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La «Maddalena senza testa» di Artemisia Gentileschi è in asta a Vienna

L'insolito dipinto, copia dell'opera conservata agli Uffizi di Firenze, è proposto da Dorotheum con la stima di 120-170 mila euro e porta con sé i residui di una vicenda misteriosa e violenta

Camilla Sordi

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Nel panorama del mercato antiquario internazionale, dove solitamente si esalta l'opera che ha avuto la fortuna di ben conservarsi, capita raramente che la sottrazione, una mancanza, diventi l'elemento chiave del lavoro. E del suo passaggio in asta. Ma è proprio per ciò che è assente che incuriosisce l'opera che il prossimo 28 aprile Dorotheum proporrà in vendita a Vienna. Si tratta di una replica autografa della Santa Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi, un olio su tela databile tra il 1615 e il 1620 che si presenta allo sguardo privo del suo elemento più magnetico, ovvero il volto della protagonista. L'opera, valutata 120-170 mila euro, porta dunque con sé i residui di una vicenda misteriosa e violenta.

Il dipinto è riemerso nel 2011 dai sotterranei di una collezione privata tedesca, portando impressa sulla tela la cicatrice di un taglio netto che ha rimosso la testa della Santa. Gli esperti ipotizzano che la mutilazione sia avvenuta durante il caos e i saccheggi della Berlino del dopoguerra, trasformando un’opera devozionale in una cruda testimonianza. Se la celebre versione di Palazzo Pitti a Firenze ci permette di leggere il tormento interiore della Maddalena attraverso i suoi tratti somatici (un dolore che la critica ha spesso sovrapposto ai traumi biografici della stessa Artemisia dopo il processo per stupro), questa versione berlinese parla invece attraverso l'assenza. Paradossalmente, come suggerito dallo specialista Marc MacDowell, la «decapitazione» conferisce al ritratto una potenza espressiva quasi contemporanea, spostando l'enfasi sulla fisicità del gesto e sulla materia pittorica.

Artemisia Gentileschi, Maria Maddalena, un frammento (c. 1615 - 1618). Dorotheum

Artemisia Gentileschi, Santa Maria Maddalena (ca. 1620). Gallerie degli Uffizi, Firenze

L’attribuzione alla mano di Gentileschi, confermata da studiosi del calibro di Roberto Contini e Riccardo Lattuada, poggia su una serie di varianti compositive che ne attestano l'autografia se confrontata alla versione fiorentina. Non si tratta di una copia servile, ma di una rielaborazione consapevole. Il panneggio delle vesti appare qui più ricco e virtuosistico, quasi a voler compensare con il fasto dei tessuti la diversa economia simbolica della scena. Artemisia scelse infatti di modificare l'assetto degli oggetti iconografici, variando la posizione dello specchio, eliminando l'iscrizione latina e il teschio, e spostando il vasetto di unguento dal primo piano allo sfondo. Le analisi agli infrarossi hanno confermato che i pigmenti e l'evoluzione del disegno sottostante appartengono senza dubbio alla mano dell'artista, collocando l'esecuzione negli anni cruciali del suo soggiorno fiorentino, quando la giovane pittrice cercava riscatto e autonomia creativa lontano dalle ombre romane.

È estremamente insolito che un'opera di tale rilevanza storica giunga all'asta con una lacuna così centrale; solitamente il mercato propone piccoli dettagli salvati da composizioni distrutte, come accaduto recentemente per un frammento della Galatea venduto con risultati straordinari. In questo caso, l'opera conserva la sua intera struttura architettonica pur essendo stata privata del suo cuore emotivo. La Maddalena senza sguardo costringe lo spettatore a confrontarsi con una bellezza mutilata, dove il vuoto lasciato dal taglio diventa una parte integrante della narrazione, rendendo il dipinto una metafora involontaria ma potentissima della resilienza e della sopravvivenza dell'arte stessa attraverso le pieghe più oscure della storia europea.

Camilla Sordi, 13 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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