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Courtesy of Flora Yukhnovich

Credits Adama Jalloh.

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Courtesy of Flora Yukhnovich

Credits Adama Jalloh.

La luce di Venezia entra nelle tele cinematografiche di Flora Yukhnovich

A Venezia, la galleria Victoria Mirò ospita, dal 5 maggio, «Egg», la nuova mostra di Flora Yukhnovich, dove l’uovo diventa simbolo di vita, trasformazione e narrazione. Tra mito, Rococò e contemporaneità, l’artista intreccia storia e presente in un dialogo pittorico intenso e fisico, invitando lo spettatore a percepire la creazione come esperienza viva

Nicoletta Biglietti

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L’uovo è origine. E enigma. Un’immagine primaria, attraversata nei secoli da miti, religioni e racconti che provano a dare forma all’inizio, al caos, alla possibilità stessa della vita. È da questa figura archetipica che prende forma «Egg», la nuova mostra di Flora Yukhnovich alla galleria Victoria Miro di Venezia. Un progetto che non si limita a evocare la nascita, ma interroga il modo in cui le narrazioni della creazione si trasformano nel tempo, adattandosi ai contesti e resistendo a letture univoche.

Le opere inedite dialogano tra loro. E con lo spazio. Un murale site-specific attraversa la galleria, mentre forme ricorrenti emergono e si modificano da tela a tela, come variazioni su un tema, in una costruzione visiva che richiama la struttura di un canone musicale. La pittura, qui, è materia instabile. Densa. Contraddittoria. Il gesto di Yukhnovich è fisico, ma anche profondamente emotivo: stratifica, accumula, dissolve. Ogni superficie diventa un campo di tensione in cui il colore si espande e si ritrae, lasciando affiorare ambiguità e aperture. Prima si percepisce. Poi, si interpreta. E Venezia entra nel lavoro. Senza forzature. La luce filtrata, i riflessi dei canali, la dimensione fluida della città amplificano la sensazione di trasformazione continua, rendendo lo spazio espositivo parte attiva del processo visivo – quasi una cassa di risonanza delle immagini. In questo dialogo tra corpo, luce e materia, emerge un richiamo archetipico. Qualcosa che precede la forma stessa. Lo spazio invita a considerare figure primordiali, simboli che da sempre accompagnano l’esperienza umana di nascita e trasformazione. Tra questi, l’uovo si impone come presenza sottile, invisibile eppure ovunque percepibile. Il simbolo dell’uovo, infatti, attraversa culture e tempi. Dall’India all’Egitto, dalla Grecia alla Cina, fino alle tradizioni fenicie, l’“uovo cosmico” rappresenta l’origine del mondo, un principio che contiene in sé ordine e disordine, potenza e forma. Nell’Orfismo, racchiude il cosmo e lo spirito creativo. Nella riflessione di studiosi come Mircea Eliade, diventa dispositivo di trasformazione, soglia tra ciò che è e ciò che può diventare.

Yukhnovich si inserisce in questa linea. Ma la sposta. Trasforma un simbolo antico in esperienza pittorica contemporanea, traducendo un immaginario stratificato in superfici che vibrano tra astrazione e figurazione, tra memoria storica e sensibilità presente. Il suo linguaggio nasce da un confronto diretto con la pittura. Lento. Intensivo. Nata a Norwich nel 1990 e basata a Londra, Yukhnovich sviluppa il proprio stile a partire dagli studi al City & Guilds, costruendo una pratica fondata sulla relazione fisica con la tela: grandi formati che coinvolgono il corpo, mesi di lavoro per ogni dipinto, sovrapposizioni che generano profondità visive complesse e immersive.

Il passato è una presenza costante. Ma non è mai citazione. Il Rococò francese – da Boucher a Fragonard – riaffiora insieme a immagini contemporanee, suggestioni cinematografiche, collage digitali e frammenti visivi provenienti dalla cultura dei social media. Il risultato è un equilibrio instabile tra eleganza ed eccesso, tra raffinatezza e una dimensione quasi tattile del colore, che a tratti richiama estetiche vicine al decorativo o al pop. Anche Venezia lascia tracce precise. Durante la residenza artistica del 2024 nello studio veneziano di Victoria Mirò, Yukhnovich studia i soffitti di Tiepolo, cercando di restituire quella sensazione di apertura e ascesa che trova una risonanza naturale nella forma ovale –  un rimando implicito all’uovo. Emergono echi della «Pala di Brera» di Piero della Francesca, con il suo uovo sospeso come simbolo di perfezione e origine, così come richiami alle forme embrionali della pittura barocca. La pittura diventa così un organismo. In crescita. La pennellata stessa può essere letta come un atto generativo, una cellula che si moltiplica sulla superficie, contribuendo a una costruzione visiva in continua espansione, dove ogni elemento partecipa a un equilibrio mai definitivo.

Negli ultimi anni, la carriera dell’artista si è consolidata rapidamente, con mostre istituzionali alla Frick Collection di New York e alla Wallace Collection di Londra, fino al debutto internazionale con «Into the Woods» in Danimarca. Le sue opere entrano in collezioni come l’Hirshhorn Museum, la National Gallery of Victoria e la Government Art Collection di Londra. Ma al centro resta il lavoro. Sempre.

Nicoletta Biglietti, 06 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

La luce di Venezia entra nelle tele cinematografiche di Flora Yukhnovich | Nicoletta Biglietti

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