Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Alcuni degli antichi «baba» oggetto di attenzione da parte delle autorità ucraine

Foto tratta da Facebook

Image

Alcuni degli antichi «baba» oggetto di attenzione da parte delle autorità ucraine

Foto tratta da Facebook

La corsa contro il tempo dei «Monuments Men» ucraini

I funzionari della cultura agiscono con la collaborazione delle unità dell’esercito per mettere in salvo i «Baba», antiche figure realizzate da popoli nomadi di origine turca  

Vittorio Bertello

Leggi i suoi articoli

Le autorità culturali ucraine stanno accelerando le operazioni per rimuovere e proteggere le statue di pietra conosciute come «Baba» o «figure dei Polovtsy» (XII-XIII secolo), mentre le forze russe avanzano sempre più verso l’interno del Paese.

L’intervento urgente, concentrato nelle regioni di Dnipropetrovsk, Donetsk e Zaporizhzhia, prevede la collaborazione tra il Museo storico nazionale di Dnipro e le unità dell’esercito ucraino. L’obiettivo è quello di impedire il saccheggio o la distruzione di questi reperti, considerati un antico retaggio delle civiltà originarie dell’Ucraina.

«Queste operazioni vengono svolte sotto la costante minaccia dei droni e dell’artiglieria russi», ha dichiarato ai media lo storico Yurii Fanyhin, collaboratore del Museo storico nazionale di Dnipro.

Fanyhin ha ricordato come si è deciso di iniziare la missione: «È stato un soldato del dipartimento di Difesa Territoriale. Ha visto la statua nel giardino di un villaggio e me ne ha parlato. Per caso, ho parlato con un amico polacco che ne aveva viste altre nelle vicinanze. Tra febbraio e marzo siamo riusciti a salvarne tre».

I cosiddetti «Baba», che si ritiene raffigurino guerrieri o donne nobili, furono creati dalle tribù cumane, popoli nomadi di origine turca che vissero nella regione delle steppe fino al XIII secolo.

«Erano nomadi di origine turca chiamati Cumani o Polovtsiani», ha spiegato Fanyhin. Per i funzionari culturali ucraini, salvare i «Baba» è sia uno sforzo di conservazione, sia un atto di sfida.

«Per Mosca, quei territori appartengono a loro: sono slavi, secondo la loro versione», afferma Oleksandr Starik, direttore del Museo Dnipro. «I popoli nomadi come i Polovtsiani sono estranei alla loro mitologia».

Precedentemente era giunta un’informazione secondo la quale l’invasione russa su larga scala aveva danneggiato oltre 1.255 siti del patrimonio culturale in Ucraina, compresi monumenti nazionali, siti di importanza locale e alcuni documentati di recente.

Alcuni «baba» tipici delle regioni di Dnipropetrovsk, Donetsk e Zaporizhzhia

Vittorio Bertello, 04 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

La dichiarazione dell’Agence France Muséums arriva dopo una ripresa degli attacchi missilistici iraniani agli Emirati Arabi Uniti. Il trasferimento delle opere prestate dalla Francia non è quindi all’ordine del giorno

Trentaquattro anni fa un suo impiegato, Nigel Peverett (morto nel 2023), fu colto sul fatto. Gli inquirenti procedettero immediatamente alla perquisizione della sua abitazione, dove trovarono decine di altre opere d’arte. A dare ora al pubblico la notizia, della quale le forze dell’ordine britanniche sono sempre state al corrente, è un libro pubblicato in questi giorni

Prevista per il 17 marzo un’apertura straordinaria nel Museo napoletano con un percorso di visita tattile gratuita (anche sui bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno) per non vedenti e ipovedenti. Anteprima per la stampa il 10 del mese, nella giornata di formazione delle guide non vedenti

Nel Sud-ovest del paese una missione archeologica ispano-svedese ha scoperto una serie di sei siti minerari risalenti all’Età del Bronzo. Da raffronti basati sull’analisi degli isotopi di piombo e su studi chimico-metallurgici di manufatti scandinavi, l’ipotesi è che il metallo di cui questi sono composti sia proprio di provenienza iberica

La corsa contro il tempo dei «Monuments Men» ucraini | Vittorio Bertello

La corsa contro il tempo dei «Monuments Men» ucraini | Vittorio Bertello