Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Mario Raciti, «Fonti», 2022, Milano, Collezione privata

Foto Riccardo Molino

Image

Mario Raciti, «Fonti», 2022, Milano, Collezione privata

Foto Riccardo Molino

L'enigma della pittura colta di Mario Raciti a Palazzo Reale

Una nuova retrospettiva a Milano riunisce un centinaio di opere da musei e collezioni private a partire dagli anni Sessanta ai cicli più recenti, attraversando l'evoluzione artistica di questo maestro dell'arte contemporanea

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Sarebbe stato forse un ottimo avvocato ma sicuramente un uomo infelice Mario Raciti (Milano, 1934) se, dopo la laurea e due anni di pratica in uno studio legale milanese, nei primi anni Sessanta non avesse scelto di lasciare i codici e dedicarsi alla sola pittura, la sua vera vocazione. Nella Milano culturalmente e artisticamente piena di vita tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui, in ambito astratto, convivevano il tardo Informale, lo Spazialismo, il Movimento nucleare e il MAC, Raciti sceglie l’area post-informale, mentre consolida i rapporti con un editore come Vanni Scheiwiller, motore di una rete di relazioni culturali e artistiche internazionali, e frequenta assiduamente il poeta Roberto Sanesi, con cui condivide una visione poetica e letteraria della pittura, alimentata anche da molte letture. Cui si aggiungono le suggestioni della musica di Wagner, Mahler e Schubert. E nel 1970 sarà proprio Vanni Scheiwiller a pubblicare la sua prima monografia, con un testo critico di Mario De Micheli. Insomma, una pittura colta la sua, ma allo stesso tempo tenue, sospesa e lieve nella forma, e tesa verso una sorta di trascendenza laica, che emozionò sin d’allora collezionisti di razza come Antonio Mazzotta, Riccardo e Magda Jucker, Adriano Pallini. Tanto che le sue opere sono oggi conservate nelle raccolte della Gallerie d’Italia-Intesa Sanpaolo, del MART di Rovereto, dello CSAC di Parma e del Museo del Novecento di Milano. Nel 1988, infatti, l’allora direttrice delle civiche Raccolte d’Arte, Mercedes Garberi, gli dedicava una vasta personale al PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea, acquisendo 36 sue opere per le raccolte milanesi, molte delle quali sono ora esposte nella grande mostra «Mario Raciti. Opere 1952-2025» (catalogo Silvana Editoriale; ingresso gratuito) curata da Luca Pietro Nicoletti per il Palazzo Reale di Milano, dove è visibile dal primo luglio al 20 settembre


 

Parte del ciclo «Maestri a Milano», che ha già indagato il lavoro di Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami, la mostra di Palazzo Reale riunisce un centinaio di opere da musei e collezioni private a partire dagli anni Sessanta quando, dopo le prime figurazioni, Mario Raciti dava vita, fino a tutto il decennio successivo, al ciclo delle «Presenze-assenze», opere in cui la presenza è allusa dalla luce intensa di alcune aree del dipinto, l’assenza dalle zone d’ombra. Degli anni Ottanta sono le «Mitologie», abitate da figure diafane e sfuggenti, dei Novanta i «Misteri», con le loro forme tanto evanescenti da dissolversi in quell’«altrove» che Raciti ha esplorato lungo tanti decenni, e anche negli anni più recenti quando, tra il 2000 e il 2012, ha realizzato la serie «Why», parte di «I fiori del Profondo». Qui Raciti, oggi novantaduenne, rileggeva il mito di Proserpina, suggerendo che la divinità ctonia rapita e condotta negli Inferi da Ade/Plutone, cerchi di comunicare con i viventi facendo sbocciare fiori colorati sulla terra. Fino a giungere ai cicli più recenti, «Una o due figure» e «Fonti», in cui nega la possibilità di comunicazione e di incontro fra gli esseri umani. La mostra milanese giunge dopo una lunga stagione di felice approfondimento del lavoro dell’artista, che l’ha visto protagonista di monografiche a Palazzo Sarcinelli, Conegliano (1998), a Palazzo Magnani, Reggio Emilia (2010) e al MART di Rovereto (2016), culminata con la pubblicazione, nel 2023, del catalogo ragionato dell’opera pittorica (Skira), a cura di Sandro Parmiggiani.

Ada Masoero, 30 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

L'enigma della pittura colta di Mario Raciti a Palazzo Reale | Ada Masoero

L'enigma della pittura colta di Mario Raciti a Palazzo Reale | Ada Masoero