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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliÈ davvero tramontata l’epoca delle scommesse audaci sui nomi emergenti dell’arte contemporanea? Negli ultimi mesi è di certo stato così, con i collezionisti che hanno puntato forte verso il rifugio più sicuro, quello dei classici del Novecento. Sono i più costosi, ma anche quelli su cui l'investimento è più sicuro. D'altra parte, non sempre le aste a loro dedicate sono state degli exploit, come invece si è verificato nel 2026, tra il miliardo di dollari raggiunto da Christie's con la Collezione Newhouse o gli oltre 360 milioni guadagnati da Sotheby's con la Lewis Collection. Entusiasmo che si stima possa continuare anche negli appuntamenti autunnali, che potrebbero valere altri due miliardi di dollari alle maison di settore.
L'ottimismo si fonda sulla coincidenza di due volani paralleli: da un lato la proverbiale prudenza dei collezionisti di lunga data, da sempre ostili alla volatilità delle mode passeggere; e dall'altro la maturazione di una nuova leva di acquirenti internazionali. Questi ultimi, dopo aver mosso i primi passi acquistando giovani talenti, forse più vicini alla loro sensibilità, si stanno ora indirizzando verso i grandi maestri del XX secolo. A questi elementi si aggiunge poi una congiuntura favorevole dal lato offerta: solo nell'ultimo anno oltre trenta tra fondazioni e collezioni private tra Europa e America hanno avviato la dismissione di cospicue collezioni d'arte moderna.
In questo scenario, a ottobre la piazza londinese offrirà l'occasione di proseguire in questo solco grazie a due lotti di caratura museale inseriti nei cataloghi di Christie’s. Il primo è Composition III (1920) di Piet Mondrian, testimonianza rara dell'anno in cui l'artista appena otto tele, cinque delle quali già custodite in importanti collezioni pubbliche. Rimasta per anni al Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld e stimata tra i 20 e i 30 milioni di sterline (fino a 35 milioni di euro), l'opera si candida a scatenare un'ampia competizione. Il secondo lavoro è Das bunte Leben (Vita variopinta, 1907) di Wassily Kandinsky, gemma della stagione giovanile restituita agli eredi Lewenstein dopo un lungo deposito al Lenbachhaus di Monaco. La tela, con stima disponibile su richiesta, si prevede supererà in asta i 30 milioni di dollari.
A novembre, a New York, sarà poi il momento della Collezione Blaquier. Se la data dell'asta è ancora da confermare, abbiamo invece un'idea del suo valore complessivo: 450 milioni di dollari. Merito, in gran parte, di due dei lotti più importanti degli ultimi anni. Il primo è Châtaignier en fleurs roses et blanches, dipinto da Van Gogh nel 1890 negli ultimi mesi della sua vita e valutato oggi fra 150 e 200 milioni di dollari. Stima che lo proietta nella manciata di dipinti più costosi di sempre. Il secondo è un dipinto appartenente agli Arlecchini di Paul Cézanne, anch'esso valutato intorno ai 150 milioni di dollari. Completano il nucleo principale Avant la Course di Edgar Degas, una veduta parigina di Camille Pissarro e En canot (ou Jeune fille à la barque) di Pierre-Auguste Renoir, ciascuno valutato ben oltre i 25 milioni di dollari.
All-in totale sulla prima metà del Novecento per le major del settore che indica solo una cosa: sia Christie's che Sotheby's puntano a un fatturato annuale tra i più alti di sempre.
Van Gogh, Châtaignier en fleurs roses et blanches (Castagno in fiore rosa e bianco), del 1890. Stimato fino a 200 milioni di dollari da Sotheby's
Ludovica Zecchini
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