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Nedda Guidi nel suo studio

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Nedda Guidi nel suo studio

Le forme cicliche e modulari di Nedda Guidi in mostra a Milano

La mostra in corso alla galleria Scaramouche, curata dall'Archivio Nedda Guidi, offre la possibilità di una retrospettiva completa e accurata della produzione dell'artista dagli anni Sessanta agli Ottanta

Carlotta Mascherpa

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Ha inaugurato il primo ottobre alla galleria Scaramouche la mostra monografica dedicata a Nedda Guidi, esposizione che anticipa le celebrazioni per il centenario della nascita dell'artista e maestra ceramista, attiva a Roma a partire dagli anni Cinquanta e scomparsa nel 2015. Gli spazi di Scaramouche, una sorta di white cube triplicatosi asimmetricamente, forniscono una quinta atemporale per le opere, in gran parte provenienti da collezioni milanesi. Complice anche l’ambientazione post-industriale suburbana oramai quasi introvabile a in città, ci si può quasi immaginare di tornare al fervore intellettuale degli anni ’70, quando la Galleria Arte Centro ospitò le opere più concettuali dell'artista, e Guidi chiosava: 

«Appena arrivata a Milano sono diventata anch’io, come lei, un po´ più pragmatica. Non che già non lo fossi, ma ho avuto di colpo il desiderio di vedere immediatamente i miei lavori già montati e pronti per la mostra; di teorie di pensieri ne ho già fatte abbastanza, forse è solo il desiderio di incontrare le mie amiche, le artiste, e ascoltare in silenzio le loro chiacchiere milanesi» (N. Guidi, 1977, Diari di una viaggiatrice) 

Profondamente influenzata dal determinismo del filosofo americano John Dewy, per Guidi scelta empirica e sperimentazione divengono il fulcro di ogni mutamento: solo tramite l’esperienza si accede a nuovi risultati; l’errore diventa nuova istruzione, nuovo impulso poietico.

É subito dopo il trasferimento da Orvieto a Roma, negli anni Sessanta, che l'artista comincia a sperimentare componendo forme plastiche tridimensionali dalla spessa smaltatura. In mostra, di quel periodo, troviamo Scultura Oggetto n. V, 1966, realizzata in terracotta a smalti ferrosi e rosso rubino. I volumi vengono poi raffinati per sottrazione, fino a divenire forme bidimensionali (Fogli). In una temporalità creativa ciclica, Guidi ritorna successivamente al tridimensionale, con gli oggetti-sculture, abbandonando progressivamente la maiolicatura in favore della materia base, la terracotta. Con essa ricerca una sublimazione concettuale dell´opera, attraverso il riconoscimento dell´identità della materia prima, plasmata nella forma e colore per  creare spazio e dimensione modulari; il processo si osserva bene confrontando Composizione modulare - Semisferoidi, 1971-72, e la scultura dalla serie dal più al meno, 1978, entrambe in mostra. 

Un'immagine della mostra «Nedda Guidi. Memoria lineare» alla galleria Scaramouche di Milano

Il lavoro di Nedda Guidi vive di livelli di significato sovrapposti, che rispecchiano l´essenza infaticabile di un´anima curiosa e ricercatrice, tesa verso un sapere universale raggiungibile solo tramite l´esperienza e l'esercizio personale. 

L'artista ha avuto la volontà e il merito di fondare nel 1976 (con Carla Accardi, Suzanne Santoro, Anna Maria Colucci, Stephanie Oursler e LeoNilde Carabba) la Cooperativa Beato Angelico (primo spazio romano destinato alle artiste donne) e, soprattutto, riconoscendo la centralità di una tradizione secolare, di contribuire alla valorizzazione della ceramica come forma di arte nobile, rifiutando di vedere il ceramista come semplice vasaio. La scultura modulare Morandiana, o vasi rovesciati, ne è dichiarazione artistica: tramite una trasformazione concettuale, Guidi nega la funzione del vaso, ostruendo la bocca e capovolgendo.  

Nedda Guidi battezza l'opera Morandiana in ludico omaggio a Morandi e agli artefatti che popolano le sue nature morte. L'artista riassemblava la composizione modularmente, aggiungendo o sottraendo o sostituendo elementi. In modo simile a come faceva il pittore. Per la Biennale di Venezia 2024, su richiesta del curatore Adriano Pedrosa, l'opera è stata composta da ben ventisette elementi (Nedda Guidi,  60ma Biennale dell´Arte, Forte Marghera, Polveriera Austriaca, 2024), che sulla parete di fondo della struttura dismessa di Forte Marghera ricordavano curiosamente alcune «ultime cene» rinascimentali. 

La mostra in corso, curata dall'Archivio Nedda Guidi, offre così la possibilità di una retrospettiva completa e accurata della produzione dell'artista dagli anni Sessanta agli Ottanta.

Nedda Guidi, «Morandiana», 1988

Carlotta Mascherpa, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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