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DIALOGUES. Carol Rama with Rick Owens Furniture

Credit: Paolo Soave

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DIALOGUES. Carol Rama with Rick Owens Furniture

Credit: Paolo Soave

La sfrontata bellezza di Carol Rama

Censurata all'esordio e sostenuta dai più grandi intellettuali del '900, l'artista torinese rivive fino al 20 novembre nella mostra alla galleria Marco Voena, a Milano. Un percorso tra «Bricolage» ed entità biomorfe che si intreccia con il design visionario di Michèle Lamy e Rick Owens

Ada Masoero

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Nata nel 1918 a Torino, scomparsa quasi centenaria (era il 2015), sempre a Torino, nella mansarda oscura di via Napione, vicino al Po, dove si era trasferita con la madre negli anni Quaranta dopo il tracollo economico e il suicidio del padre, vivendo per decenni in quelle stanze che lei aveva foderato di carta nera come fossero una grande camera oscura (o un drammatico set in cui mettere in scena la sua «vita inimitabile»), Carol Rama conobbe il primo, vero riconoscimento istituzionale nel 2003, a 85 anni, quando ricevette il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia. Non che prima non avesse avuto mostre importanti, personali e collettive (tra queste, «L’altra metà dell’avanguardia», 1980, di Lea Vergine), ma c’era sempre stata in lei una tale, sconcertante trasparenza nel mettere in scena i fantasmi più disturbanti della sua mente, da risultare intollerabile, specie all’inizio, per la proverbiale pruderie torinese di quegli anni. Tanto che la sua prima mostra, nel 1945, fu chiusa per oscenità prima ancora di essere inaugurata (va detto che la scelta della sede non fu strategica: era l’Opera Pia Malati Poveri, con le sue solerti, e pie appunto, dame di carità). 

A supportarla c’erano però Felice Casorati, nume dell’arte torinese, e con lui, presto, Edoardo Sanguineti, amico di una vita, Albino Galvano, pittore e filosofo (con cui aderì al Mac-Movimento Arte Concreta torinese), il musicologo Massimo Mila e l’architetto Carlo Mollino: il meglio della cultura non solo torinese di allora, che frequentava assiduamente la sua cupa casa-studio. Ma per gli altri, come accettare quelle sue carte sconvolgenti con donne mutilate delle gambe e delle braccia eppure oscenamente provocanti, lingua e vulva colorate di rosso vivo, con quei presidi ortopedici, quelle cannule da enteroclisma, quegli oggetti che attengono agli aspetti più privati, e miseri, dell’umano, da lei esibiti con una sfrontatezza deliberata, ad altissimo tasso di provocazione?

Carol Rama, La Guerra è astratta, 1971

Carol Rama, Bricolage, 1964

Li riprenderà, seppure in forma diversa, negli ultimi anni, ma nel frattempo, dai Sessanta, crea i «Bricolage», così battezzati da Sanguineti facendo riferimento a Claude Lévy-Strauss, e nei Settanta quei poi celebri lavori realizzati con le camere d’aria delle biciclette, entità artificiali ma biomorfe, che paiono intestini ma sono di gomma, flosci e inquietanti. Sono, questi, gli anni più felici della sua vicenda d’artista, e proprio a questi due decenni appartengono le opere presentate da Marco Voena nella sua galleria di Milano fino al 20 novembre. 

Ci sono due «Bricolage» del 1964, uno con gli allarmanti occhietti di bambola, e c’è (del 1966) la pelle conciata e dorata di un inconoscibile animaletto peloso, attraente e orrifica al tempo stesso, con un inchiostro dedicato alla nascita di un bambino in cui figurano le sue filze di numeri, due lugubri macchie nere e  un teschio, e poi il bellissimo cartone nero con il vortice bianco e le barbaglianti sferette di metallo applicate, e le grandi tele dei primi anni Settanta con le camere d’aria ritagliate e organizzate in composizioni astratte: tutte opere miliari del suo percorso, doppiamente rare perché provenienti da collezioni di chi l’ha conosciuta e frequentata.    

Non sono da soli, però, i lavori di Carol Rama in questa mostra, ma si confrontano in un singolare «Dialogue» con alcuni arredi-scultura di Rick Owens (1961), il visionario stilista e designer statunitense che qui presenta, nell’allestimento della non meno creativa e celebre moglie Michèle Lamy, delle panche in cemento o in alluminio annerito dalle forme pachidermiche e primordiali una delle quali, con un tipico guizzo «alla Voena», è posta di fronte a un «Compianto» del Maestro della Pentecoste Cernuschi, un artista foppesco attivo tra Lombardia e Liguria nell’ultimo quarto del XV secolo.

Carol Rama, Untitled, 1964

Carol Rama, Untitled, 1966

Ada Masoero, 06 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

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