Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliI risultati ottenuti nelle aste di primavera a New York e nelle vendite di giugno a Londra hanno riportato entusiasmo nel mercato dell'arte. Le tre principali case d'asta hanno raccolto circa 2,5 miliardi di dollari a New York, quasi il doppio rispetto allo scorso anno, mentre Sotheby's ha firmato a Londra la migliore vendita europea di sempre grazie alla collezione di Joe Lewis. I record stabiliti da Jackson Pollock, Constantin Brâncuși e Mark Rothko sembrano confermare il ritorno della fiducia ai massimi livelli del collezionismo.
Interpretare questi risultati come il segnale di una ripresa generale del mercato sarebbe però fuorviante. Le aste raccontano oggi soprattutto la forza della fascia più alta del collezionismo internazionale, alimentata da opere museali, successioni patrimoniali e patrimoni privati sempre più concentrati. Parallelamente continua invece a emergere un quadro molto diverso nel sistema delle gallerie, dove aumentano le chiusure, crescono i costi di gestione e si riduce la propensione all'acquisto nella fascia intermedia del mercato.
Il contrasto è diventato evidente proprio nelle settimane dei grandi record. Mentre Christie's e Sotheby's celebravano risultati eccezionali, Pace annunciava una profonda riorganizzazione con decine di licenziamenti e una riduzione degli artisti rappresentati. Poco dopo hanno cessato l'attività realtà consolidate come Dépendance a Bruxelles e Tiwani Contemporary a Londra. Non sono episodi isolati, ma il sintomo di un modello economico sempre più sotto pressione.
Il mercato dell'arte, del resto, non è mai stato un organismo unitario. Da una parte opera un ristretto gruppo di collezionisti globali, family office e advisor capaci di muovere centinaia di milioni di dollari su opere ormai considerate asset patrimoniali. Dall'altra si trova il mercato costruito dalle gallerie, che finanziano la ricerca, producono nuove opere, sostengono gli artisti e ne accompagnano la crescita internazionale. Le performance del primo segmento non si traducono automaticamente nella salute del secondo.
Anche le case d'asta hanno modificato profondamente il proprio modello operativo. Garanzie finanziarie, accordi preventivi e la crescente presenza di garanti esterni hanno ridotto il rischio delle grandi vendite, rendendo sempre più prevedibili i risultati. Oggi le aste di fascia alta funzionano con logiche sempre più vicine ai mercati finanziari, dove l'obiettivo principale non è la competizione aperta ma la stabilità dell'investimento.
Le gallerie affrontano invece un contesto opposto. Affitti, trasporti, assicurazioni, fiere internazionali e costi di produzione hanno raggiunto livelli difficilmente sostenibili, mentre advisor, piattaforme digitali e grandi fiere hanno progressivamente sottratto centralità allo spazio espositivo tradizionale. A questo si aggiunge il ricambio generazionale dei collezionisti. Le grandi raccolte che oggi alimentano le aste provengono in larga parte dalla generazione dei baby boomer, ma non è ancora evidente che una nuova generazione acquisti con la stessa continuità lungo tutta la filiera del mercato.
Il risultato è un sistema sempre più selettivo. I grandi capolavori continuano ad attrarre domanda internazionale e raggiungono quotazioni record, mentre la fascia intermedia resta fragile e gli artisti emergenti dipendono sempre di più dalla capacità delle gallerie di sostenere investimenti che richiedono tempi lunghi. Le ultime aste dimostrano quindi che il vertice del mercato gode di ottima salute. Non dimostrano, però, che il mercato dell'arte nel suo complesso sia tornato a crescere. La vera sfida resta quella di mantenere vitale l'infrastruttura che produce nuova ricerca, sostiene gli artisti e rende possibile, domani, la formazione dei capolavori destinati alle grandi vendite internazionali.
Ginevra Borromeo
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Il 14 settembre il Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra San Pietro e il Museo Archeologico-Palazzo Pretorio di Colle Val d’Elsa ospitano una giornata di formazione dedicata alla progettazione di percorsi accessibili alle persone con disturbi dello spettro autistico. Neuropsichiatria, sociologia, psicologia ed educazione museale entrano nello stesso tavolo di lavoro. Il progetto «Art for all» affronta così una questione sempre più centrale per i musei: l’accessibilità come competenza strutturale, dalla progettazione degli spazi alle modalità di fruizione delle collezioni.
Fino al 10 gennaio 2027 Villa e Collezione Panza ospita Josef Albers: Meditations, ventinove opere delle serie Variant/Adobe e Homage to the Square selezionate da Nicholas Fox Weber e distribuite nelle otto stanze del primo piano affacciate sul parco. Una mostra rara, essenziale e sorprendentemente poco raccontata, che trova nella casa costruita da Giuseppe Panza di Biumo intorno alla luce e alla percezione una sede quasi predestinata. Albers non dipingeva il colore: ne metteva alla prova l’instabilità. E chiedeva allo spettatore una cosa oggi sempre più difficile: tempo.
Da Cassina Projects di Milano, Federico Montagna riunisce sei ricerche artistiche intorno al rapporto instabile tra umano e non umano, tra desiderio di controllo, trasformazione e attesa di un equilibrio ancora da raggiungere
Dopo tre anni di chiusura, dal 4 settembre la Piramide Cestia torna accessibile al pubblico con visite gratuite diurne e serali fino al 31 ottobre. Gli interventi della Soprintendenza Speciale di Roma, realizzati nell’ambito del Pnrr-Caput Mundi, hanno interessato illuminazione, accessibilità, verde e apparati informativi. Costruito tra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, il monumento resta una delle testimonianze più spettacolari dell’egittomania che attraversò Roma dopo la conquista dell’Egitto da parte di Augusto.



