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Una veduta della mostra «Marina Bindella. Cosmografie» al Museo Carlo Bilotti di Roma

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Una veduta della mostra «Marina Bindella. Cosmografie» al Museo Carlo Bilotti di Roma

Marina Bindella e il mistero della materia: quando l’arte incontra l’universo

Al Museo Carlo Bilotti di Roma le «Cosmografie» dell’artista esplorano i legami invisibili tra materia, luce e tempo, in un viaggio tra filosofia, meccanica quantistica e astrazione

Cosmografie: non sono semplici rappresentazioni del cosmo, ma mappe interiori di processi in divenire, aggregazioni, rarefazioni, trame, orbite e vibrazioni che sembrano indagare il passaggio da una materia primordiale, informe e indifferenziata, una realtà che prende vita attraverso relazioni invisibili tra tutti gli elementi. E tutto nasce da un grafema, l’unità minima e non ulteriormente suddivisibile di un sistema di scrittura, rappresentazione dei suoni della lingua parlata. È qui la radice dell’arte di Marina Bindella, visibile (e invisibile) fino al 15 novembre a Roma nel Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese, una scienziata del segno, alla ricerca di realtà non percepibili ai sensi, esplorando il rapporto tra materia, luce, tempo e universo, attraverso opere ispirate tanto al pensiero filosofico di Anassimandro quanto alle teorie della meccanica quantistica di Paul Dirac ed Erwin Schrödinger. Aggregazioni e rarefazioni, tra il microcosmo e l’immensità siderale. Perché il rapporto tra grafema e atomo è strettissimo, in quanto entrambi sono unità minime e non ulteriormente scomponibili all’interno del proprio sistema di riferimento. 

La sosta davanti a «Ab origine», «Entanglement», «Il mare di Dirac», «Materiaoscura», «Sui bordi del tempo» e «Gli occhi del cielo» è obbligatoria, nella sua volontarietà, una libera scelta attratta dalla sintesi estrema del messaggio artistico. Dalla xilografia all’acquerello, passando per la stampa da polimero e graffito su tavola, Bindella non nasconde la volontà di perseguire una ricerca autonoma ma da condividere, offrendo una visione solo apparentemente intimista, perché in effetti è universale: nel 2018 all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma si tenne un’esposizione memorabile, dedicata alle sue opere create dal 1988, coronata con una donazione di 50 lavori, e in quell’occasione l’ordine scelto per la mostra vide come protagoniste tre «famiglie» di segni: biomorfe, filigrane e incroci. Mappe di un percorso creativo che non conosce soste.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la rassegna nel Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese è a cura di Ilaria Schiaffini e realizzata con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma, che ha sostenuto la pubblicazione del catalogo. Servizi museali, Zètema Progetto Cultura. Venerdì 6 novembre, nel pomeriggio, la presentazione del catalogo della mostra «Marina Bindella. Cosmografie», con la partecipazione, insieme all’artista, di Paola Bonani, Claudia Cieri Via e Giovanni Organtini. Il catalogo, pubblicato da De Luca Editori d’Arte, contiene tra l’altro, oltre alle riproduzioni delle opere esposte, una presentazione istituzionale di Federica Pirani, direttrice della Direzione Patrimonio artistico delle Ville storiche, Sovrintendenza Capitolina, e i contributi critici di Claudio Zambianchi e Beatrice Peria.

Gianfranco Ferroni, 06 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

Gianfranco Ferroni

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