Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Adriana Cifuentes, «Philosopher 5», 2018

Courtesy of Wizard Gallery

Image

Adriana Cifuentes, «Philosopher 5», 2018

Courtesy of Wizard Gallery

Lo stato dell’arte in Venezuela dopo la caduta di Maduro

Dopo decenni di autoritarismo culminato con il collasso economico sotto Hugo Chávez e i suoi successori, il Paese è oggi impoverito, con milioni di emigrati e un tessuto culturale segnato dall’instabilità

Un’azione militare statunitense senza precedenti ha scosso il Venezuela all’alba del 4 gennaio. Le forze armate degli Stati Uniti hanno fatto irruzione nel Paese, arrestando il presidente Nicolás Maduro e la moglie Cilia Flores, ora destinati a comparire davanti a un tribunale federale di New York. Il presidente Donald Trump ha rivendicato l’operazione, annunciando che Washington assumerà il controllo del Paese fino all’insediamento di un Governo ritenuto «affidabile», promettendo anche il rilancio delle infrastrutture petrolifere venezuelane.

L’intervento, condotto senza informare preventivamente il Congresso (mentre sarebbero stati informati i vertici dell’industria petrolifera statunitense), ha provocato proteste di massa in tutto il mondo contro quello che molti definiscono un ritorno al cambio di regime imposto con la forza, mentre una parte della diaspora venezuelana ha accolto con favore la fine del governo Maduro. A Caracas, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha giurato come presidente ad interim, ma il suo futuro politico resta incerto, anche alla luce delle minacce esplicite rivoltele da Trump.

Dopo decenni di autoritarismo e crisi, culminati con il collasso economico sotto Hugo Chávez (al potere dal 1999 alla sua morte nel 2013) e i suoi successori, il Venezuela arriva a questo passaggio storico con un Paese impoverito, milioni di emigrati e un tessuto culturale profondamente segnato dall’instabilità politica ed economica. Milioni di persone sono fuggite nel corso degli ultimi anni, mentre artisti ed esponenti della cultura si sono stabiliti all’estero, a New York, Parigi, Città del Messico o Buenos Aires. 

Per gran parte del Novecento Caracas è stata una capitale culturale di primo piano, con musei di rilievo e un forte sostegno pubblico alle arti. Questo sistema si è progressivamente dissolto con l’ascesa al potere di Chávez: i finanziamenti sono stati ridotti e gli artisti contemporanei hanno finito per essere trattati come avversari politici, accusati di rappresentare interessi legati al capitalismo.

Oggi artisti, galleristi e operatori culturali, a Caracas come nelle comunità venezuelane all’estero, da Miami a Madrid, seguono con attenzione l’evolversi della crisi, consapevoli che gli sviluppi politici potrebbero ridefinire il futuro del settore culturale del paese.

«Caracas era la capitale della scena culturale in America Latina. Oggi non lo è più», ha dichiarato telefonicamente a Brian Boucher per la rivista online «ARTnews» un esponente culturale di primo piano (ma non ha potuto parlare pubblicamente per timore di ritorsioni da parte del Governo). «I musei del Paese sono in uno stato terribile. Ultimamente, la scena culturale ha visto qualche movimento, ma solo dal settore privato». Tra le gallerie che hanno partecipato recentemente a fiere internazionali ci sono GBG Arts (fondata da Gabriela Benaim Ginnari e Mario Matos) e Beatríz Gil, entrambe a Caracas, e gallerie all’estero fondate da venezuelani, come Ascaso Gallery e Durban Segnini Gallery, entrambe a Miami. «I musei non organizzano da tempo mostre importanti e gli artisti hanno ormai vendite molto limitate». E sulla destituzione di Maduro ha dichiarato: «Non ci piace come è stato fatto, ovviamente. Ma abbiamo bisogno di un cambiamento. Voglio che il Paese cresca e che le persone abbiano opportunità. Forse le cose andranno meglio, ma abbiamo bisogno di una svolta radicale. Servirà una fase di transizione. Vediamo come verrà gestita». Intanto la gestione dell'ordine pubblico è caotica. «Maduro se n’è andato, ma la repressione in Venezuela si è intensificata», ha scritto il «New York Times».

Nel suo ampio servizio su «ARTnews», Brian Boucher dà voce a artisti e intellettuali. José Antonio Hernández-Díez è nato a Caracas nel 1964 e vive a Barcellona. Dopo aver raggiunto la notorietà negli anni ’80, ha esposto alla Biennale di Venezia (1993) e alla Biennale di Gwangju (1995), e ha tenuto mostre personali al New Museum di New York (2003) e al Macba di Barcellona (2016). «Per anni abbiamo pensato che con la caduta di Maduro tutto sarebbe finito. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità... Ciò che accade in Venezuela mi ricorda una Medusa, con serpenti che continuano a muoversi, mordendosi a vicenda, alcuni senza testa, ma tutti ugualmente pericolosi. E così, continuiamo ad aspettare e vedere cosa succede, mentre la situazione diventa sempre più complicata».

Residente a Caracas, Adriana Cifuentes (1963, è rappresentata in Italia dalla Wizard Gallery di Milano) ha rilasciato ad «ARTnews» una lunga valutazione sulla situazione artistica venezuelana, che qui sintetizziamo: «Sono una persona comune, un'artista visiva e una psicologa professionista, che ha lottato duramente per il suo Paese, con il cuore, con le parole, e il dolore della lotta ha raggiunto il suo corpo. Ho visto come ci hanno sprofondato in un mare di escrementi, a poco a poco, per anni. Quei satrapi, individui malvagi, assetati di potere, come compensazione per le proprie mancanze. Bugiardi e imbroglioni per natura; hanno inondato ogni aspetto della vita venezuelana di volgarità, bassezza, mediocrità, l’odio che provavano, l’invidia che li rodeva, l'avidità che ostentavano, e la chiamavano ideologia. Pieni di cattive intenzioni, e molti altri ignoranti, spinti da voti vendicativi, contagiati dai loro complessi e sentimenti di inferiorità. (...) Hanno esercitato il controllo attraverso la paura esemplare, la tortura, i rapimenti e la prigionia, culminando in un terrore paralizzante; che ti pietrifica, soprattutto la capacità di pensare. È lì che si perde la dignità, e si farebbe qualsiasi cosa. (...) Hanno corrotto ogni uomo, ogni anima, ogni spirito».

Redazione, 12 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Figura centrale dell'arte contemporanea latinoamericana, si è spenta a 93 anni. «Con il suo lavoro di denuncia si è dedicata a osservare ciò che il Paese cercava di ignorare»

 

La nomina arriva dopo alcuni mesi dall’interruzione del precedente incarico, revocato a ottobre dal Ministero della Cultura dopo le osservazioni sollevate dalla Corte dei Conti

Allo scoccare del 2026 una delle realtà artistiche più influenti di New York ha chiuso definitivamente, travolta da una guerra legale tra i suoi due soci storici

Tra i musei e siti interessati figurano il Museo e Castello di Miramare a Trieste, il Complesso della Pilotta a Parma, Pantheon e Castel Sant’Angelo e il Parco archeologico dell’Appia Antica a Roma, il Palazzo Reale di Napoli e il Parco archeologico di Ercolano

Lo stato dell’arte in Venezuela dopo la caduta di Maduro | Redazione

Lo stato dell’arte in Venezuela dopo la caduta di Maduro | Redazione