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BRAFA 2026 - General view

© Olivier Pirard

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BRAFA 2026 - General view

© Olivier Pirard

Mille e uno modi per visitare BRAFA Art Fair 2026

Una mappa fiabesca per entrare nella fiera di Bruxelles, che da 71 anni propone 5000 anni di storia dell'arte, tutti insieme, dai fossili di Triceratopo a capolavori ritrovati di Peter Paul Rubens

Davide Landoni

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Esistono mille e uno modi, forse di più, per entrare in una fiera come BRAFA. Uno per ogni suggestione che innesca, ognuna ugualmente utile per sgranare le trame di una fiera sfaccettata e fiabesca, capace di avvicinare un Rubens - quello ritrovato da Klaas Muller, e che ora lo propone, si dice, intorno al milione di euro - a un fossile di triceratopo da 600 mila euro, forse addirittura 750 mila, a seconda delle voci attorno allo stand di Grusenmeyer-Woliner. Il chiacchiericcio torna pure indietro a tre anni fa, quando il fossile rimase invenduto da Christie’s. Ma se a BRAFA si trova di tutto è perché quel tutto trova collezionisti disposti a scovarlo, e attenderlo, e corteggiarlo, nei nove giorni lungo cui si estende (22 gennaio-1 febbraio 2026, considerando i giornid i preview). Uomini barbuti e triceratopi, ma anche zaffiri e pietre incise, marmi classici e volteggi contemporanei, il comfort del del design prima di assistere all'infinito e vano volo del «Corvo» di Hans Op de Beeck, in fuga - ben retribuita, s'intende - da Almine Rech. Molteplici gli incontri che attendono l'appassionato che entra in fiera.

Tana del Bianconiglio che si apre sull'altopiano dell'Heysel, a nord della capitale belga, spesso velata di grigio, dove il padiglione di Brussels Expo introduce a uno spazio d'altrove. Una dimensione di favole e possibilità definita dall'iconica moquette nordeuropea, per l'occasione ammantata di nuvole al tramonto come pure la scenografia appesa alle pareti, a delimitare un perimetro che di confini ambisce a non averne. Avvolta tra un tappeto e un soffitto di batuffoli rosa e azzurrini, la fiera riunisce 150 gallerie lontane per epoca e linguaggio, ma da noi visibili nello stesso momento, come stelle lontane negli anni ma ugualmente presenti in cielo. Chi entra a BRAFA, come Alice, cade in un mondo nuovo, e solo più tardi si chiederà come uscirne, quale opera funzioni da «Passaporta» - per dirla con un’altra fiaba contemporanea - capace di trasportarlo dal cuore delle istituzioni europee a un luogo dove le possibilità creative sembrano illimitate.

Peter Paul Rubens, «Bearded old man, looking down to his left» (ca. 1609). Courtesy Klaas Muller and Brafa Art Fair

La testa del Triceratopo Baby Jane, da Galerie Grusenmeyer-Woliner

C’è chi immagina di arrivare in fiera sbucando da uno dei vani di un cabinet in legno impiallacciato e annerito, ricamato con fili di seta e metallo, punteggiato di perle. Lo presenta De Wit Fine Tapestries, circondandolo dei suoi arazzi consueti: conigli, cicogne, cigni, tulipani e fiori si avvitano fino a saturare lo spazio, e l’osservatore finisce per essere risucchiato in un intreccio di forme organiche che non distingue più tra decorazione e paesaggio. Oppure, il visitatore può sbucare da un cesto di frutta di Jan Davidsz. De Heem, facendosi strada tra un cespuglio di grappoli d'uva, spostando due pesche luminose, e scivolando sul tavolo in legno che regge «Still life with a large pewter» (da Jan Muller), approfittando dello scivolo a spirale generato da un ricciolo di limone che lascia il frutto ridondando le sue curve nel drappeggio scura della tovaglia.

O ancora, il collezionista potrebbe accedere a BRAFA districandosi tra i fili tesi come ragnatele di Chiharu Shiota, emergendo dal telaio pendente di mangrovie. Ci sono quelli rossi di «Endless Line» da Stern Pissarro Gallery (115 mila euro), o quelli neri di «State of Being» da Templon (100-150 mila euro). Al fianco di quest'ultima anche un altro lavoro dell'artista giapponese, la cui molteplice presenza in fiera sottolinea la sua crescente importanza sulla scena internazionale. Dopo un 2025 che l'ha vista protagoniste di grandi mostre tra Seoul, Torino, Milano e New York, anche il mercato prova a insistere sulle sue installazioni tessili. Un'opera a fare da varco potrebbe - e come non potrebbe? - essere anche un'affollata scena di genere di Pieter Brueghel il Giovane, con il collezionista che, ritrovandosi da Galerie De Jonckheere, dovrebbe districarsi in una folla di gente distribuita in modo ordinato ad ascoltare «Il Sermone di Giovanni Battista». Attorno a loro un bosco di alberi nervosi e flessuosi, che nasconde cappelli orientali, sacche ricamate, manici di spada, bisacce fantasiose, mantelli eleganti su cui trovano posto cani silenziosi e vigili. Ogni dettaglio contribuisce a un dolce stordimento, in cui perdersi è parte dell’esperienza. Per riproporla, auspicabilmente in un museo, il compratore dovrebbe investire circa 3 milioni di euro.

Jan Davidsz. De Heem, «Still life with a large pewterjan muller», da Jan Muller

«Visionary Wave Crest» di Yayoi Kusama, proposto da Stern Pissaro a 450 mila euro, ricorda anch'esso una sorta di varco temporale

A fare da manifesto ideale di un mondo di relazioni immaginarie è l'urna cineraria in pietra calcarea, intarsiata con frammenti di marmo romano e affreschi che galleria Dei Bardi (Bruxelles) pone in apertura di mostra. E che sboccia di storie attraverso le annotazioni che il suo proprietario, un nobile del Grand Tour, ha lasciato su quasi ogni pietra che compone il piccolo tempietto del ricordo. «Forum», «forum Trajan», «forum Vitellius» e altre ancora le incisioni che allargano l'aura dell'oggetto a ogni anno, giorno, istante in cui il rispettivo elemento ha trovato il suo nuovo custode. Forse solo un uomo che desiderava un souvenir personale - difatti arriva sul mercato come pezzo unico - oppure il portatore di uno spirito antiquario autentico, che per natura si nutre del passato ricordandolo nel futuro. Ciò che era e ciò che sarà, del resto, è una soglia che l'intera opera racchiude, e che BRAFA stessa prova a conservare, guardando all'arte in modo incantato, slegato da linearità, abbandonato alla bellezza randomica di ciò che fugacemente appare, e poi scompare. 

Del resto, siamo immersi nelle nuvole.

Davide Landoni, 25 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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