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Un titolo in portoghese, «Muitos estudos para uma casa de limão», per la personale di Pier Paolo Calzolari (che vive a Lisbona) presentata da Repetto Gallery dal 1° al 25 ottobre, mentre al Madre di Napoli si è appena conclusa la grande mostra, curata da Achille Bonito Oliva e Andrea Viliani, dedicata anch’essa ai dipinti e disegni.
La mostra londinese, curata da David Anfam (cui si deve, tra l’altro, la più grande rassegna in Europa sull’Espressionismo astratto americano, tenuta nel 2016-17 alla Royal Academy of Arts), esibisce 22 lavori su carta Torchon Arches applicata su tavola, realizzati con sale, tempera al latte, pastels à l’écu (pastelli grassi) e pastelli a olio, e documenta il versante pittorico di questo artista, nato a Bologna nel 1943, che alla fine degli anni Sessanta è stato tra i fondatori e i maestri dell’Arte povera.
Di quel linguaggio Calzolari ha creato una declinazione votata alla poesia e al sentimento del «sublime», tra Barocco e Romanticismo: innamorato di Georges de La Tour e di Caspar David Friedrich, l’artista si è lungamente servito di due elementi a loro cari come il fuoco per il primo, e il ghiaccio (ghiaccio vero, ottenuto con strutture refrigeranti) per il secondo.
Ma nel tempo ha utilizzato anche foglie di tabacco, carbone, legno, margarina, foglia d’oro e sale, che torna, dominante, in questi ultimi lavori pittorici cui tale materia conferisce, insieme alla tempera al latte, un biancore luminoso e sereno, una tonalità inattesa di quiete. Al tono (solo in apparenza?) gioioso concorrono naturalmente i colori vivaci e la stesura «lenta» dei pastelli, che consegnano queste opere a un universo di nuova serenità.

Un’opera senza titolo di Pier Paolo Calzolari della serie «Muitos estudos para uma casa de limão» (2018)
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