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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliLa chiusura di Nifty Gateway, uno dei marketplace più visibili del boom degli NFT, potrebbe sembrare l’ennesima prova del declino dell’arte su blockchain. In realtà, per molti osservatori del settore, il fenomeno racconta una storia più complessa: non la fine degli NFT, ma la fine della loro prima stagione.
Lanciata nel 2020, Nifty Gateway era stata una delle piattaforme simbolo della fase più euforica del mercato, quella culminata nel marzo 2021 con la vendita da 69,3 milioni di dollari di Everydays: The First 5000 Days di Beeple da Christie’s. All’inizio del 2026 i proprietari hanno annunciato la chiusura definitiva del sito, completata il 23 febbraio, aggiungendosi a una serie di altre piattaforme che negli ultimi anni hanno cessato le attività, tra cui KnownOrigin, MakersPlace e LG Art Lab.vIl contesto economico non ha certo aiutato. Tra il settembre 2025 e l’inizio del 2026 il valore del Bitcoin è sceso di oltre il 40%, trascinando con sé anche altre criptovalute come Ether, la moneta nativa della blockchain Ethereum su cui si basa gran parte dell’ecosistema NFT. Eppure, secondo diversi operatori del settore, leggere questi eventi come la fine dell’arte tokenizzata sarebbe un errore di prospettiva. Fine delle piattaforme, non delle opere
Per Adam Heft Berninger, fondatore della Heft Gallery di New York, la chiusura di marketplace come Nifty Gateway non rappresenta un collasso del sistema ma piuttosto una fase di assestamento. Altri osservatori sono ancora più critici nei confronti del modello incarnato da Nifty Gateway. Secondo Muriel Quancard, consulente specializzata in arte digitale, la piattaforma aveva progressivamente allontanato molti appassionati di criptoarte con politiche considerate poco trasparenti.
Alla base del dibattito c’è anche un malinteso più ampio: la tendenza a considerare gli NFT come un’unica categoria artistica. Nella percezione pubblica l’arte su blockchain resta spesso associata a un numero limitato di fenomeni molto visibili - dalle immagini iperpop di Beeple alle collezioni seriali come Bored Ape Yacht Club, le celebri scimmie digitali che hanno dominato la scena nei primi anni del mercato. Ma per molti artisti e curatori questo rappresenta solo una piccola parte del panorama.
In questo nuovo scenario alcuni artisti stanno abbandonando il modello delle grandi piattaforme per tornare a una distribuzione più simile a quella del mercato dell’arte tradizionale. Il duo artistico LoVid, ad esempio, dopo aver partecipato al boom del 2021–2022 con una collezione di 400 opere sulla piattaforma Art Blocks, ha progressivamente ridotto i lanci su larga scala. Oggi distribuisce opere tokenizzate attraverso gallerie fisiche o direttamente dallo studio. In alcuni casi gli NFT vengono utilizzati come certificati digitali di autenticità, associati a opere fisiche come dipinti, fotografie o video.
Una strategia simile è stata adottata anche da alcune gallerie. Alla Heft Gallery molte opere presentate includono una componente tokenizzata che registra la proprietà dell’opera su blockchain, anche se il termine “NFT” non viene sempre utilizzato esplicitamente. Parallelamente stanno emergendo piattaforme considerate più vicine alle esigenze degli artisti, come OpenSea, Feral File o gli ambienti basati sulla blockchain Tezos, spesso utilizzata per progetti di arte generativa e sperimentale. Per Quancard, il punto centrale è distinguere tra infrastruttura tecnologica e momenti speculativi del mercato.
Il ciclo degli NFT sembra quindi aver attraversato la sua fase più spettacolare -quella segnata da record d’asta e speculazioni finanziarie- per entrare in un momento più silenzioso ma forse più strutturale. In questa nuova fase, la blockchain tende a diventare uno strumento integrato nella pratica artistica, piuttosto che un fenomeno mediatico autonomo.
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