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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliPiù di 260 oggetti in due giorni. Sono gli elementi da tenere a mente mentre si sfoglia Joel Meyerowitz. Morandi’s Objects. The Complete Archive of Casa Morandi, il volume di recente uscita edito da Damiani Books in cui sono raccolti i frutti del breve soggiorno del fotografo americano Joel Meyerowitz (New York, 1938) nello studio di Giorgio Morandi al numero 36 di via Fondazza a Bologna. «Ciò che speravo di fare fotografando questi oggetti era semplicemente mostrare quali potessero essere stati gli aspetti a cui Morandi stesso aveva reagito, in modo da poter raggiungere un altro livello di meraviglia e apprezzamento per le sue trasformazioni», scrive Meyerowitz.
L’interesse nei confronti del lavoro dell’artista bolognese (1890-1964) s’intensificò quando lo stesso Meyerowitz nel 2010, mentre viveva a Siena, rimase affascinato da tre oggetti usati che aveva comprato in un mercatino dell’usato (un tubo di ottone ammaccato, una fiaschetta di latta arrugginita e un contenitore di peltro) e dopo averli ammirati a lungo cominciò «a comprendere i piaceri di cui Giorgio Morandi aveva riempito le sue giornate: apportare piccoli aggiustamenti allo spazio tra gli oggetti, considerare le proporzioni e i raggruppamenti, la distanza dallo sfondo, percepire la personalità dei personaggi che emergevano da lievi alterazioni nelle posizioni di questi oggetti consumati e, infine, la qualità della luce o, in questo caso, dell’oscurità in cui si trovavano».
Il fotografo decise quindi di mettere momentaneamente da parte la sua propensione a individuare attraverso l’obiettivo le interazioni tra le persone e l’ambiente circostante («still life») per dedicarsi al mondo dentro lo studio di Morandi e concentrarsi sui suoi interlocutori, che divennero i protagonisti delle sue nature morte.
Nel libro vengono quindi mostrati, uno ad uno, molti degli oggetti che animavano l’universo del pittore, sotto una luce primaverile con la quale lui stesso deve aver giocato per oltre quarant’anni al fine di decidere in quale modo ritrarli. Così, Meyerowitz rimuove la patina creativa di Morandi e offre a chi guarda gli strumenti per immaginare i mille modi in cui vasi, bottiglie, tazze e contenitori di ogni tipo, sono stati disposti sul piano in legno per trovare la giusta angolazione.
Il fotografo non vuole quindi svelare il mistero dei dipinti dell’artista, ma entrare dietro le quinte di un processo pittorico orientato a rappresentare l’intangibile: la luce e lo spazio.
Joel Meyerowitz. Morandi’s Objects. The Complete Archive of Casa Morandi
con testi in inglese di Maggie Barrett e Amanda Renshaw, 200 pp., Damiani Books, Bologna 2026, € 55
La copertina del volume
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