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Abiti da sera firmati Pierre Balmain 1960

© Collection di Sua Maestà la regina Sirikit

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Abiti da sera firmati Pierre Balmain 1960

© Collection di Sua Maestà la regina Sirikit

L’evoluzione dell’abbigliamento alla corte thailandese dagli anni Sessanta ad oggi

Al Mad di Parigi esposti quasi 200 abiti e accessori disegnati da Pierre Balmain, dalla maison Lesage e da stilisti thailandesi in occasione del 340mo anniversario della prima missione diplomatica e del 170mo anniversario delle relazioni diplomatiche franco-thailandesi

Luana De Micco

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Siamo negli anni Sessanta del ’900. All’epoca, mentre la Thailandia ridefiniva il proprio ruolo sulla scena internazionale, la regina Sirikit divenne il volto di una nuova eleganza. Giovane, sofisticata, consapevole del potere simbolico dell’immagine, la sovrana, nata nel 1932, consorte del re Rama IX, comprese prima di altri leader del suo tempo che la moda poteva diventare un sofisticato strumento di diplomazia culturale. La ricorda così la nipote, la principessa Sirivannavari Nariratana Rajakanya, in occasione della mostra «La Mode en majesté. Alta moda e tradizione alla corte di Tailandia» del Musée des Arts décoratifs (Mad) di Parigi: «Mia nonna era elegante in tutte le circostanze. Non solo quando indossava abiti da cerimonia: era elegante da quando si alzava al mattino fino a sera. Con lei era tutto raffinato, magico. Per me, è un ricordo prezioso», ha raccontato in un’intervista recente a «Harper Bazar» la principessa-stilista, figura influente della moda asiatica contemporanea con la sua maison Sirivannavari, fondata nel 2005. Fino al primo novembre, il Mad espone, in collaborazione con il Queen Sirikit Museum of Textiles di Bangkok, il guardaroba della sovrana Sirikit, circa 200 pezzi tra abiti e accessori, schizzi, ricami della maison Lesage e campioni di tessuti, accompagnati da fotografie e documenti d’archivio, molti dei quali presentati per la prima volta in Francia. Una mostra che attraversa oltre tre secoli di storia e relazioni diplomatiche tra Francia e Tailandia (il 2026 segna il 340mo anniversario del primo contatto diplomatico tra la Francia e l’allora regno di Siam), attraverso eleganza e raffinatezza.

Bozzetto per l’abito della regina Sirikit, Patrimoine Balmain

Thai Chakri, variante del chong kraben firmato Pierre Balmain, 1982. Collezione di Sua Maestà la regina Sirikit

Durante il celebre viaggio ufficiale del 1960 in Europa e negli Stati Uniti, cinque mesi attraverso quindici Paesi, le apparizioni pubbliche della giovane sovrana conquistarono la stampa occidentale, contribuendo a costruire l’immagine di una Thailandia moderna pur sempre legata alle sue tradizioni. Il guardaroba reale divenne uno strumento di soft power ante litteram. La sovrana si affidò allo stilista francese Pierre Balmain (1914-82), già protagonista dell’haute couture parigina del dopoguerra: «Balmain le permetteva di restare sé stessa, la guidava nel suo stile, lasciandole spazio per esprimersi, ricorda ancora la principessa Sirivannavari, che ha sostenuto la mostra. Aveva una mente aperta, amava l’arte e si interessava molto alla nostra cultura. Ha saputo coniugare il design francese, che conosceva bene, con i tessuti e i motivi thailandesi, che stava scoprendo. Mia nonna era una donna indipendente. Sapeva cosa le piaceva e amava le novità. Balmain aveva una visione francese, lei una visione thailandese, ma rispettavano i reciproci punti di vista. Ecco perché andavano così d’accordo e perché i modelli che hanno creato insieme sono intramontabili». La collaborazione tra la sovrana e Balmain durò oltre trent’anni, proseguita poi con Erik Mortensen (1926-98), stilista danese che prese la guida della maison Balmain nel 1982 alla morte del fondatore. Balmain reinterpretò l’abito tradizionale thailandese senza privarlo della sua identità. Studiò la tecnica del drappeggio, il broccato di seta, il mat mii (ikat), le trame metalliche e le lavorazioni artigianali locali, traducendole nel linguaggio dell’alta moda francese: «Il guardaroba di una regina, diceva, s’inscrive nella storia del suo Paese».

Ne nacquero sontuosi abiti da sera, come quelli del 1960 ricamati con cristalli, perle e fili dorati, di straordinaria eleganza; il modello «Sirikit», della collezione primavera-estate 1962, in leggerissima mussola con la fascia alta in vita, che viene esposto accanto allo schizzo originale; e il «Thai Chakri» del 1982 in broccato e fili metallici, ispirato al tradizionale chong kraben. In un dialogo tra passato e presente, la mostra presenta la moda thailandese come «una tradizione in costante evoluzione». Una sezione è dedicata agli otto formati tradizionali del chud thai, il costume nazionale, dal sobrio «Thai Ruean Ton», pensato per le occasioni informali, al maestoso «Thai Amarin» destinato alle cerimonie ufficiali. Viene messo in risalto anche il savoir-faire artigianale thailandese, sottolineando il ruolo svolto dalla Support Foundation, fondata dalla regina Sirikit nel 1976 per preservare le tradizioni tessili e sostenere economicamente le comunità rurali. Nella scenografia firmata da Studio Formule, ispirata all’architettura dei palazzi reali thailandesi, accanto agli abiti storici sono esposti anche abiti indossati o commissionati dalla regina Suthida, consorte dell’attuale sovrano Rama X, e dalla principessa Sirivannavari. Opere che, si legge nel catalogo della mostra, «testimoniano la continuità dei principi nati sotto il regno di Sirikit, chiarezza delle forme, padronanza dei tessuti e reinterpretazione dell’abito tradizionale, che alimentano la creazione contemporanea». Sono presentati abiti firmati Sirivannavari, modelli che fondono ricamo tradizionale, materiali innovativi e couture contemporanea, e di stilisti thailandesi come Asava, Vatit Itthi, Wisharawish e Tirapan.

La regina Sirikit in Thai Boromphiman. Foto Reginal Davis

Luana De Micco, 24 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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