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Una delle immagini pubblicate nel volume Sparkman & Stephens Swan. A Legend

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Una delle immagini pubblicate nel volume Sparkman & Stephens Swan. A Legend

Matteo Salamon cura il volume di riferimento sugli S&S Swan

A dieci anni dal tutto esaurito, torna in libreria il libro sugli scafi cult firmati Sparkman & Stephens. Tra archivi inediti, foto d'epoca e manuali di conservazione, ecco cosa si nasconde tra le pagine curate dal noto antiquario milanese che porta avanti il «gusto per il bello»

Margherita Panaciciu

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A guardarlo freddamente, è singolare il destino degli S&S Swan, barche nate per correre e vincere negli anni Settanta e Ottanta che, invece di finire nei musei della nautica o in qualche cimitero di scafi, continuano a popolare i porti e a fare gola a collezionisti disposti a trattarle come opere d'arte. È esattamente questo dato a rimettere al centro della scena editoriale Sparkman & Stephens Swan. A Legend, il volume curato da Matteo Salamon, storico gallerista milanese in ambito nautico competente come i più esperti addetti ai lavori, che il 5 novembre a Palazzo Cicogna, a Milano, festeggia l'uscita della sua seconda edizione. Dieci anni dopo il tutto esaurito della prima tiratura, il libro si presenta in una versione decisamente più corposa - si passa da 288 a 404 pagine - che prova a unire il rigore dell'archivio storico alla manualistica pratica per chi queste barche le possiede e le deve mantenere in vita.

Ciò che rende questo tomo interessante anche per chi non mastica di boline e regate d’altura è il lavoro di documentazione fatto dietro le quinte. Da un lato c'è l'apparato iconografico, dove si è scelto di eliminare qualsiasi filtro o restauro digitale dalle foto d'epoca di Bert Richner, lasciando che salsedine, graffi e patina del tempo facciano il loro lavoro documentario. Dall'altro c'è la vera svolta per i puristi del restauro: la pubblicazione, grazie all'accordo con il Mystic Seaport Museum, dei leggendari Plan Lists originali compilati a mano da Howard Pierce nello studio Sparkman & Stephens. Significa dare in mano a ingegneri, armatori e studiosi la chiave d'accesso diretta per rintracciare i progetti nativi di ben 162 imbarcazioni catalogate.

A completare l'opera non ci sono solo le riflessioni tecniche firmate da Alan Gilbert - per ventisette anni ingegnere capo dello studio newyorkese - o i capitoli sui piani velici curati da Guido Cavalazzi, ma un vero e proprio manuale di conservazione redatto dallo stesso Salamon. Un testo che cerca di mettere ordine in oltre venticinque anni di confronti diretti con ex tecnici dei cantieri finlandesi Nautor e specialisti del settore, spostando l'asse del libro da semplice oggetto da tavolino a manuale operativo. Un'operazione editoriale che fotografa un fenomeno di mercato e di culto rimasto intatto nel tempo, offrendo numeri e chiavi di lettura concrete su cosa significhi oggi possedere e preservare un pezzo di storia della nautica mondiale.

«il mio approccio alla nautica è lo stesso che ho nel mondo dell’arte: rispetto incondizionato per l’opera, conoscenza profonda e interventi minimi», ha dichiarato Salamon.

Margherita Panaciciu, 03 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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