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«L’origine du monde» (1866) di Gustave Courbet. Parigi, Musée d’Orsay © RMN-Grand Palais (musée d‘Orsay) / Hervé Lewandowski

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«L’origine du monde» (1866) di Gustave Courbet. Parigi, Musée d’Orsay © RMN-Grand Palais (musée d‘Orsay) / Hervé Lewandowski

Lo psicoanalista nascondeva lo scandaloso Courbet

Il Centre Pompidou-Metz dedica una mostra a Jacques Lacan, il famoso pensatore che denunciò l’arte come «organizzazione intorno al vuoto»

Luana De Micco

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Il Centre Pompidou-Metz organizza dal 31 dicembre al 27 maggio 2024 «Lacan. Quando l’arte incontra la psicoanalisi», la prima mostra intorno alla figura di Jacques Lacan (1901-81), psicoanalista francese della corrente strutturalista e poststrutturalista che applicò la psicoanalisi all’arte. Nel suo Il Seminario. Libro VII. L’etica della psicoanalisi, in cui pose le basi del suo discorso sull’arte, Lacan la definì «organizzazione intorno a un vuoto». Lacan frequentò molti artisti, Salvador Dalí, Georges Bataille o ancora Pablo Picasso e Dora Maar, e intellettuali del suo tempo, Claude Lévi-Strauss, Roland Barthes, Michel Foucault.

Nel 1955 acquistò all’asta, per un milione e mezzo di franchi, «L’origine du monde» (1866) di Gustave Courbet, uno dei quadri più controversi della storia dell’arte, oggetto di molteplici interpretazioni e che Lacan conservò nella sua casa di campagna di Guitrancourt, poco lontano da Parigi, nascosto in un quadro a doppio fondo, dietro un’altra tela che fece realizzare ad André Masson, suo cognato. Il dipinto di Courbet entrò nelle collezioni del d’Orsay nel 1995, dopo la morte dello psicoanalista e della moglie, l’attrice Sylvia Bataille, nel 1993.

Il museo parigino concede ora la tela a Metz per cinque mesi. La mostra, curata da un team di storici dell’arte e psicoanalisti, presenta tra le altre opere anche il «Narciso» (1597-99) del Caravaggio (Palazzo Barberini di Roma), «Il falso specchio» (1928) di René Magritte, prestato dal MoMA di New York, e «Dormeuse, cheval, lion invisibles» di Dalí, che appartiene al Centre Pompidou di Parigi. Sono poi esposte opere di Latifa Echakhch, Carl Andre, Carol Rama, Cindy Sherman, Constantin Brâncuși, Bruce Nauman, Annette Messager, Maurizio Cattelan e Michelangelo Pistoletto. La mostra, in cui arte e psicoanalisi si incrociano, anche soffermandosi su quegli artisti che hanno reso omaggio a Lacan attraverso il loro lavoro e allestendo opere, moderne e contemporanee, che in un modo o nell’altro rinviano al suo pensiero, si apre su un’introduzione che ripercorre le tappe principali della vita dello psicoanalista, nato a Parigi. È possibile ascoltare la sola registrazione di un suo intervento in televisione, nel 1974.

Lungo il percorso si affrontano le nozioni fondamentali del pensiero di Lacan, la «fase dello specchio», il momento in cui il bambino riconosce per la prima volta la sua immagine riflessa, che ha affascinato artisti e cineasti, e il concetto di «lalangue» («lalingua»), un neologismo che indica la lingua originaria, legata al sapere inconscio, che precede la grammatica, mentre la sezione «In nome del padre» è dedicata alla visione lacaniana del patriarcato. Un’altra sezione si sofferma proprio su «L’origine du monde» di Courbet, e si sofferma sull’analisi comparata che Lacan fece di due opere di Diego Velázquez, «Las Meninas», al Prado di Madrid, e il «Ritratto dell’infanta Margarita Teresa», del Louvre. Si analizza anche la dimensione sessuale del discorso di Lacan, organizzata nella mostra intorno a un’opera di Duchamp, «Il Grande Vetro» (1915-23), e la nozione di «godimento», anche femminile e mistico, rappresentato nella sua maggiore espressione per Lacan dall’«Estasi di santa Teresa» del Bernini (1645-52), a cui fanno eco oggi opere di Orlan o Anselm Kiefer.

«L’origine du monde» (1866) di Gustave Courbet. Parigi, Musée d’Orsay © RMN-Grand Palais (musée d‘Orsay) / Hervé Lewandowski

Luana De Micco, 29 dicembre 2023 | © Riproduzione riservata

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