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Puccio Capanna, «Madonna col Bambino e San Francesco», Pinacoteca Comunale di Assisi

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Puccio Capanna, «Madonna col Bambino e San Francesco», Pinacoteca Comunale di Assisi

L’Umbria punta su Giotto e San Francesco

La mostra si soffermerà sul momento in cui il carisma del santo incontra il genio del pittore: nell’ultima parte del XIII secolo, infatti, si assiste al passaggio da un linguaggio forbito e stilizzato alla rivoluzione figurativa. Al loro fianco anche opere di Simone Martini e Pietro Lorenzetti

Gianfranco Ferroni

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Dal 14 marzo al 14 giugno la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia celebrerà con una mostra due personalità di fama mondiale: il titolo «Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento» sintetizza, per la cura di Veruska Picchiarelli e Emanuele Zappasodi, «una felice congiuntura nella storia della cultura». Il ministro della Cultura Alessandro Giuli sottolinea che l’importanza del poverello di Assisi viene evidenziata «dalla reintroduzione, voluta da questo Governo, della festa nazionale del 4 di ottobre», in una «storia di carità e amore che attraversa i secoli e giunge fino a noi. Accostare poi alla figura di Francesco quella di Giotto significa rendere plastico, visibile, quasi tattile il senso di quella rivoluzione culturale che nel Trecento prende forma nel cuore dell’Umbria e si irradia all’Europa. Così come Francesco trasforma il rapporto dell’uomo con il creato, riconoscendo la sacralità della natura, Giotto, con il tratto del suo pennello, restituisce carne e umanità al divino, inscrivendo l’eterno nel volto degli uomini».

La mostra si soffermerà sul momento in cui il carisma di Francesco incontra il genio di Giotto: nell’ultima parte del XIII secolo, infatti, si assiste al passaggio da un linguaggio forbito e stilizzato, in debito con la tradizione bizantina, della cosiddetta «maniera greca», alla rivoluzione figurativa promossa dal maestro fiorentino, capace di imbrigliare e restituire la realtà e i suoi affetti con una coerenza e una credibilità fino ad allora del tutto inedite. Protagonista è proprio Giotto di Bondone che, intorno al 1290, irrompe nel cantiere della chiesa superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, dove papa Niccolò IV aveva dato inizio a una stagione di fervore decorativo senza precedenti, per dotare l’edificio, sino ad allora spoglio, di un’ornamentazione adeguata al ruolo di scrigno delle spoglie dell’alter Christus. È nella cittadina umbra che il talento del giovane Giotto si manifesta con forza dirompente, dapprima nelle «Storie di Isacco», poi nella Legenda francescana, aprendo la strada a un codice nuovo e di fatto rivoluzionando la pittura precedente attraverso l’introduzione, in maniera ancora empirica, eppure perfettamente razionale, di uno spazio profondo e misurabile, abitato da corpi e oggetti dotati di un volume specifico, di una tangibile corporeità.

In mostra, questa fase giovanile di Giotto sarà rappresentata da due capolavori di incommensurabile portata, tra i più alti vertici dell’intera sua produzione. Per il loro valore programmatico e per l’influsso esercitato sull’arte del Trecento, la «Madonna di San Giorgio alla Costa», concessa in prestito dalla Diocesi di Firenze, e il «Polittico di Badia» delle Gallerie degli Uffizi di Firenze sono infatti testi di rilevanza assoluta nella storia dei linguaggi figurativi. Queste tavole sono solo alcune delle opere che in mostra illustreranno lo stile di Giotto negli stessi anni in cui lavora alla Basilica di San Francesco.

La centralità di Assisi e della «fabbrica» francescana rimase intatta ancora per alcuni anni. Fondamentale a tal proposito, l’arrivo di altre due presenze: Simone Martini e Pietro Lorenzetti, che dalla loro Siena portano l’eleganza più rarefatta e la passione più travolgente, lavorando rispettivamente nella Cappella di San Martino (affreschi di Martini, 1315-17 ca), e nel transetto sinistro e nella Cappella di San Giovanni Battista (affreschi di Lorenzetti, 1319-20 ca). Al pari di Giotto, sono loro gli attori principali della rassegna, con opere eseguite negli anni in cui furono attivi nella Basilica di San Francesco, come la «Madonna col Bambino» dell’Opera del Duomo di Orvieto, paradigma della raffinatezza senza pari di Simone Martini, o la «Madonna di Monticchiello» di Pietro Lorenzetti, dalla Pinacoteca di Pienza.

Il percorso espositivo, suddiviso in otto sezioni, ripercorrerà tutta questa straordinaria stagione, attraverso oltre 60 opere, realizzate da Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, negli anni in cui furono attivi sui ponteggi della Basilica francescana, in dialogo con quelle coeve dei maestri del territorio, capaci di reagire prontamente, con originalità, al loro esempio. Si potrà osservare la bolla del 1288 di papa Niccolò IV, che segna l’inizio dei lavori di decorazione della chiesa superiore, e la «Madonna di San Giorgio alla Costa», capolavoro giovanile in cui il pittore mostra una padronanza già assoluta di mezzi espressivi e tecnici. Il «Polittico della Badia Fiorentina» documenterà l’ulteriore evoluzione di Giotto verso la conquista della realtà in pittura. Al suo fianco, s’incontreranno alcuni lavori dei suoi primi seguaci umbri: il Maestro del Farneto, il Maestro della Croce di Gubbio e il Maestro di Cesi, con una sequenza di grandi croci dipinte. Attorno alla «Madonna col Bambino» di Giotto dell’Ashmolean Museum di Oxford si svilupperà una riflessione su quanto gli influssi giotteschi siano stati accolti nella pittura e miniatura nella valle spoletana e a Perugia; in questa sezione si presenterà inoltre un trittico perugino del Maestro di Paciano, ricostruito per la prima volta nella sua originaria totalità. L’itinerario proseguirà analizzando la «svolta gotica» imposta alla decorazione della Basilica di San Francesco nella chiesa inferiore, grazie all’attività più matura di Giotto e alle opere di Simone Martini, di cui si riuniranno le prove orvietane («Madonna col Bambino, Angeli e Benedicente»; «Madonna col Bambino e santi»), e Pietro Lorenzetti, del quale saranno proposte alcune tavole giovanili provenienti dai Musei Diocesani di Cortona («Madonna col Bambino in trono tra Angeli»; «Crocifissione») e di Pienza («Madonna col Bambino»). Emergerà inoltre la figura del Maestro di Figline, pittore di straordinaria potenza espressiva, di cui si offrirà la ricostruzione del polittico di sicura provenienza umbra, oggi sparso tra il Worcester Art Museum di Worcester, l’Harvard Art Museums di Cambridge, le Courtauld Institute Galleries di Londra, la Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo, la van Heek Collection, ’s-Heerenbergh e il Musée du Petit Palais di Avignone.

La lezione di Giotto, quindi di Simone Martini e Pietro Lorenzetti, ebbe un impatto decisivo e intenso sui pittori d’origine umbra, cresciuti all’ombra del cantiere francescano e nei maggiori centri culturali della regione, da Perugia a Gubbio, da Assisi a Montefalco, da Foligno a Spoleto, da Orvieto a Terni. La rassegna ha l’intento di rendere noti al grande pubblico questi maestri a lungo rimasti nell’ombra e approfondire personalità di enorme fascino, ma ancora misteriose e per lo più anonime, quali il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro di Cesi, il Maestro del Farneto, Marino di Elemosina e Palmerino di Guido (il cosiddetto Espressionista di Santa Chiara), sodale di Giotto e collaboratore del fiorentino sui ponteggi della Basilica Inferiore. A cronologie più inoltrate, in dialogo con gli esempi del giottismo assisiate più maturo, affondi mirati racconteranno la pittura di Puccio Capanna, quella del Maestro della Croce di Trevi, le eleganze del Maestro di Fossa, di cui sarà esposto eccezionalmente il polittico dei Musei Vaticani proveniente da Montefalco, e del Maestro del Crocefisso d’Argento, del quale sarà ricomposta una pala d’altare divisa tra la Fondazione Cini di Venezia e il Musée Fesch di Ajaccio. Il percorso espositivo avrà il suo ideale completamento negli affreschi dipinti dai protagonisti della mostra nella Basilica di San Francesco ad Assisi e nel Museo del Tesoro del Sacro Convento, dove si potrà ammirare il calice dell’orafo Guccio di Mannaia donato al santuario da Niccolò IV, il papa a cui si deve la promozione in tempi rapidissimi della decorazione pittorica della chiesa superiore del complesso. Da segnalare la realizzazione di un video immersivo incentrato sulla Basilica di San Francesco ad Assisi, tramite il quale riproporre, grazie alle più moderne tecnologie, i percorsi visivi che erano stati pensati dalla committenza per i pellegrini che si recavano a pregare sulla tomba del santo.

La mostra si avvale della collaborazione scientifica di studiosi internazionali di altissima specializzazione, tra cui Alessandro Bagnoli, Caroline Campbell, Laura Cavazzini, Donal Cooper, Andrea De Marchi, Gabriele Fattorini, Cecilia Frosinini, Francesca Pasut e Mirko Santanicchia. L’iniziativa, alla quale è stata conferita la medaglia del Presidente della Repubblica, è promossa e organizzata dai Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria, in collaborazione con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, le Regione Umbria, la Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco, la Provincia Serafica dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, l’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, il Comune di Perugia e Confindustria Umbria. La manifestazione si avvale della collaborazione dell’Archivio di Stato di Perugia e del contributo di Regione Umbria, Camera di Commercio di Perugia, Fondazione Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, Arvedi Ast e Nestlé. Media partner Rai Umbria.

Giotto, «Madonna col Bambino», 1310 ca, Oxford, Ashmolean Museum

Gianfranco Ferroni, 18 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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