla Francia, e il conte Ruggero di Salmour con cui si era creato un piccolo malinteso nel 1850 quando Cavour, ministro dell’Agricoltura e Commercio, aveva incaricato il conte di una delicata azione diplomatica a Parigi, non particolarmente gradita.

Di rilievo anche il biglietto di convocazione a Torino del ministro delle Finanze del governo provvisorio della Toscana, Raffaele Busacca (gennaio 1860), mentre del tutto private sono la lettera del 1837 di Michele Cavour padre di Camillo che sollecita un incontro col cavalier Brunati, decurione della città di Torino, per la «…definizione di una questione che stava molto a cuore al giovane figlio…» e un’altra di Camillo che richiede un appuntamento all’avvocato Richard di Parigi, per risolvere alcune questioni patrimoniali della zia Victoire di Clermont-Tonnerre.

Questi preziosi e interessanti documenti troveranno una collocazione definitiva in una bacheca di Palazzo Carignano, luogo in cui si svolse tutta la vita politica del «Tessitore».

 

Nerio Nesi (Bologna, 1925-Torino, 2024) è stato un uomo di primissimo piano per l’economia e la cultura italiana della seconda metà del Novecento: dopo la laurea in diritto romano con Edoardo Volterra, ricordiamo l’impegno come direttore finanziario per nove anni all’Olivetti, la presidenza della Banca Nazionale del Lavoro per oltre vent’anni, l’elezione a deputato e infine la nomina a ministro dei Lavori Pubblici nel 2000/2001, che fu il coronamento della sua carriera politica. L’amore per l’Italia e la sua storia lo aveva portato alla nomina di presidente della Fondazione Camillo Cavour di Santena (Torino), che sotto la sua guida attenta e grazie al restauro del Castello e degli arredi originali, da Nesi fortemente voluto, è tornata ad avere quella visibilità e quell’interesse che certamente merita.

Gianfranco Fina, 21 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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