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Bottega di Giuseppe Arcimboldo, «Quattro Stagioni» (dettaglio),1573. In asta da Christie’s a Londra il 2 dicembre con stima tra le 800.000 e 1.200000 sterline.

Courtesy Christie’s.

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Bottega di Giuseppe Arcimboldo, «Quattro Stagioni» (dettaglio),1573. In asta da Christie’s a Londra il 2 dicembre con stima tra le 800.000 e 1.200000 sterline.

Courtesy Christie’s.

Le «Quattro Stagioni» di Arcimboldo (di ottima Bottega) stimano oltre 1 milione di sterline

Le «Quattro Stagioni» attribuite alla "Bottega di Arcimboldo", ciclo raro e completo del 1573, sono protagoniste dell’Evening Sale di Christie’s a Londra il 2 dicembre, con una stima compresa 800.000 e 1.200.000 sterline

David Landau

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Un volto che è al tempo stesso frutto, fiore e ramo nodoso. È la natura di Giuseppe Arcimboldo che prende forma umana, è l’ingegno che diventa allegoria. Ora una pregevole forma della composizione delle «Quattro Stagioni» approda il 2 giugno a Londra nell’Evening Sale di Christie’s dedicata agli Old Masters. Queste teste composte, concepite alle corti asburgiche di Vienna e Praga presso Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II, non erano semplici virtuosismi: erano ritratti allegorici, nature morte e strumenti diplomatici. La serie datata 1573, oggi in asta, sopravvive fedele al modello autografo del Louvre, con la sequenza compositiva e il programma araldico intatti.  L’«Inverno» mostra le spade incrociate di Sassonia, simbolo politico, mentre l’«Estate» reca la firma dipinta dell’artista, un dettaglio che testimonia l’abilità tecnica e la cura nella realizzazione. Ogni stagione è resa attraverso elementi naturali accuratamente selezionati, e insieme raccontano il ciclo della natura e il potere simbolico del ciclo. La «Primavera» esplode di fiori e fogliame, simbolo di rinascita e rinnovamento. L’«Estate» si compone di ortaggi, frutti maturi e spighe dorate, evocando la pienezza e l’abbondanza del periodo. L’«Autunno» evidenzia vendemmie e raccolti, con tronchi, botti e foglie ingiallite che mostrano l’equilibrio tra ricchezza e decadenza. L’«Inverno», infine, si presenta spoglio, con rami nodosi, corteccia secca e agrumi appesi, suggerendo rigidità e spogliazione. È un racconto visivo che unisce arte, natura e allegoria politica.

Questa duplice funzione, estetica e diplomatica, emerge chiaramente guardando alla storia della serie. Quando Arcimboldo presentò le opere alla corte asburgica, non si trattava solo di intrattenere: erano doni intellettuali pensati per un’élite in grado di comprenderne i riferimenti politici, cosmologici e dinastici. La sostituzione araldica nell’«Inverno», per esempio, rivela il ruolo del ciclo nello scambio diplomatico: Massimiliano II ordinò un gruppo come dono per Augusto, Elettore di Sassonia, consolidando alleanze cruciali e la fedeltà dinastica. Anche la storia della provenienza rafforza il valore dell’insieme. La tradizione vuole che le tele siano state acquistate a Praga da Elisabetta Stuart, regina di Boemia, e portate in Inghilterra dopo l’esilio del 1620. Presumibilmente donate al suo alleato William Craven, rimasero ad Ashdown House, passando poi a Colin Tennant e infine a Sir Peter Moores. Questo percorso evidenzia la continuità tra corti e collezioni private e conferma l’importanza storica e culturale del ciclo.


 

Bottega di Giuseppe Arcimboldo, «Estate» della serie «Quattro Stagioni»,1573. Courtesy Christie’s.

Bottega di Giuseppe Arcimboldo, «Autunno» della serie «Quattro Stagioni»,1573. Courtesy Christie’s.

David Landau, 28 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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