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Cezanne, «I giocatori di carte», 1893-96

© Musée d'Orsay, Dist. GrandPalaisRmn/Patrice Schmidt

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Cezanne, «I giocatori di carte», 1893-96

© Musée d'Orsay, Dist. GrandPalaisRmn/Patrice Schmidt

Le principali mostre del 2026 da segnare in agenda

Oltre al bicentenario della fotografia e al trionfo del Barocco a Roma e Forlì, Giotto e San Francesco a Perugia, Van Eyck a Londra, Raffaello e Duchamp a New York, Van Dyck a Genova, Cezanne a Basilea, Brâncuși e Cattelan a Berlino, Rothko a Firenze, Calder e Ibrahim Mahama a Parigi, Marisa Merz a Torino e Fabro a Milano

Cristina Valota

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Riehen-Basilea, Fondation Beyeler, «Cezanne», 25 gennaio-25 maggio

Per la prima volta nella sua storia, la Fondation Beyeler dedica una mostra monografica a Paul Cezanne (1839-1906), pioniere dell’arte moderna e artista di spicco della sua collezione. La mostra, a cura di Ulf Küster, si concentra sull’ultima e più significativa fase della carriera del pittore francese, riunendo circa 80 dipinti a olio e acquerelli provenienti da importanti collezioni pubbliche e private (tra cui il Philadelphia Art Museum, il Musée d’Orsay di Parigi e il Met di New York): ritratti enigmatici, scene idilliache di bagnanti, paesaggi evocativi della sua nativa Provenza e rappresentazioni sempre nuove del suo soggetto preferito, la Montagne Sainte-Victoire. Dal 24 maggio al 13 settembre, la Fondation Beyeler presenta anche un’importante mostra esclusiva di Pierre Huyghe (Parigi, 1962), che riunirà opere di recente creazione insieme a pezzi chiave degli ultimi anni.

Giovanni Gastel, «Costume e società Vanity Fair maggio 2008». © Image Service srl. Courtesy Archivio Giovanni Gastel

Milano, Palazzo Citterio, «Giovanni Gastel», 30 gennaio-26 luglio

La mostra celebra a tutto tondo il lavoro di Giovanni Gastel (Milano, 1955-2021), uno dei maestri della fotografia contemporanea: le sue sfaccettature, la complessità, lo stile e le sue idee particolari, così riconoscibili, incorporando anche le testimonianze e gli apprezzamenti di amici, storici d’arte e curatori. Dalle prime copertine per le riviste di moda agli still life, agli shooting fotografici, fino alle campagne pubblicitarie che l’hanno decretato tra i più importanti fotografi al mondo, la rassegna (catalogo Allemandi) è anche l’occasione per riaffermare il rapporto che l’ha legato a Milano: un binomio che in certi aspetti è difficile separare per contesto storico, famiglia, influenze artistiche e cambiamento della moda come patrimonio intellettuale.

Gian Lorenzo Bernini, «Busto di papa Paolo V», 1621

Roma, Palazzo Barberini, «Bernini e i Barberini», 12 febbraio-14 giugno

A cura di Andrea Bacchi e Maurizia Cicconi, è un’occasione inedita per ripensare la nascita del Barocco attraverso la lente privilegiata del dialogo personale e intellettuale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, suo primo e più decisivo committente, eletto papa Urbano VIII nel 1623. La mostra (catalogo Allemandi) si colloca in coincidenza con il 400mo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626), uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana. Ognuna delle sei sezioni è dedicata a un aspetto cruciale del rapporto tra Bernini e i Barberini, seguendo la carriera del massimo protagonista della cultura figurativa barocca dagli esordi alla maturità. Intende invece restituire una visione complessiva della cultura barocca, fino alla sua riscoperta novecentesca, la mostra «Barocco. Il Gran Teatro delle Idee» che il Museo Civico San Domenico di Forlì presenta dal 21 febbraio al 28 giugno: oltre 200 opere da Bernini e Borromini a de Chirico.

Tarcey Emin, «My Bed», 1998. © Tracey Emin. Courtesy The Saatchi Gallery, London/Photo Prudence Cuming Associates Ltd

Londra, Tate Modern, «Tracey Emin», 27 febbraio-31 agosto

I 40 anni di attività dell’artista inglese (classe 1963) sono ripercorsi attraverso le opere che ne hanno segnato la carriera (dipinti, video, tessuti, neon, scrittura, sculture e installazioni) e alcuni lavori mai esposti prima. È tutta al femminile anche la successiva programmazione espositiva: dal 25 giugno al 3 gennaio 2027 è allestita «Frida: la nascita di un’icona», che attraverso oltre 130 opere illustra i «molti sé» di Kahlo: artista moderna e attivista politica, intellettuale, moglie devota. Accanto a suoi famosi dipinti, documenti, fotografie e cimeli, anche opere di oltre 80 suoi contemporanei e artisti delle generazioni successive da lei ispirati. Dal 15 luglio al 17 gennaio 2027 Ana Mendieta è protagonista di un’importante mostra che riunisce molte sue opere iconiche insieme a film rimasterizzati, dipinti giovanili e sculture tardive, molti mai esposti prima nel Regno Unito.

Mark Rothko, «No.3/No. 13», 1949. © Digital Image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florence © 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko/Artists Rights Society (ARS), New York

Firenze, Palazzo Strozzi, «Rothko a Firenze», 14 marzo-23 agosto

Una delle più grandi mostre mai dedicate in Italia all’indiscusso maestro dell’arte moderna americana è a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna. Il percorso espositivo, organizzato cronologicamente, ripercorre l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche. In mostra, opere provenienti da collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

Giotto, «Madonna col Bambino», 1315-20 ca, Oxford, Ashmolean Museum. © The Ashmolean Museum, University of Oxford Presented by Mrs James Reddie Anderson, 1913

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria, «Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento», 14 marzo-14 giugno

Organizzata nell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi (1181/82-1226) e curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi, la mostra si sofferma sul momento epocale in cui il carisma di Francesco incontra il genio di Giotto per dare vita a una rivoluzione che segna la nascita dell’arte moderna. Il passaggio da un linguaggio forbito e stilizzato, in debito con la tradizione bizantina, alla rivoluzione figurativa promossa dal maestro fiorentino, si verificò nel cantiere della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi dal 1288. Questa straordinaria stagione è documentata con oltre sessanta opere dei suoi protagonisti più rappresentativi, quali Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, negli anni in cui furono attivi sui ponteggi della Basilica, e darà conto della suggestione esercitata sugli artisti locali

Costantin Brâncuși, «Musa addormentata». Photo Centre Pompidou, MNAM-CCI/Philippe Migeat/Dist. GrandPalaisRmn. © Succession Brancusi - All rights reserved/VG Bild-Kunst, Bonn 2025

Berlino, Neue Nationalgalerie, «Costantin Brâncuși», 20 marzo-9 agosto

A cura di Klaus Biesenbach e Maike Steinkamp, con Ariane Coulondre e Valérie Loth, è la mostra più completa mai realizzata sullo scultore romeno-francese (1876-1957). Organizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, la rassegna riunisce oltre 150 opere tra sculture, fotografie, film e materiale d'archivio raramente esposto proveniente dal Centre Pompidou e da altre collezioni pubbliche e private internazionali. Oltre a opere chiave come «Il bacio», «Uccello nello spazio», «Musa addormentata» e «Colonna senza fine», la mostra presenta anche una ricostruzione parziale del leggendario studio di Brâncuși, esposto per la prima volta fuori Parigi dalla sua donazione allo Stato francese nel 1957.

Anton Van Dick, «Autoritratto». Courtesy of Rubenshuis, City of Antwerp

Genova, Palazzo Ducale, «Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra», 20 marzo-19 luglio

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, è la più grande mostra sul maestro fiammingo degli ultimi venticinque anni. L’eccezionalità della rassegna, che si propone come una retrospettiva aperta a uno sguardo internazionale, si deve al numero straordinario di opere di Van Dyck (58 in dieci sezioni tematiche), prestate dai più grandi musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Thyssen di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, la Galleria Sabauda di Torino, oltre che da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum, per mostrare sia il Van Dyck ritrattista, sia «l’inedito» Van Dyck delle opere sacre (catalogo Allemandi).

Raffaello, «Madonna d’Alba», 1509-11 ca. © National Gallery of Art, Washington, D.C., Andrew W. Mellon Collection

New York, Metropolitan Museum of Art, «Raffaello: sublime poesia», 29 marzo-28 giugno

È la prima mostra completa su Raffaello negli Stati Uniti, che riunisce oltre 200 dei più grandi capolavori dell’artista e tesori raramente esposti per illustrare lo splendore della straordinaria creatività di un genio del Rinascimento. Curata da Carmen C. Bambach, la mostra segue la vita e l’intera carriera dell’artista, dalle origini a Urbino all’ascesa a Firenze, dove iniziò ad affermarsi come pari di Leonardo da Vinci e Michelangelo, fino al suo ultimo prolifico decennio alla corte papale di Roma. Per sottolineare la portata del suo genio, questa mostra riunisce importanti disegni, dipinti e arazzi provenienti da collezioni pubbliche e private di tutta Europa e degli Stati Uniti, molti dei quali non sono mai stati esposti insieme, Washington, DC, National Gallery of Art, Andrew W. Mellon Collection.

Marcel Duchamp, «Rotoreliefs (Optical Disks)», 1935. © 2025 Artists Rights Society (ARS), New York/, Paris/Estate of Marcel Duchamp

New York, MoMA, «Marcel Duchamp», 12 aprile-22 agosto

Nel corso di una carriera durata sessant’anni, Duchamp (1887-1968) ha sfidato la definizione stessa di opera d’arte, inaugurando una nuova era di libertà creativa, le cui ripercussioni si fanno sentire ancora oggi. Con circa 300 opere, questa è la prima retrospettiva del lavoro dell’artista negli Stati Uniti dal 1973. Negli ultimi cinquant’anni sono fioriti studi che hanno analizzato il suo lavoro notoriamente enigmatico, così come si sono moltiplicati miti e idee sbagliate. Questa mostra presenta una panoramica completa della carriera multiforme di Duchamp in tutti i mezzi espressivi dal 1900 al 1968, offrendo un’opportunità impedibile di vedere l’intera gamma della sua produzione creativa. Curata da Ann Temkin, Michelle Kuo e Matthew Affron con Alexandra «Lo» Drexelius e Danielle Cooke, dopo il MoMA, la mostra si trasferirà al Philadelphia Art Museum (10 ottobre ’26-31 gennaio ’27). Una versione della mostra sarà presentata al Grand Palais di Parigi nella primavera del 2027.

Alexander Calder, «Black Widow», 1948. © 2025 Calder Foundation, New York / ADAGP, Paris

Parigi, Fondation Louis Vuitton, «Calder. Rêver en équilibre», 15 aprile-16 agosto

Il centenario dell’arrivo di Alexander Calder (1898-1976) in Francia nel 1926 e il 50mo anniversario della sua scomparsa sono celebrati con una delle più importanti mostre mai dedicategli. Concepita in collaborazione con la Calder Foundation, che ne è il principale prestatore, e curata da Suzanne Pagé con Dieter Buchhart e Anna Karina Hofbauer, la retrospettiva vanta inoltre prestiti da istituzioni internazionali e collezionisti privati, riunendo circa 300 opere (nella foto, ): dai lavori dalla fine degli anni Venti e le prime rappresentazioni del «Cirque Calder», che affascinano le avanguardie parigine, alle sculture monumentali che ridefiniscono l’idea di arte pubblica negli anni Sessanta e Settanta, fino ai gioielli, vere e proprie sculture. Non mancano opere degli amici Jean Arp, Barbara Hepworth, Jean Hélion e Piet Mondrian, di Paul Klee e Pablo Picasso, oltre a 34 scatti dei più importanti fotografi del XX secolo (da Henri Cartier-Bresson ad André Kertész, da Man Ray ad Agnès Varda).

Hans Hansen, «Untitled (Tiled Room), for Kodak», 1986. © Hans Hansen | © Kodak

Amburgo, Museum für Kunst und Gewerbe Hamburg (MK&G), «Photo: Hans Hansen», 17 aprile-1 novembre

La grande retrospettiva di uno dei più importanti fotografi della Germania del dopoguerra riunisce circa 220 fotografie iconiche tratte da una carriera lunga oltre sei decenni. Nelle campagne pubblicitarie internazionali per aziende come Lufthansa, Nikon, Volkswagen ed Erco, Hans Hansen ha rivoluzionato la «fotografia di prodotto» a partire dagli anni Sessanta con immagini che avrebbero plasmato la memoria visiva di intere generazioni. A completare gli esempi tratti da queste campagne ci sono immagini realizzate in stretta collaborazione con designer come Tapio Wirkkala. Pubblicazioni, schizzi e materiale d'archivio, nonché oggetti selezionati dalla collezione privata di Hansen, forniscono una visione più approfondita del suo mondo.

Carol Bove, «New Moon»

New York, Guggenheim Museum, «Guggenheim Pop», 5 giugno 2026-10 gennaio 2027

Una selezione di opere inquietanti e provocatorie di artisti come Chryssa, Richard Hamilton, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen e Andy Warhol, affiancate da recenti acquisizioni di artisti contemporanei quali Maurizio Cattelan, Lucía Hierro e Josh Kline, mettono in discussione l’eredità della Pop Art. Riflettendo lo spirito e la complessità della cultura americana del secondo dopoguerra, la mostra, a cura di Lauren Hinkson, ripercorre il modo in cui la Pop Art ha reso strano ciò che era familiare, elevato il commerciale al rango di sacro e trasformato il banale in spettacolare attraverso dipinti, sculture e installazioni su larga scala, ridefinendo ciò che l’arte poteva essere negli anni Sessanta e oltre. Dal 5 marzo al 2 agosto il museo presenta anche la prima retrospettiva museale e la più grande presentazione mai realizzata dell’opera di Carol Bove (Ginevra, 1971), ripercorrendo i cambiamenti fondamentali avvenuti nei suoi 25 anni di carriera, dai primi disegni alla nuova serie monumentale di composizioni in rottami metallici e tubi d’acciaio note come «sculture collage». La mostra è curata da Katherine Brinson con Charlotte Youkilis e Bellara Huang. Dal 18 settembre al 14 marzo 2027 una mostra, a cura di Nat Trotman, presenta in anteprima una nuova serie di opere di Taryn Simon: fotografie, testi, video e sculture inediti in un’installazione singolare e interattiva che occuperà l’intera Rotonda.

Maurizio Cattelan. © Peter Rigaud

Berlino, Neue Nationalgalerie, «Maurizio Cattelan», settembre

Curata da Lisa Botti con Klaus Biesenbach, direttore della Neue Nationalgalerie, la mostra si apre durante la Berlin Art Week (9-13 settembre), ma soprattutto in coincidenza con l’assegnazione del Preis der Nationalgalerie 2026. L’artista contemporaneo italiano (Padova, 1960) più famoso al mondo è infatti il vincitore della 25ma edizione del Premio della Nationalgalerie, che da quest’anno prevede anche l’organizzazione di una mostra personale, la prima per Cattelan in Germania.

Ibrahim Mahama, «Le temps des recoltes», 2025. © Ibrahim Mahama

Parigi, Fondation Cartier pour l’art contemporain, «Ibrahim Mahama. Il raccolto», ottobre

Per la Fondation Cartier, l’artista ghanese (1987) ha immaginato un’entità vivente che risuona con le dinamiche dei centri d’arte che ha fondato dal 2019 a Tamale, nel nord del Ghana. La mostra evoca il paziente ciclo della creazione: seminare idee, trasmettere conoscenze, raccogliere i frutti del lavoro collettivo. Mahama occuperà tutto il nuovo spazio, Place du Palais-Royal, con opere site specific e versioni inedite di alcune delle sue installazioni più emblematiche. In linea con la sua pratica artistica collaborativa, Ibrahim Mahama ha invitato nove artisti e collettivi a partecipare alla mostra: James Barnor, Dorothy Akpene Amenuke, Gideon Appah, Courage Dzidula Kpodo con il collettivo Postbox Ghana, Zohra Opoku, il Cercle d’Art des Travailleurs des Plantations Congolaises (Catpc), Tjaša Rener e Feda Wardak. I curatori sono: Aby Gaye (Ibrahim Mahama), Jeanne Barral (per gli artisti invitati) e Chiara Agradi (James Barnor).

Luciano Fabro, «Io rappresento l’ingombro dell’oggetto nella vanità dell’ideologia. Lo spirato», 1968-73. Cortesia dell’Archivio Luciano e Carla Fabro. Foto Silvia Fabro

Milano, Pirelli HangarBicocca, «Luciano Fabro», 8 ottobre 2026-21 febbraio 2027

A cura di Fiammetta Griccioli, Roberta Tenconi e Vicente Todolí, è la prima retrospettiva in un museo italiano dedicata a questo esponente dell’Arte Povera dopo la sua scomparsa nel 2007. Realizzata con l’Archivio Luciano e Carla Fabro, la mostra, che presenta un’ampia selezione di sculture e installazioni tra le più rilevanti del suo percorso, approfondisce l’approccio concettuale e formale di Fabro allo spazio, indagando il modo in cui esso dialoga con la percezione di chi lo abita. Questa rassegna è preceduta da altre tre importanti personali: Benni Bosetto (12 febbraio-19 luglio), Rirkrit Tiravanija (26 marzo-26 luglio) e Aki Sasamoto (17 settembre 2026-17 gennaio 2027).

Marisa Merz, «Senza titolo», 1997. Foto Paolo Pellion

Torino, Fondazione Merz, Gam e Castello di Rivoli, «Marisa Merz. La danza delle ore», 29 ottobre 2026-4 aprile 2027

In occasione delle celebrazioni per il centenario dalla nascita dell’artista (Torino, 1926-2019), le tre istituzioni organizzano insieme una mostra concepita in tre atti a cura di un team curatoriale per ciascuna sede (Francesco Manacorda con Marianna Vecellio al Castello di Rivoli, Chiara Bertola con Chiara Parisi alla Gam, e Beatrice Merz con Sébastien Delot alla Fondazione Merz). Unica protagonista femminile dell’Arte Povera, Marisa Merz ha utilizzato pittura, scultura, disegno, video e installazione. I tre capitoli intendono dare vita a un ritratto corale e molteplice che rispecchi la profondità del suo contributo all’evoluzione dell’arte italiana e globale.

Cao Fei, «Dash». Courtesy of the artist, Vitamin Creative Space and Sprüth Magers

Milano, Fondazione Prada, «Global Antiquity», 5 novembre 2026-1 marzo 2027

A cura di Salvatore Settis e Anna Anguissola con Chiara Ballestrazzi, e in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e Amo/Oma per il Podium, lo spazio principale della sede milanese della Fondazione Prada, la mostra propone una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Africa orientale e dell’Asia in un arco cronologico dal 600 a.C. al 900 d.C. circa, indagando il rapporto dialettico tra i concetti di «globalità» e «globalizzazione». Il programma espositivo della sede di Milano di Prada include anche mostre tematiche e monografie dedicate a figure artistiche di rilievo: «Over, under, and in between» è una mostra site-specific concepita da Mona Hatoum (29 gennaio-9 novembre), il nuovo progetto multimediale «Dash» di Cao Fei (9 aprile-28 settembre). Infine all’Osservatorio, che fino al 30 ottobre presenta il progetto site specific «The Island» di Hito Steyerl, da dicembre 2026 a luglio 2027 ospiterà una mostra di Cyprien Gaillard.

Jan Van Eyck, «Margareta, moglie dell’artista», 1439. © Municipal Museums Bruges, Groeningemuseum. Photo The National Gallery, London

Londra, National Gallery, «Van Eyck: i ritratti», 21 novembre 2026-11 aprile 2027

«Irripetibile»: così è stata definita dalla curatrice Emma Capron la mostra dedicata al contributo pionieristico del maestro fiammingo, attivo dal 1422 al 1441, all’ascesa della ritrattistica. Per la prima volta sono riuniti i nove ritratti del maestro del Rinascimento nordico, la metà dei circa venti dipinti autografi sopravvissuti. È la prima mostra dedicata ai ritratti di Van Eyck e il catalogo correlato si annuncia come la prima monografia sul tema, incentrata sulle nuove ricerche sulla tecnica di Van Eyck e sulle controversie ancora aperte sull’identità dei suoi modelli. A un altro maestro antico, Francisco de Zurbarán (1598-1664), è dedicata la prima grande monografica nel Regno Unito che la National Gallery presenta dal 2 maggio al 23 agosto: una cinquantina di dipinti con prestiti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Cristina Valota, 04 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Le principali mostre del 2026 da segnare in agenda | Cristina Valota

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