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Kiki Smith, «Horizon», 2024

© Kiki Smith. Courtesy Galerie Lelong

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Kiki Smith, «Horizon», 2024

© Kiki Smith. Courtesy Galerie Lelong

Kiki Smith a Parigi tra corpo, natura e immaginazione

La nuova mostra della Galerie Lelong riflette sull’unità del mondo vivente attraverso l’opera dell’artista americana

Il volo come forma di pensiero per attraversare il rapporto fra corpo, natura e immaginazione. «Flight» è la nuova mostra che la Galerie Lelong dedica a Kiki Smith dal 21 maggio all’11 luglio, decima personale dell’artista statunitense, di origini tedesche, negli spazi della galleria parigina in 25 anni di collaborazione. Le sale della rue de Teheran si popolano di uccelli: una colomba, un’aquila, una civetta, ai quali Kiki Smith, che ha scelto personalmente il titolo della mostra, associa una dimensione simbolica, come messaggero, presagio, creatura terrestre o celeste. Nove bronzi in tutto, di grandi dimensioni, alcuni realizzati di recente, tra il 2024 e il 2025, ma anche due grandi vetrate, disegni e una stampa monumentale: «Come spesso accade nell’opera di Kiki Smith, osserva la galleria in una nota, la natura è lo specchio dell’essere umano. L’artista proietta nelle figure animali i sentimenti che la animano: paure, desideri o sogni». 

Kiki Smith, nata nel 1954 a Norimberga, cresce negli Stati Uniti e si forma nella New York post-punk degli anni ’70. Figlia dello scultore minimalista astratto Tony Smith, a differenza del padre si dedica all’anatomia e allo studio del mondo naturale. Le prime opere degli anni ’80 la impongono come una delle voci principali dell’arte femminista: il corpo, soprattutto quello femminile, diventa territorio politico, luogo di desiderio, di ferita, di resistenza, metafora stessa della durezza della vita. Poi, nel corso degli anni, il corpo si ibrida, in relazione con gli animali, la natura, il cosmo. Fiabe, miti, stelle, lupi, cervi, sirene, costellazioni, entrano nella sua produzione. Da oltre 40 anni Kiki Smith, costruisce un’opera «coerente» pur nella diversità delle tecniche sperimentate, dalla scultura all’incisione, dalla fotografia alla pratica dell’arazzo e la lavorazione del vetro. Un modo di lavorare senza gerarchie, solo apparentemente frammentato, spiega la galleria parigina, che «al contrario rivela un filo conduttore forte che attraversa tutta la sua produzione: l’unità e la continuità del mondo vivente». L’artista afferma del resto: «Siamo parte del mondo naturale e la nostra identità è completamente legata al rapporto con il nostro habitat e con gli animali». 

Negli spazi della galleria Lelong gli uccelli bronzei di Kiki Smith, tra cui la colomba di «Columba» (2025) e la civetta di «Horizon» (2024), sono allestiti in dialogo con la grande stampa «Wooden Moon» (2022), realizzata con inchiostro e acquarello su carta Xuan. È inoltre presentato un grande bronzo della serie «Sungrazer», alto quasi tre metri («Sungrazer VIII» del 2019), dedicato alle «sungrazing comet», le comete radenti che sembrano sfiorare il sole. Poche settimane dopo l’apertura di «Flight», Kiki Smith, cinque volte alla Biennale di Venezia, sarà protagonista di un’importante monografica al MO.CO., centro d’arte di Montpellier (dal 13 giugno all’11 ottobre).

Kiki Smith, «Columba», 2025. © Kiki Smith. Courtesy Galerie Lelong

Luana De Micco, 12 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Kiki Smith a Parigi tra corpo, natura e immaginazione | Luana De Micco

Kiki Smith a Parigi tra corpo, natura e immaginazione | Luana De Micco