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Michele Trimarchi
Leggi i suoi articoliPer quest’anno le «notti magiche» del calcio mondiale ce le siamo risparmiate. Certo, molti l’hanno patita come un’onta, ma da noi al massimo si sarebbe trattato di maxischermi nelle piazze, lattine e cartacce per i netturbini, qualche corteo (non sappiamo se trionfale o funebre, lasciamo i vaticini alla prossima volta, con buona pace di Infantino, presidente della Fifa che governa il calcio). Nel frattempo, fra notizie vere e paure immaginarie (potrebbe essere anche al contrario, vista l’atmosfera apocalittica che si ostina a dominare il dibattito italiano) si fanno previsioni sul turismo dell’estate appena iniziata. Petrolio sì, petrolio no, treni dubitativi, aerei cancellati, timore per qualche automobilista in vena di speronamento della folla. Sembrano tutti d’accordo che la vera notizia sta nella crescita dei prezzi. «Altroconsumo» mette in ordine crescente le previsioni di costo per le vacanze in Italia, considerando che per una settimana una coppia in macchina (fatte salve dunque Sicilia e Sardegna in cui prevale il volo) potrà spendere per viaggio e alloggio dai 641 euro di Firenze e ai 1.672 di Ortisei.
La sequenza è piuttosto circostanziata: le città d’arte sono più moderate, anche Venezia non arriva a 900 euro di spesa settimanale; poi troviamo le spiagge, da Rimini a Gallipoli (in sostanza, Romagna, Salento e Costiera Amalfitana, che quanto meno sono iconiche e presumibilmente più gettonate), per una forbice compresa fra 682 e 1.177 euro; scorrendo ancora, si trovano isole (Taormina, Stintino e Villasimius) con una spesa che oscilla fra 1.256 e 1.654 euro; infine la montagna, con alcune eccezioni appetibili (Pila fra tutte, con 880 euro) ma mediamente sopra i mille euro: Ortisei, appunto, tocca il picco di 1.672 euro. L’analisi mette a confronto queste possibili spese con quelle dell’anno scorso, rilevando che mentre nelle città d’arte e al mare i prezzi scendono, in montagna si mantengono o salgono. E non è una metafora. A cercare ulteriori dettagli, si scopre che pur in una tendenza generale all’aumento, il costo che i turisti affronteranno negli alberghi è leggermente più basso di prima, mentre pare che risulti più alto nei B&B. E questa è la legge della domanda e dell’offerta. Ai fini della valutazione complessiva, mancano i pasti. E qui ci si può affidare all’accortezza dei viaggiatori, con i consueti campanelli d’allarme che fanno notizia soprattutto per i giornali stranieri: il «Times» si è precipitato a indagare sui due gelati venduti a 44 euro a piazza Navona, e anche senza arrivare a queste raffinatezze da manuale della truffa si vede un po’ dappertutto come la ristorazione sia naturaliter famelica e non pochi viaggiatori sembrino ben contenti di farsi fregare. Magari, con un po’ di pazienza si trova una cucina locale. Libero pasto in libera repubblica. I numeri sono comunque molto alti, e non si capisce se sia una buona o una cattiva notizia. Si parla di un flusso in arrivo, per luglio e agosto, di quasi 172 milioni di turisti, soprattutto stranieri. Si prevede che gli italiani preferiscano mete di prossimità, con una comprensibile (e salutare) ascesa dei borghi e delle aree interne in cui il turismo sarà sanamente lento ed esplorativo, con un possibile impatto positivo anche sulla distribuzione dei ricavi oltre la solita cerchia più o meno lobbistica che risucchia la gran parte delle spese dei visitatori. Lo chiamano turismo esperienziale, ed è semplicemente un segnale di età adulta da parte di viaggiatori che non hanno nessuna voglia di farsi irreggimentare in modo rassicurante ma statico e perlopiù tedioso.
L’incertezza sembra comunque prevalere: pare che una buona metà dei «wannabe» turisti italiani abbia cambiato idea in corso d’opera, cercando di orientarsi nel ginepraio di notizie poco incoraggianti che arrivano dal mondo e che hanno il loro inevitabile riflesso nella nostra vita quotidiana: mete più sicure (la valutazione resta soggettiva, ma dà un segnale forte) e tendenzialmente italiane, come rileva un sondaggio condotto dall’Istituto Piepoli sul turismo dell’estate in corso. A tutto questo si aggiunge il dato del tutto nebuloso (in nomen omen) del clima, fra temperature altissime, eventi tropicali e soprattutto imprevedibilità. Ora, al di qua della tendenza provincialmente allarmistica ed enfatica dei giornali, certo la questione non è da poco e bisognerà imparare a convivere con notti un po’ meno magiche a causa dell’afa, e l’irruzione di temporali e grandinate. Pare che la cosa duri fino a settembre inoltrato, secondo quanto afferma il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche e Medio Termine. Ricordando con affetto il colonnello Bernacca (vale solo per chi è boomer), e rimpiangendo l’eleganza asciutta e sottile di Paolo Sottocorona, facciamoci coraggio e prepariamoci a climi che ci sorprenderanno. Mentre aspettiamo il più confortante equinozio d’autunno.
Da settembre, con calma dopo il rientro, sarà tempo di superare l’emergenza permanente che ammanta l’intero settore delle politiche sul turismo, e che continua a offrire alibi. Il neoministro Mazzi ci starà sicuramente pensando. Si tratta di uscire dal limbo tardoagricolo che sta comodo a troppi, e affrontare turisti adulti da una prospettiva non più adolescenziale. Infrastrutture, dunque; e poi politiche coordinate, gestione dei flussi, leggi e tutela per i lavoratori, concorrenza à la Bolkenstein (che il nostro Governo si ostina a ignorare). Ma avremo tempo di (ri)parlarne.
Michele Trimarchi
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