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Francesco Simeti, «Holder I», 2024 (particolare)

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Francesco Simeti, «Holder I», 2024 (particolare)

L’inganno della natura nei lavori di Francesco Simeti

Estetica seducente e violenza ambientale si intrecciano da Francesca Minini, a Milano per portare alla coscienza i danni prodotti dallo sfruttamento intensivo delle risorse della Terra

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Sotto l’apparenza incantatrice dei suoi paesaggi lussureggianti e delle sue seducenti immagini naturali, tutte trasposte per di più in media tradizionali, talora domestici e «affettuosi» come la ceramica, talora fastosi e regali come gli arazzi, i lavori di Francesco Simeti (Palermo, 1968, vive e lavora a New York) nascondono sempre trappole cognitive e messaggi destabilizzanti. È ciò che accade anche nell’ultima sua personale, «Tutti giù per terra», presentata dal 21 maggio fino a luglio da Francesca Minini nella sua galleria in via Massimiano 25 a Milano.

Titolo (fintamente) infantile e giocoso e contenuti inquietanti, la mostra presenta un nucleo di opere recenti, fra le quali figurano sculture in ceramica dai colori accattivanti ma abitate da forme minacciose (aculei, artigli, zampette da rettile o da piccolo rapace) confuse tra petali e corolle, oltre a un arazzo e a una grande scultura in legno e metallo. Sviluppata da un progetto per la Cheongju Craft Biennale, in Corea, la mostra intende portare alla coscienza i danni prodotti dallo sfruttamento intensivo delle risorse della Terra, esibendo macchine micidiali dalla parvenza antropomorfa, in cui la tecnologia è posta al servizio di un’attività di brutale disboscamento, messa in atto con fredda, scientifica violenza.

L’ornamento, la «decorazione» si trasformano nei suoi lavori in denunce, così può accadere che in alcuni suoi arazzi gobelin che citano una frase di Gianni Rodari, dei bambini puliti, ben pettinati, ben vestiti, circondati da una natura sontuosa, sorridendo e come se stessero giocando imbraccino armi letali, in un cortocircuito che atterrisce. Oppure che grandi rivestimenti ceramici murali mostrino decori tratti dai repertori tradizionali delle decorazioni ceramiche, combinati però in modo sottilmente allarmante, anche perché da quell’armonia edenica di fiori, foglie, frutti, uccelli multicolori, l’essere umano è deliberatamente espulso.

La grande dimensione, del resto, appartiene a Francesco Simeti che, vivendo a New York, può metterla in atto in commissioni private di grande respiro o in commesse pubbliche, come quella cui sta lavorando ora per la metropolitana di Los Angeles, dopo avere realizzato importanti interventi nelle stazioni del metrò a Brooklyn e a Chicago oltre che in scuole di New York, dove vigono i programmi «Percent for Art» per le nuove costruzioni e «Public Art for Public Schools». In Italia, invece, l’ultimo suo intervento pubblico permanente, site specific, è quello realizzato lo scorso anno per il Mao-Museo d’Arte Orientale di Torino.

Un’opera di Francesco Simeti

Ada Masoero, 18 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

L’inganno della natura nei lavori di Francesco Simeti | Ada Masoero

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