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Germano D’Acquisto
Leggi i suoi articoliLa Costa Smeralda ha un curioso problema: è così bella che quasi nessuno la guarda davvero. Il mare distrae, gli yacht pure. Così passano inosservati i dettagli che l’hanno resa un’icona mondiale: un muro di granito che segue la collina invece di interromperla, un albergo che sembra una formazione geologica, una piazza che appare antica pur essendo stata disegnata negli anni Sessanta. Bastano quarantotto ore per scoprire che il vero lusso di questo luogo non è ciò che si vede, ma ciò che normalmente sfugge.
Del resto, pochi sanno che la Costa Smeralda non è nemmeno un toponimo, ma un marchio nato dalla visione del principe Karim Aga Khan IV e ancora oggi custodito dal Consorzio Costa Smeralda. Più del 96% del territorio amministrato rimane spazio verde e la stagione turistica, che un tempo durava appena quattro mesi, oggi si estende per sette. È la dimostrazione che il lusso può crescere senza consumare il paesaggio.
Le quarantotto ore possono cominciare soltanto da Porto Cervo, il paese che in realtà non è mai esistito. Luigi Vietti lo inventa negli anni Sessanta assemblando frammenti di Mediterraneo: vicoli stretti, logge, piazze irregolari, pergolati, archi e scale che costringono a rallentare. Nulla cerca la monumentalità. Tutto invita alla scoperta. Salendo verso la Chiesa di Stella Maris, con il suo candido campanile affacciato sul porto, si comprende subito che qui arte, spiritualità e paesaggio parlano la stessa lingua. Poco distante, il Villaggio Pevero e Villa Tamarisca mostrano il lato più raffinato del "metodo Vietti": case che seguono il profilo della collina, terrazze che diventano giardini e muri che sembrano appartenere da sempre alla Gallura.
La strada scende verso Pitrizza, che più di un semplice hotel può diventare la base ideale da cui partire per esplorare la Costa Smeralda. La sua posizione, appartata ma a pochi minuti da Porto Cervo, Baja Sardinia e dalle principali spiagge della Gallura, permette di attraversare facilmente questo tratto di costa senza rinunciare alla sensazione di abitare un rifugio immerso nella natura. Progettato da Luigi Vietti nel 1963, continua a essere uno degli esercizi di architettura mediterranea più raffinati del Novecento. Vale la pena attraversare il resort: muri a secco, granito gallurese, tetti verdi, travi di ginepro e pergolati sembrano emergere naturalmente dal promontorio, mentre le 49 camere e le 16 ville indipendenti si distribuiscono lungo la collina come un piccolo borgo affacciato sul mare. La celebre piscina d'acqua salata scolpita nella roccia, considerata la prima infinity pool della storia dell'hôtellerie, continua a dialogare con il paesaggio invece di competere con esso. Il pranzo trova il suo ritmo naturale al The Grill, il ristorante del Pitrizza, affacciato direttamente sulla baia e aperto anche agli ospiti che non soggiornano nell’hotel. Anche qui la cucina segue la filosofia dell’architettura: niente effetti speciali, ma materia prima, luce e paesaggio. La pasta fresca, i delicati frutti di mare, il pescato del giorno cotto alla brace e gli ingredienti del territorio raccontano una Sardegna autentica, senza inutili esercizi di stile. Anche l’ospitalità parla la stessa lingua, con menu dedicati ai bambini e pappe preparate al momento su richiesta, piccoli dettagli che fanno capire come il lusso possa essere soprattutto attenzione. Il pomeriggio può trascorrere tra una nuotata nella baia, qualche ora di quiete sulla spiaggia privata o semplicemente osservando come Vietti abbia costruito un albergo che sembra chiedere il permesso alla natura invece di imporsi su di essa.
Stella Maris
Quando il sole inizia a scendere dietro gli alberi delle barche, è il momento di tornare a Porto Cervo. La cena è da Zuma, ospitato all’interno dello storico Cervo Tennis Club. Nato a Londra nel 2002 dall'intuizione di Rainer Becker e Arjun Waney, il marchio ha esportato nel mondo il modello dell’izakaya giapponese, dove cucina, design, musica e convivialità fanno parte della stessa esperienza. A Porto Cervo, però, Zuma assume un carattere tutto mediterraneo: la terrazza affacciata sulla marina, la brezza che attraversa gli spazi open air e la luce che si riflette sull’acqua trasformano il ristorante in una sorta di ponte sospeso sul porto. Sushi, robata e cocktail accompagnano uno dei tramonti più iconici della Costa Smeralda, dimostrando come anche un brand globale possa dialogare con l'identità del luogo che lo ospita.
Il secondo giorno è dedicato agli architetti che hanno completato il racconto della Costa Smeralda. Jacques Couëlle trasforma l’architettura in scultura. A Casa Renaredda e soprattutto al Cala di Volpe le pareti si incurvano, le finestre cambiano forma, i tetti sembrano onde modellate dal maestrale. Suo figlio Savin Couëlle porta questa ricerca ancora oltre, progettando case che quasi scompaiono tra olivastri, rocce e pergolati, mentre Michele Busiri Vici completa il racconto con archi, logge, corti e superfici bianche che ancora oggi definiscono l’immaginario della Costa Smeralda.
A pranzo vale la pena uscire dal perimetro del Consorzio e raggiungere Baja Sardinia. All’interno del Phi Beach, incastonato tra scogliere granitiche e affacci spettacolari sul mare, Nammos rappresenta il volto più cosmopolita della destinazione. Nato a Mykonos nel 2003 e diventato negli anni un marchio internazionale capace di unire ristorazione e intrattenimento, qui cambia ritmo durante l’arco della giornata. A pranzo domina un’atmosfera rilassata, fatta di tavoli vista mare, convivialità e lunghe soste senza fretta; con il calare del sole lo scenario si trasforma, lasciando spazio alla musica dal vivo e ai DJ set che hanno reso il Phi Beach uno dei luoghi simbolo dell'estate mediterranea.
Il presente della Costa Smeralda, però, non vive soltanto di memoria. Porto Cervo continua a reinventarsi con nuove aperture gastronomiche, il primo collegamento diretto inaugurato a maggio tra New York e Olbia, il ritorno delle grandi regate internazionali come la 36ma Maxi Yacht Rolex Cup (6-12 settembre) e le Longevity Weeks (21 settembre-4 ottobre), dedicate alla cultura del benessere e della lunga vita, confermando la volontà di trasformare la destinazione in un luogo vivo ben oltre i mesi estivi.
Alla fine delle quarantotto ore si capisce che il mare, in fondo, era soltanto l’inizio del racconto. Il vero capolavoro è l’idea che sostiene questo tratto di Gallura da oltre sessant’anni: un luogo dove architettura, ospitalità, gastronomia e natura non competono mai tra loro, ma collaborano per costruire un paesaggio. Il Pitrizza diventa così molto più di un indirizzo dove soggiornare: è il punto di partenza ideale per attraversare la Costa Smeralda seguendo il filo rosso che unisce il genio di Vietti, la visione dell’Aga Khan e una delle più riuscite interpretazioni del lusso mediterraneo. Perché, in fondo, il segreto di questa costa non è aver inventato semplicemente una destinazione esclusiva, ma un modo diverso di abitarla.
Nammos
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