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Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliLa National Portrait Gallery di Londra dedica una importante esposizione alle opere su carta di Lucian Freud (1922–2011), mettendo in luce un aspetto meno noto ma fondamentale della sua pratica artistica. La mostra, intitolata Lucian Freud: From Drawing to Painting e visitabile fino al 4 maggio, riunisce circa 170 lavori tra disegni, incisioni e dipinti, offrendo una prospettiva inedita sul processo creativo di uno dei protagonisti della pittura figurativa del XX secolo. L'esposizione, sublime, restituisce un’immagine più completa dell’artista: non solo il grande ritrattista noto al pubblico, ma anche un osservatore instancabile che utilizzava il disegno come strumento quotidiano di conoscenza e di costruzione della pittura
Freud è spesso ricordato soprattutto per i suoi dipinti (siano ritratti intensi, costruiti attraverso una materia pittorica densa e analitica) ma l’esposizione londinese mostra come il disegno sia stato una costante lungo tutta la sua carriera. Il progetto nasce in gran parte dal lavoro sull’archivio dell’artista conservato presso la National Portrait Gallery, acquisito dopo la sua morte nel 2011. L’archivio comprende un corpus imponente di materiali: quarantotto taccuini di schizzi, disegni giovanili, dipinti incompiuti, lettere e appunti. Un insieme che, secondo la curatrice Sarah Howgate, consente di osservare “i processi mentali dell’artista in un modo che le opere finite non permettono”.
Tra i lavori esposti figura anche Portrait of a Young Man (1944), realizzato con gesso e pastello, insieme a numerosi quaderni di schizzi e ad alcune incisioni entrate nella collezione del museo nel 2024. Otto di queste stampe rappresentano le prime opere incisorie di Freud acquisite dalla National Portrait Gallery. La mostra intende inoltre correggere un’interpretazione diffusa nella storiografia sull’artista: l’idea che Freud abbia abbandonato il disegno negli anni Cinquanta per dedicarsi esclusivamente alla pittura. In realtà, come emerge dai taccuini e dalle opere esposte, il disegno continuò a svolgere un ruolo centrale, anche se in forma più privata e sperimentale. Per circa vent’anni, osserva Howgate nel catalogo, il disegno divenne una sorta di spazio parallelo alla pittura, un’attività quotidiana svolta nei quaderni di studio, dove Freud annotava non solo immagini ma anche frammenti della propria vita: numeri di telefono, appuntamenti, appunti personali e persino suggerimenti per scommesse.
Questa dimensione biografica attraversa gran parte della sua produzione grafica. I disegni registrano le relazioni che hanno popolato la vita dell’artista e rivelano il modo in cui Freud osservava i propri soggetti con un’attenzione quasi scientifica. L’esposizione mette in dialogo disegni e dipinti, mostrando come il primo fosse spesso uno strumento analitico per sviluppare idee visive che poi sarebbero state trasferite sulla tela. In altri casi, invece, il processo si invertiva: alcuni disegni nascono da dipinti già realizzati, come nel caso degli studi successivi al Large Interior, W11 (after Watteau) (1981–83), che testimoniano il confronto di Freud con la tradizione pittorica europea.
Anche le incisioni degli ultimi anni occupano un posto rilevante nel percorso espositivo. Freud dichiarò più volte di volerle concepire come opere autonome, capaci di “funzionare come dipinti”. In esse si ritrova la stessa intensità osservativa dei suoi ritratti pittorici, tradotta però in un linguaggio lineare e incisivo. Il percorso della mostra riflette inoltre l’evoluzione stilistica dell’artista: dalla precisione lineare dei primi lavori alla progressiva apertura verso un segno più libero e pittorico che caratterizza i disegni a matita e carboncino degli anni Settanta.
La nuova esposizione conferma la persistenza dell’interesse istituzionale per Freud. Negli ultimi anni Londra ha dedicato all’artista numerose mostre, tra cui Lucian Freud: New Perspectives alla National Gallery e Lucian Freud: Plant Portraits al Garden Museum nel 2022. Nonostante questa frequenza, l’attenzione per la sua opera non sembra diminuire. Il motivo è probabilmente legato alla natura stessa della sua pittura: un’indagine costante sul corpo, sull’osservazione e sulla presenza fisica del soggetto. In questo contesto il disegno appare come il luogo originario di quella ricerca.
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