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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliLa decisione dell’amministrazione Trump di ritirare gli Stati Uniti da numerose organizzazioni internazionali segna un nuovo strappo nei meccanismi di cooperazione culturale globale. Con un memorandum diffuso il 7 gennaio, il Presidente americano ha annunciato l’uscita da oltre 60 gruppi, trattati e organismi multilaterali, tra cui due realtà centrali per il mondo dell’arte e della tutela del patrimonio: l’International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom) e la International Federation of Arts Councils and Culture Agencies (Ifacca).
Secondo il documento, tali organizzazioni opererebbero «in contrasto con gli interessi degli Stati Uniti», promuovendo agende globaliste o utilizzando in modo inefficiente i fondi dei contribuenti americani. L’uscita, sostiene Trump, consentirebbe di riallocare le risorse verso priorità nazionali ritenute più strategiche.
Fondata a Roma nel 1959 in risposta alle devastazioni della Seconda guerra mondiale, Iccrom è oggi un’organizzazione non governativa che riunisce oltre 130 Stati membri. Attiva nella ricerca, nella formazione e nella gestione delle emergenze sul patrimonio culturale, opera su temi che spaziano dalla conservazione digitale alla sostenibilità. Gli Stati Uniti vi avevano aderito nel 1971, durante il primo mandato di Richard Nixon. L’ente è attualmente guidato da Aruna Francesca Maria Gujral, prima donna a ricoprire il ruolo di direttrice generale.
Ifacca, con sede a Sydney, coordina invece più di 90 organismi pubblici dedicati alle politiche culturali e artistiche. Per gli Stati Uniti, il membro nazionale è il National Endowment for the Arts (Nea), da tempo nel mirino di Trump, che in passato ne ha proposto l’abolizione e ne ha già ridotto significativamente il personale. La federazione promuove ricerca, scambi e programmi di cooperazione internazionale tra agenzie culturali; è diretta oggi dalla cilena Magdalena Moreno Mujica.
Alla notizia del ritiro, Julie Trébault, direttrice esecutiva di Artists at Risk Connection, ha denunciato i rischi concreti di questo disimpegno: in un contesto globale segnato da censura, sorveglianza digitale e violenze contro artisti e operatori culturali, l’indebolimento delle reti multilaterali rischia di avere conseguenze immediate, soprattutto per chi lavora in condizioni di vulnerabilità o esilio.
Il passo si inserisce in una linea politica già tracciata da Trump, che in precedenza aveva ritirato gli Stati Uniti dall’Unesco, dall’Accordo di Parigi sul clima e dall’Organizzazione mondiale della sanità, ridisegnando radicalmente il ruolo americano nei processi di cooperazione internazionale.
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