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Al Guggenheim di Bilbao gli spettatori potranno muoversi tra le opere dell’artista sudafricano, composte da segni descritti come tentativi di liberare impronte psichiche sedimentate, trasformando il movimento in partitura visiva
- Alessia De Michelis
- 21 gennaio 2026
- 00’minuti di lettura
Igshaan Adams, «Breaking linear», 2025 (a sinistra) e «From between crevices», 2025 (a destra)
Courtesy the artist, Thomas Dane Gallery and blank projects. © Igshaan Adams, Bilbao 2026
Le danze emotive di Igshaan Adams impresse su tela
Al Guggenheim di Bilbao gli spettatori potranno muoversi tra le opere dell’artista sudafricano, composte da segni descritti come tentativi di liberare impronte psichiche sedimentate, trasformando il movimento in partitura visiva
- Alessia De Michelis
- 21 gennaio 2026
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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAl Guggenheim Museum Bilbao arrivano opere che nascono dal movimento prima ancora che dalla materia. I lavori di Igshaan Adams nella mostra «Igshaan Adams. Unsettling Dust: The Body’s Archive» (dal 5 maggio al primo novembre) derivano infatti da una serie di performance realizzate ad Atene nel 2024: monotipi prodotti attraverso l’azione collettiva dei corpi, successivamente tradotti in arazzi tessuti su larga scala, qua sospesi nello spazio per permettere allo spettatore di muoversi attorno e tra di esse e tra piccole «nuvole» tessute che sembrano essersi staccate dal campo principale per fluttuare nell’aria.
Alla base di questo ciclo di lavori vi è l’ampliamento della ricerca di Adams verso il territorio del gesto e della danza. La collaborazione con il Garage Dance Ensemble di O’okiep, nella provincia del Capo Settentrionale, terra d’origine della famiglia materna dell’artista, ha dato vita a un processo in cui i danzatori si muovono su tele disposte su pavimenti in linoleum dipinti. Le superfici registrano così «tracce di danza», sovrapposizioni di segni che l’artista descrive come tentativi di liberare impronte psichiche sedimentate, trasformando il movimento in partitura visiva.
Questa attenzione al corpo e alla memoria attraversa l’intera pratica di Igshaan Adams (Città del Capo, 1982). Artista multidisciplinare, Adams intreccia costantemente dimensione personale e politica, attingendo alla propria infanzia a Bonteheuwel, comunità segnata dalle fratture dell’apartheid. Materiali umili come corde, perline e fili metallici vengono elevati a strutture complesse che indagano razza, religione, sessualità e appartenenza. I motivi dei pavimenti domestici in linoleum, ricorrenti nel suo lavoro, diventano astrazioni cariche di intimità e sradicamento. Al Guggenheim, queste trame si fanno spazio e movimento, proponendo la tessitura come gesto corporeo e pratica comunitaria di cura.