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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliVecchi orientali chini su enormi libri aperti, serpenti, fuochi e altari fumanti; antichità, magia, vita quotidiana; e poi rovine classiche, teschi, satiri, soldati, bambini e persino Pulcinella. Sono alcuni dei soggetti che popolano i Capricci e gli Scherzi di fantasia di Giambattista Tiepolo (1696-1770), serie di acqueforti in cui l’artista si concede una libertà difficilmente praticabile nei grandi cicli commissionati per chiese e palazzi. Immagini ancora oggi enigmatiche, dove fantasia e libertà inventiva, centrali nella sua arte, trovano una delle espressioni più compiute. Da qui prende avvio «Di padre in figlio: l’universo grafico di Giambattista e Giandomenico Tiepolo», fino al 19 gennaio 2027 nello Spazio Scoperte della Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino, nel trecentesimo anniversario della nascita di Giandomenico (1727-1804). La mostra mette a confronto incisioni e disegni per seguire il passaggio di invenzioni, soggetti e modi di lavorare dal padre al figlio e, insieme, la progressiva autonomia di quest’ultimo.
Il nucleo principale proviene dal fondo di grafica della Galleria Sabauda, che conserva oltre duecento stampe dei Tiepolo, a queste si affiancano disegni della Biblioteca Reale. Il percorso parte dai Capricci di Giambattista, dieci acqueforti databili intorno al 1740-42, per proseguire con cinque fogli degli Scherzi di fantasia, serie di venticinque incisioni degli anni successivi. Giambattista non le pubblicò mai come corpus unitario: fu Giandomenico, dopo la morte del padre nel 1770, a riunire nel 1774 gli Scherzi nel Catalogo di varie Opere, contribuendo così alla conservazione e diffusione della sua produzione grafica. Ma il confronto tra i due non procede in una sola direzione. Giandomenico ha poco più di vent’anni quando, tra il 1747 e il 1749, realizza la sua prima impresa pittorica autonoma, la Via Crucis per l’Oratorio del Crocifisso della Chiesa di San Polo a Venezia, che traduce poi in incisione per farla conoscere.
Una selezione di queste stampe è esposta a Torino: la lezione paterna rimane evidente, ma nelle folle serrate intorno a Cristo e nei personaggi vestiti alla maniera settecentesca emerge già una maggiore attenzione alla realtà e alla dimensione umana del racconto. Il rapporto si fa ancora più stretto a Würzburg, dove tra il 1750 e il 1753 Giandomenico lavora con Giambattista alla decorazione della Residenza del principe vescovo Karl Philipp von Greiffenclau. Nascono in questi anni le Idee pittoresche sopra la Fuga in Egitto, esposte integralmente: 27 incisioni pubblicate nel 1753, realizzate da Giandomenico sia da propri disegni sia da composizioni paterne. L’episodio evangelico si dilata in una successione di gesti, soste e incontri che restituisce al viaggio una dimensione quotidiana e profondamente umana. A seguire è la Raccolta di teste, progetto che Giandomenico avvia nel 1757-58 con 27 acqueforti e che riprende dopo il ritorno dalla Spagna e la morte del padre, portandolo a sessanta stampe, pubblicate nel 1774. Il dialogo con Giambattista continua anche nelle incisioni tratte dalle sue opere pittoriche, dai cicli dell’Orlando furioso e della Gerusalemme liberata di Villa Valmarana al Battesimo dell’imperatore Costantino: l’incisione diventa il mezzo attraverso cui Giandomenico interpreta e mette in circolazione le invenzioni paterne. L’ultima parte del percorso passa dalla stampa al disegno. Dalle collezioni della Biblioteca Reale arrivano, tra gli altri, la Sacra Famiglia con san Giovannino e uno schizzo con Pulcinella di Giambattista, lo Studio per uno zampognaro e i Due cani che giocano di Giandomenico. Per dieci disegni della Galleria Sabauda si tratta invece della prima esposizione al pubblico. Tre studi a penna e acquerello bruno raffiguranti Inverno, Primavera ed Estate sono attribuiti a Giambattista; altri sette schizzi di figure per volte, probabilmente apostoli o profeti, sono ricondotti a un suo seguace.
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