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Una manifestazione in Afghanistan. Foto: Getty Images

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Una manifestazione in Afghanistan. Foto: Getty Images

L’Afghanistan non impara più l’arte

Le restrizioni alla libertà delle donne imposte dai talebani, la fuga delle competenze e il crollo dell’economia limitano sempre di più le opportunità di istruzione superiore: 250 studenti e solo uomini, invece dei mille di prima del 2021

Sarvy Geranpayeh

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In Afghanistan le lauree in materie artistiche stanno gradualmente scomparendo dagli istituti gestiti dal Governo, poiché le restrizioni dei talebani scoraggiano studenti e studiosi dall’accedere all’istruzione superiore. Prima della presa di potere da parte dei talebani nell’agosto 2021, la facoltà di Belle Arti dell’Università di Kabul offriva otto lauree e contava più di 1.000 studenti. Oggi, invece, le lauree offerte sono solo due e gli studenti sono circa 250, tutti uomini.

I Dipartimenti di musica, scultura, letteratura e fotografia sono stati bruscamente sciolti e gli studenti sono stati trasferiti nei quattro Dipartimenti rimanenti: cinema, teatro, grafica e pittura. Alla fine del 2022 il Governo ha annunciato restrizioni sui corsi universitari che potevano essere frequentati da uomini e donne. Sebbene le donne rappresentassero più del 50% del corpo studentesco della scuola d’arte, le nuove regole consentivano loro di studiare solo pittura.

Agli uomini era vietato scegliere la pittura e dovevano invece scegliere una delle altre tre lauree artistiche rimanenti. Tuttavia, a dicembre i talebani avevano ordinato un divieto indefinito di istruzione universitaria per le donne e il Dipartimento di pittura era rimasto vuoto. Ora il Dipartimento ha dieci studenti maschi provenienti da uno degli anni accademici precedenti, il minimo richiesto per l’attivazione del corso di laurea.

Esodo accademico
Le restrizioni imposte agli artisti (che includono un divieto non ufficiale di musica, scultura e ritrattistica) hanno costretto molti membri della facoltà a lasciare il Paese. Al personale femminile non è più permesso insegnare e dei 60 dipendenti sono rimasti solo cinque. Sebbene ci sia stato uno sforzo per rimpiazzare le competenze perse, il dipartimento di cinema non ha personale e per il momento non può accettare studenti per il prossimo anno accademico. «Non c’è dubbio che la partenza di così tanti docenti di talento abbia avuto un effetto negativo sugli studenti e sulla qualità delle lauree offerte dall’Università», afferma Mujtaba*, un artista a conoscenza delle attività dell’Università.

Molti studenti hanno anche lasciato il Paese o abbandonato la laurea. «Dovevo laurearmi in pittura, ma nel mio anno accademico non c’erano abbastanza studenti per continuare, così ho dovuto accettare o di essere spostato in grafica o di vedere sprecati tutti i miei anni di lavoro, racconta Jalaledin, studente universitario di Kabul. Avevo intenzione di continuare gli studi superiori e fare un master in pittura, magari all’estero, ma non so se sarà ancora possibile solo con una laurea in grafica».

La situazione dell’Università di Kabul si rispecchia nell’Istituto di Belle Arti e Industrie della capitale, gestito dal governo, che offre diplomi biennali e può essere un trampolino di lancio per poi studiare arte all’Università. L’istituto contava almeno mille studenti, ora ne ha circa 100. Il divieto di accesso alle donne è particolarmente dannoso.

«L’arte è qualcosa che si può praticare a casa, quindi è naturale che più donne siano interessate; permette loro di lavorare da casa, come hobby o come carriera», dice Mohammad*, un membro dello staff, facendo notare che quest’anno 450 studentesse hanno fatto domanda per studiare lì. L’istituto è stato anche costretto a trasferire gli studenti dal dipartimento di pittura a quello di grafica a causa della mancanza di domande. «Ho scelto di studiare pittura nonostante le obiezioni della mia famiglia, ma ora me ne pento», dice Naser, che ora sta valutando la possibilità di studiare medicina in un ateneo privato, per avere un futuro che definisce più affidabile. «Continuerò a fare arte come hobby ma non come professione, dice. È ovvio che in questo Paese non ci sono posti di lavoro per gli artisti».

Il governo afferma di sostenere le arti e ha organizzato numerose mostre, che hanno visto la partecipazione di donne, ma l’economia negativa dell’Afghanistan non ha favorito il mercato dell’arte. Anche la mancanza di sostegno straniero alle arti è considerata un fattore che ne diminuisce la popolarità. «Sarebbe diverso se gli istituti stranieri che un tempo offrivano corsi online o opportunità di approfondimento collaborassero di nuovo con le università: forse aumenterebbe l’interesse per le arti, dice Mujtaba. Purtroppo gli istituti stranieri, come la Giz [l’agenzia di sviluppo tedesca, Ndr], che ci sostenevano, sono tutti scomparsi, dice Mohammad. È un momento molto difficile. Allo stato attuale, temo che l’istituto sarà costretto a chiudere».

* I nomi sono di fantasia e alcuni dettagli identificabili sono stati omessi
 

Una manifestazione in Afghanistan. Foto: Getty Images

Sarvy Geranpayeh, 25 agosto 2023 | © Riproduzione riservata

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