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Una veduta di «Diluvium» di Jr sulla facciata della Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma

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Una veduta di «Diluvium» di Jr sulla facciata della Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma

L’onda di JR illumina la facciata della Biblioteca Apostolica Vaticana

L’illuminazione serale dell’opera dell’artista francese, è l’occasione per una visita con la guida d’eccezione del vice prefetto, Giacomo Cardinali, che svela i dietro le quinte della mostra «Aqua» e i segreti della Biblioteca

Per la prima volta, giovedì 15 ottobre, la grande onda di JR (ovvero l’installazione «Diluvium» dell’artista francese) alla Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma si è illuminata dopo il tramonto. L’evento suggestivo è lo spunto per una visita alla mostra «Aqua» (aperta fino al 14 maggio 2027), con la guida privilegiata del reverendo don Giacomo Cardinali, vice prefetto della Biblioteca, che racconta il dietro le quinte dell’esposizione. Il palazzo fatto erigere da papa Sisto V, per don Giacomo, filologo e paleografo, non ha segreti; alcuni di questi li ha svelati durante il percorso.

«Coinvolgere JR all’inizio non è stato semplice, racconta Cardinali, che è anche uno dei curatori della mostra. Era un po’ titubante, forse pensava che qui non avrebbe avuto la libertà che voleva; è una reazione che abbiamo notato in diversi artisti, nel corso del tempo. Abbiamo detto a JR che lo avevamo chiamato proprio per le sue caratteristiche; così, frequentando la Biblioteca, ha trovato ispirazione nella Bibbia decorata da Gustav Doré ed è nata la sua onda». Cinque secoli prima, con la forza di un’onda gigantesca, il papa urbanista Sisto V aveva eliminato la scalinata del Cortile del Belvedere concepita da Donato Bramante e il giardino terrazzato, dove erano stati collocati i primi reperti archeologici della collezione vaticana, per costruire l’attuale Palazzo della Biblioteca Apostolica. Spiega Giacomo Cardinali: «In un impeto controriformista, Sisto V, ha spazzato via quello che era un luogo di feste e passeggiate per concentrare l’attenzione sullo studio e la ricerca».

Nelle sale al primo piano si sviluppa «Aqua», prima di una serie che affronta gli elementi delle paure odierne, in questo caso elaborate in relazione ai libri; la prossima esposizione riguarderà la luce, seguiranno il fuoco, gli insetti e, infine, l’uomo stesso, artefice ma, al tempo stesso, distruttore degli scritti. Uno dei fiori all’occhiello del percorso «Aqua» è il trattato di ittiologia «Aquatilium animalium historia» del medico e naturalista Ippolito Salviani, pubblicato a Roma nel 1557, che è stato di ispirazione a un altro protagonista della mostra, lo chef stellato Fulvio Pierangelini. Racconta don Giacomo: «Siamo molto orgogliosi del volume, acquistato nel XVI secolo e del quale è esposta anche la ricevuta di pagamento. Quanto a Pierangelini, non è solo uno chef, ma una persona coltissima: ci ha persino indicato la presenza di alcuni testi antichi di cucina all’interno della Biblioteca, che abbiamo cercato e trovato senza sapere di averli». In tema culinario, una delle incisioni esposte è stata motivo di divertimento per papa Leone XVI (ora ricoverato al Gemelli, in seguito all’intervento al polmone), durante la visita nel giorno dell’inaugurazione della mostra, nonché data del suo 71mo compleanno. «L’acquaforte che ritrae come venivano serviti a tavola i cardinali in Conclave nel Cinquecento ha fatto ridere il Santo Padre», commenta don Giacomo.

Uno degli spazi più interessanti della mostra è quello allestito con l’installazione audiovideo «Undae» di JR: la Sala Barberini, con la sua biblioteca a parete in legno, risalente al XVII secolo e acquisita dal Vaticano nel 1902. Racconta Cardinali: «Questa biblioteca non serviva solo a contenere i volumi; è piena di sportelli e porte segrete che accedevano agli appartamenti privati di Palazzo Barberini».

Al quarto piano, la visita prosegue con l’accesso (possibile al pubblico solo in occasione delle mostre) alla sala della Biblioteca Apostolica dove si recano gli studiosi per consultare i circa due milioni di volumi, di ogni epoca e su qualunque argomento («Dai manoscritti medioevali al “Libro imbullonato Depero”, benché i futuristi non ci amassero di sicuro», commenta Cardinali). L’ambiente, voluto sempre da Sisto V per ampliare lo spazio della biblioteca nata nel Quattrocento, è affrescato in modo sontuoso; nelle lunette, gli interventi edilizi del papa a Roma: da San Pietro ancora con la facciata primigenia, alla Basilica di San Giovanni immersa nella campagna romana. Alle spalle degli ambienti di studio, si apre la porta originaria cinquecentesca, utilizzata per accedere alla Biblioteca fino al XIX secolo, al di là della quale un lungo corridoio finestrato (non visitabile) si affaccia sui giardini vaticani e sulla capitale. A sinistra della porta, si arriva ai Musei Vaticani, a destra, alla residenza del papa; «Siamo in una terra di mezzo», spiega don Giacomo. «Da un lato c’è il via vai di centinaia di visitatori, dall’altro accede solo il Santo Padre». Sulle pareti dell’enorme corridoio sono collocate decine di epigrafi, cristiane da una parte e pagane, dall’altra.

Letizia Riccio, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Letizia Riccio

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