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Daniela Ventrelli
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La XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, appena conclusasi a Taranto, inaugurata dal suggestivo «anodos» (celebre risalita simbolica sulla terra della dea Persefone, Ndr) del suo atleta più noto, è stata anche l’occasione per avviare approfondite indagini scientifiche sul Dna del «campionissimo» della città bimare.
In un articolo di due anni fa lo conoscevamo meglio attraverso il volume di Giuseppe Mazzarino, intitolato appunto Il Campionissimo. L’ Atleta di Taranto e l’agonismo nell’Antichità (dall’epiteto attribuito al grande Fausto Coppi), con l’introduzione di Barbara Davidde: il giornalista tarantino passava in rassegna le sue imprese eroiche, l’eccezionalità del percorso atletico, di cui la sepoltura individuale a lui dedicata e le quattro anfore panatenaiche che la sovrastavano, opera del pittore di Kleophrades (500-480 a.C.), erano emblema di singolarità sotto molteplici aspetti.
A questa tomba monumentale, ritrovata nel dicembre del 1959 in Via Genova a Taranto, alle gesta quasi epiche di questo sportivo antico, durante i Giochi del Mediterraneo sono stati dedicati un percorso di visita speciale e uno spettacolo teatrale. È di questi giorni, invece, la rivelazione delle prime informazioni sul genoma dell’atleta nel quadro di uno studio sistematico dei legami tra colonie greche e madrepatria anche dal punto di vista biologico.
Il progetto scientifico, a esito di un accordo di collaborazione tra la Direzione Generale Musei del MiC e il Dipartimento di Biologia e Biotecnologie «Charles Darwin» dell’Università Sapienza di Roma, si intitola «L’eredità genetica della Magna Grecia nel Sud Italia» e ha l’obiettivo di individuare il riflesso dell’innegabile legame storico e culturale delle città greche d’Italia anche nel complesso genetico di chi le abitava.
L’équipe, guidata da Beniamino Trombetta, professore associato di genetica nel Dipartimento «Charles Darwin», in collaborazione con l'Istituto di Biologia e Patologia Molecolari (IBPM) del Cnr di Roma (dottoressa Eugenia D’Atanasio) e con l’Institute of Genomics dell’Università di Tartu in Estonia, ha programmato una mappatura del processo di colonizzazione in numerosi siti archeologici distribuiti lungo l’arco ionico di Puglia e Basilicata su 10 località: Taranto, Chiaromonte, Alianello, Guardia Perticara, Tursi, Latronico, Policoro, Metaponto, Funnone e Ginosa. «Attraverso la raccolta di 300 reperti osteologici, denti e più raramente rocche petrose, dichiara Trombetta, si è cercato di valutare l’impronta genetica ellenica nelle popolazioni dell’Italia meridionale con l’obiettivo di comprendere l’eventuale legame biologico tra popolazioni indigene e coloni, e l’individuazione di livelli di parentela sia prossimi che più profondi».
Lo studio, ancora in corso, ha permesso di ricostruire alcune caratteristiche degli individui esaminati e della dieta alimentare che seguivano.
Dell’Atleta, in particolare, sappiamo che era intollerante al lattosio, mancandogli la variante genetica che consente la digestione del latte in età adulta. Tra le varianti identificate, una è difatti associata a un fenotipo che presenta una predisposizione a migliori prestazioni negli sport di potenza e velocità, elemento che coinciderebbe con le vittorie dell’atleta al pentathlon, raffigurato su una delle anfore ritrovate. Il Dna ha, inoltre, rivelato una predisposizione genetica alla psoriasi e l’appartenenza al gruppo sanguigno 0. Il tartaro dentale ha consentito di isolare tracce di Dna di molluschi, compatibili con i crostacei di cui si cibava nella dieta iperproteica che molto probabilmente fu causa della sua morte precoce, attestata intorno ai 30 anni.
Le tracce di rame e arsenico, presenti nei crostacei e molluschi, in passato hanno anche lasciato ipotizzare la possibilità di un avvelenamento del giovane uomo, appartenente a una delle più influenti famiglie della città.
I ricercatori, tuttavia, sono più prudenti e dichiarano di aver identificato le molecole di molluschi, ma di non avere dati sufficienti a confermare che sia morto per un eccesso di alimentazione a base di frutti di mare.
Per Stella Falzone, direttrice del MArTA, si tratta di uno «studio in fieri che mostra anche la grande potenzialità di una disciplina chiamata paleogenomica, consentendo alle ricerche archeologiche di aggiornare e dettagliare maggiormente le indagini sull’Atleta dopo le analisi compiute anche grazie alla datazione al radiocarbonio negli anni ’90 del secolo scorso».
«Il lavoro svolto dall’équipe del professor Trombetta, sottolinea Falzone, ha una valenza straordinaria dal punto di vista scientifico, ridefinisce per noi archeologi anche i contorni del movimento dei popoli dell’antica Magna Grecia contribuendo alla definizione del profilo genetico (greco e italico) dei nostri avi».
Da oggi al 27 settembre, a Taranto, prende avvio la 65ma edizione del Convegno di Studi sulla Magna Grecia, dedicato proprio a «Giochi e atletismo in Magna Grecia e nel Mediterraneo Antico». Fino a domenica, quindi, giochi e atleti sono ancora di scena nella città dell’ignoto e blasonato campione antico, protagonisti del più importante momento di riflessione scientifica del Sud Italia.
Il sarcofago dell’Atleta con le quattro anfore panatenaiche allestimento del MArTA
Daniela Ventrelli
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