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Roy Lichtenstein, «Little Aloha», 1962, The Sonnabend Collection Foundation

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Roy Lichtenstein, «Little Aloha», 1962, The Sonnabend Collection Foundation

La collezione Sonnabend trova casa a Mantova

Dal prossimo inverno la raccolta messa insieme dai coniugi americani nel secondo Novecento sarà esposta permanentemente a Palazzo della Ragione

Cecilia Paccagnella

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All’alba degli anni Sessanta, una coppia di mercanti dagli Stati Uniti arrivò in Italia con la speranza di stabilirsi a Roma per lavorare a stretto contatto con il gallerista Plinio de Martiis (Abruzzo, 1920-Roma, 2004) e i membri della Scuola di Piazza del Popolo. Ben presto si resero conto che, per quanto fervente e stimolante, quell’ambiente non era pronto ad accogliere le loro idee, interpretate come pretesto per istituire in Europa un avamposto al fine di promuovere l’arte americana. Fu così che Ileana (Bucarest, 1914-New York, 2007) e Michael (Polonia, 1900-New York, 2001) Sonnabend inaugurarono nel 1962 il proprio spazio espositivo a Parigi e riuscirono solo qualche anno dopo a penetrare nel tessuto culturale e artistico della penisola grazie a Gian Enzo Sperone.

A distanza di sessant’anni, la Sonnabend Collection riesce finalmente a trovare casa su suolo italiano: a partire dal prossimo inverno, grazie alla collaborazione tra il Comune di Mantova, la Sonnabend Collection Foundation e Marsilio Arte, undici ambienti di Palazzo della Ragione a Mantova accoglieranno permanentemente le opere collezionate dai coniugi in circa mezzo secolo.

Il percorso espositivo, elaborato da Federico Fedel, ricostruisce il tragitto visionario e gli interessi dei Sonnabend coltivati con impegno e volti al sostegno degli artisti e dei movimenti che hanno segnato la cultura visiva del secondo Novecento. Iconici capolavori dell’arte americana, come «Figure 8» (1958) di Jasper Johns, «Little Aloha» (1962) di Roy Lichtenstein, «Campbell’s Soup» (1962) di Andy Warhol e «Kite» di Robert Rauschenberg che vinse il Leone d’Oro alla Biennale del 1964, vengono esposti accanto ad opere seminali della Pop Art con artisti come Jim Dine, James Rosenquist e Tom Wesselmann, Michelangelo Pistoletto e Mario Schifano. Gli anni Sessanta e Settanta sono rappresentati dal Minimalismo di Donald Judd e Robert Morris, sviluppato poi nel campo della scultura con Bruce Nauman e Richard Serra, nonché con l’Arte Povera di Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini e Gilberto Zorio. Lo sguardo alla fotografia e alla performance è testimoniato invece dalla collaborazione con Bernd & Hilla Becher, Luigi Ontani, Vito Acconci, Gilbert & George, Candida Hoefer e Matthias Schaller, mentre la pittura tedesca degli anni Ottanta dai lavori di Jorg Immendorff, Anselm Kiefer e A.R. Penck, Jeff Koons e Haim Steinbach.

Da sinistra: Ileana Sonnabend, Robert Rauschenberg e Michael Sonnabend

Cecilia Paccagnella, 22 gennaio 2025 | © Riproduzione riservata

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