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Grotte di Osimo, 540 a.C. circa, Osimo, Palazzo Campana

Foto Giulia Lavagnoli

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Grotte di Osimo, 540 a.C. circa, Osimo, Palazzo Campana

Foto Giulia Lavagnoli

Le Marche nascondono una rete di labirinti sotterranei

Ipogei, cisterne romane, cave, cunicoli difensivi e sistemi idraulici: il sottosuolo racconta oltre due millenni di infrastrutture urbane, commerci, difesa approvvigionamento tra città portuali e centri dell’entroterra

Rosalba Cignetti

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Sotto molte città marchigiane sopravvive una seconda geografia che attraversa oltre duemila anni di storia urbana. Corre sotto piazze, palazzi ducali, porti, rocche e centri storici attraverso cisterne romane, ambienti ipogei, cave, cunicoli difensivi, sistemi idraulici e infrastrutture sotterranee che per secoli hanno sostenuto materialmente la vita delle città adriatiche e appenniniche della regione. Più che luoghi separati dalla superficie, questi spazi costituiscono spesso la parte tecnica, produttiva e nascosta delle architetture marchigiane. Ad Ancona il sottosuolo conserva ancora il rapporto originario tra città e porto. Sotto Piazza Stamira sopravvivono grandi cisterne romane costruite tra I e II secolo d.C., parte del sistema idrico della città portuale antica. Le enormi volte in laterizio e i pilastri che scandiscono gli ambienti sotterranei testimoniano la complessità infrastrutturale della Ancona romana. Poco distante, sotto l’Anfiteatro romano di Ancona, passaggi di servizio, strutture murarie e ambienti ipogei attraversano età romana, medievale e moderna fino alle trasformazioni militari e carcerarie del Novecento. Qui le strutture sotterranee documentano la continua trasformazione urbana della città portuale. 

Anche la Mole Vanvitelliana nasce come gigantesca infrastruttura sanitaria e commerciale prima ancora che come architettura monumentale. Progettata da Luigi Vanvitelli dal 1733 su un’isola artificiale pentagonale, serviva a isolare uomini, animali e merci provenienti dai traffici levantini per arginare epidemie e contagi legati ai commerci marittimi. Ancora oggi i magazzini voltati, i percorsi interni e il grande cortile centrale mantengono la logica funzionale del lazzaretto portuale settecentesco. A Camerano il sottosuolo assume una dimensione quasi labirintica. Sotto il centro storico si sviluppa un articolato sistema ipogeo scavato nell’arenaria composta da gallerie, ambienti voltati, sale decorate e percorsi sotterranei la cui origine resta ancora in parte discussa. 


Alcuni spazi conservano colonne scolpite, simboli e decorazioni che hanno suggerito ipotesi di funzioni di rappresentanza o rituali oltre a quelle di deposito e conservazione. Più che semplici grotte, gli ipogei di Camerano costituiscono un vero sistema architettonico sotterraneo strettamente legato allo sviluppo della città di superficie. A Osimo il sottosuolo racconta invece la lunga sovrapposizione tra città romana, difesa medievale e infrastrutture moderne. Cunicoli, cisterne e gallerie attraversano il rilievo su cui sorge il centro storico collegando antichi ambienti di deposito, sistemi idraulici e percorsi difensivi. Alcuni tratti conservano bassorilievi e simboli scolpiti direttamente nella pietra arenaria che nel tempo hanno alimentato letture esoteriche e religiose, originariamente legate soprattutto a funzioni difensive, idriche e di deposito del sottosuolo urbano. A Fermo sopravvive uno dei più importanti complessi idraulici romani dell’Italia centrale. Le cisterne costruite nel I secolo d.C., articolate in trenta camere voltate disposte su tre file parallele, raccoglievano e distribuivano l’acqua dell’antica Firmum Picenum attraverso un sofisticato sistema di canalizzazione. Ancora oggi conserva gran parte delle murature romane e delle superfici impermeabilizzate originarie. Anche Urbino possiede un rapporto strettissimo con l’architettura sotterranea. Sotto il Palazzo Ducale di Urbino si sviluppano cucine, stalle, ambienti di servizio, sistemi di raccolta dell’acqua e percorsi tecnici scavati direttamente nel pendio collinare. La celebre architettura rinascimentale voluta da Federico da Montefeltro poggia infatti su una complessa macchina infrastrutturale invisibile dalla superficie, ma indispensabile al funzionamento della corte ducale. 


Il sottosuolo marchigiano racconta però anche la modernizzazione industriale della regione. Lungo la costa adriatica sopravvivono gallerie ferroviarie ottocentesche, depositi, bunker e infrastrutture portuali costruite tra la fine del XIX secolo e il secondo dopoguerra, mentre nelle aree interne restano cave di pietra, fornaci e attività estrattive che hanno alimentato per decenni edilizia e manifattura regionale. Le Marche sotterranee custodiscono dunque l’anima invisibile delle città: acqua, commercio, difesa, approvvigionamento, traffici marittimi e infrastrutture tecniche che per secoli hanno sostenuto la costruzione urbana della regione. 

Grotte di Camerano, 1327, Camerano

Rosalba Cignetti, 22 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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