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Antonio Canova, «Il Principe Henryk Lubomirski come Amore», 1785-87 ca (gesso originale), Museo Gypsotheca Antonio Canova (Tv)

Foto Lino Zanesco

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Antonio Canova, «Il Principe Henryk Lubomirski come Amore», 1785-87 ca (gesso originale), Museo Gypsotheca Antonio Canova (Tv)

Foto Lino Zanesco

L’Amorino di Canova, dopo la testa, ha ritrovato anche la compattezza

Il modello in gesso dell’opera conservata in un castello polacco appartiene alla Gypsotheca di Possagno, che l’ha restaurato e studiato grazie al sostegno dei Musei Civici di Treviso

Camilla Bertoni

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È stato presentato al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno (Treviso) il restauro dell’«Amorino (Principe Henryk Lubomirski)» di Antonio Canova. L’intervento su uno dei modelli in gesso considerato tra i più significativi e più fragili della collezione è stato reso possibile grazie al sostegno dei Musei Civici di Treviso. L’opera fu realizzata nel 1785 su commissione della principessa Elzbieta Czartoryska Lubomirska che voleva un ritratto del giovane nipote Henryk: il giovane si prestò a posare solo per il volto, mentre per il corpo Canova fece riferimento a un modello antico.

«Nacque così un Amore giovinetto, ha spiegato Moira Mascotto, direttrice del Museo Gypsotheca Antonio Canova, con l’arco appoggiato a terra, il capo dalla chioma fluente rivolto di tre quarti e il busto piegato verso il tronco d’albero che gli fa da sostegno». Complessa la vicenda conservativa dell’opera, giunta a Possagno priva della testa e del busto. Nel 2013 si è deciso di colmare questa lacuna grazie a una collaborazione con il museo del Castello Lubomirski di Łańcut in Polonia che conserva il marmo originale.

«Attraverso la scansione tridimensionale della scultura di Łańcut, ha aggiunto la direttrice, è stato ricavato un calco fedele delle parti mancanti, riprodotto in gesso tramite stampa 3D e infine assemblato al resto del corpo scultoreo». A distanza di anni, però, la scultura ha iniziato a mostrare segni di sofferenza, come fessurazioni, depositi e aloni sulla superficie provocati dalla presenza di sali solubili rimasti all’interno della struttura cava e progressivamente migrati verso la superficie dalle variazioni di umidità, contribuendo al degrado di alcune aree. «Un restauro restituisce un’opera alla fruizione e, al contempo, ne rinnova la conoscenza. Nel caso del “Principe Henryk Lubomirski come Amore”, prosegue, intervenire sulla materia ha significato leggere più profondamente la storia dell’opera, le ferite che ha attraversato e le scelte conservative che l’hanno accompagnata nel tempo. Questo intervento è anche il risultato concreto di una collaborazione virtuosa tra istituzioni: il dialogo con il Comune e i Musei Civici di Treviso, insieme al costante confronto con la Soprintendenza e al lavoro dei restauratori, ha trasformato una progettualità condivisa in un’azione concreta di tutela. Credo che sia questo uno dei compiti più importanti di un museo oggi: conservare il patrimonio attraverso la ricerca, la competenza e la capacità di costruire relazioni, affinché le opere possano continuare a essere studiate, comprese e trasmesse nel tempo».

Antonio Canova, «Il Principe Henryk Lubomirski come Amore», 1785-87 ca (gesso originale), Museo Gypsotheca Antonio Canova (Tv). Foto Lino Zanesco

Camilla Bertoni, 19 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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