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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliIl Monastero di Poblet, probabilmente il più bello e meglio conservato tra i complessi monastici spagnoli, ha rinnovato le strutture turistiche e raddoppiato la superficie espositiva del suo museo. Dichiarato Patrimonio Mondiale dall’Unesco nel 1991, il monastero ha inaugurato nuovi spazi, a cominciare da un Centro visitatori con proiezioni immersive e schermi interattivi che spiegano la storia, l’evoluzione e l’attualità del complesso, nonché le origini dell’ordine cistercense e il suo sviluppo in Europa.
Di particolare interesse una serie d’immagini inedite della vita monastica e degli spazi riservati ai monaci di clausura non sono aperti al pubblico. Il pezzo forte della ristrutturazione, che è costata 1,75 milioni di euro, sono le due nuove sale che raddoppiano l’attuale superficie espositiva del museo e hanno permesso di introdurre 150 nuove opere, molte delle quali non erano mai uscite dai depositi e restaurate per l’occasione.
Nella prima sala, dedicata al simbolo della croce, sono esposti otto crocefissi datati dal XIII al XXI secolo, oltre a uno dei capolavori della collezione, un Cristo d’avorio che Pedro Antonio de Aragona, viceré di Napoli, donò ai monaci in occasione delle esequie di Alfonso il Magnanimo. Nella seconda sala sono esposti oggetti liturgici tra cui una lipsanoteca (una teca per piccole reliquie) trecentesca di cristallo, unica in Europa, rinvenuta alla base dell’altare della basilica negli anni Sessanta.
Tra gli altri pezzi importanti spiccano il Calvario di Joan de Joanes (recentemente attribuitogli) e il san Sebastiano in alabastro di Damià Forment (XVI secolo), uno dei principali esponenti della scultura catalana del Rinascimento.
L'ingresso del Monastero di Santa María a Poblet, in Spagna
Roberta Bosco
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