Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Anna Maria Farinato
Leggi i suoi articoliSituata nel cuore antico di Marsiglia, nel quartiere Le Panier, la cappella del seicentesco Centre de la Vieille Charité da qualche anno ospita per iniziativa dei Musées de Marseille opere inedite, concepite da artisti contemporanei internazionali per «risuonare» con la storia e l’architettura del luogo, in origine destinato a essere un riparo per gli indigenti.
Dopo Erwin Wurm (2019), Paola Pivi (2021) e Ghada Amer (2023), per il 2025 l’invito è stato rivolto a Laure Prouvost (Croix, 1978), l’artista attiva tra Anversa, Londra e Bruxelles che nel 2019 ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia (nonché vincitrice a sorpresa nel 2013 del britannicissimo Turner Prize).
Prouvost, il cui lavoro intreccia realtà e finzione, video, scultura, pittura, arazzeria e performance, dispiega nell’ambiente della Cappella la monumentale installazione visiva e sonora «Mère We Sea», una figura materna e feconda. Un lavoro poetico ispirato alla storia del complesso monumentale e degli abitanti del quartiere, di ieri e di oggi, che sarà visibile dal 2 aprile all’11 gennaio.
Un mese dopo, in occasione della Notte europea dei musei (dal 17 maggio all’11 gennaio), il [mac] Musée d’art contemporaine presenta nella [mac]room l’opera filmica e narrativa «They Parlaient Idéale», film centrale dell’installazione «Deep See Blue Surrounding You / Vois Ce Bleu Profond Te Fondre» allestita nel Padiglione francese alla Biennale del 2019. Il film è un’allegra epopea girata durante un viaggio attraverso la Francia, dalla periferia di Parigi al Nord del Paese, alle «calanques» di Marsiglia e, infine, a Venezia.
Una veduta di «Deep Blue Surrounding You / Vois ce bleu profond te fondre» (2019) l'installazione di Laura Prouvost per il Padiglione francese alla 58ma Biennale di Venezia. Cortesia dell’artista, Galerie Nathalie Obadia, carlier/gebauer, Lisson Gallery. © Adagp, Parigi, 2020
Altri articoli dell'autore
Una ricerca avviata nel 2021 ha confermato che cinquantacinque dei novantasei oggetti conservati nei musei elvetici sono legati alle razzie compiute nel 1897 dai soldati britannici nel Palazzo Reale di Benin City. Il Museum Rietberg ha trasferito al Paese africano la proprietà di manufatti di «eccezionale importanza culturale» per i discendenti della famiglia reale
Ampliate e riallestite, dopo due anni di chiusura, presentano la collezione di «cose belle» della coppia di collezionisti britannici: 1.200 oggetti d'oro e d'argento, tabacchiere imperiali, smalti dipinti e i celebri micromosaici, Un'intera sala è dedicata alle nuove ricerche sulla provenienza degli oggetti
Al Museo di Belle Arti di Gent quaranta pittrici, scultrici e incisore tra Anversa e Amsterdam, cadute nell’oblio dopo essere state famose e celebrate in vita, si riprendono la scena
Nei 91 sepolcri e bare di principi e re della dinastia prussiana qui custoditi si riflettono cinque secoli di cultura funeraria e di stili artistici. I lavori sono costati 29 milioni di euro



