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JR, «La Caverne du Pont Neuf», Parigi, 2026

Foto Éléa Jeanne Schmitter. © 2026 Atelier JR

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JR, «La Caverne du Pont Neuf», Parigi, 2026

Foto Éléa Jeanne Schmitter. © 2026 Atelier JR

JR trasforma il Pont Neuf in una caverna instagrammabile

Dal 6 al 28 giugno la gigantesca installazione (2.400 metri quadrati) sarà aperta al pubblico gratuitamente 24 ore su 24: un omaggio al «Pont Neuf empaqueté» del 1985 di Christo e Jeanne-Claude

Luana De Micco

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Parigi osserva divertita, forse perplessa, ma di sicuro curiosa, l’avanzare dei lavori sul Pont Neuf, dove sta prendendo forma la nuova installazione di JR: un «grotta» gigante concepita come omaggio a Christo e Jeanne-Claude, 40 anni dopo il «Pont Neuf empaqueté» del 1985. Il cantiere è ancora in attività, tra tecnici e operai al lavoro, ma la parte più spettacolare, una sequenza di picchi rocciosi e innevati fittizi, è già lì, sospesa sul ponte più vecchio di Parigi e sulla Senna, proprio nei giorni in cui sulla capitale si registra un caldo record per un mese di maggio. Siamo di fronte a una struttura gonfiabile, composta da monumentali volumi riempiti ad aria e superfici minerali stampate. Il suo titolo è: «La Caverne du Pont Neuf». Per adesso si può osservare solo dall’esterno, ma dal 6 giugno l’installazione sarà aperta al pubblico, gratuitamente, 24 ore su 24, fino al 28 giugno. I visitatori saranno invitati a entrare nella grotta e attraversarla, condividere emozioni e filmati, accompagnati da un’esperienza in realtà aumentata (sviluppata con Snap Inc.) e da una composizione musicale (di Thomas Bangalter, ex Daft Punk). JR parla di «viaggio multisensoriale», formula sempre più ricorrente per definire questo genere di installazioni interattive: «Una traversata simbolica, un passo verso l’ignoto, un viaggio in sé».

L’artista francese, 43 anni, dagli immancabili occhiali da sole e il cappello nero, è un habitué della capitale, che ha già ospitato più volte i suoi interventi monumentali. L’ultimo, nel 2023, aveva trasformato la facciata del Palais Garnier, già coperta dalle impalcature per il restauro, nella bocca spalancata di una caverna tramite un gigantesco collage fotografico ispirato al mito platonico della caverna. Nel 2015, JR aveva fatto «sparire» la Piramide del Louvre con un’illusione ottica, mentre nel 2014 aveva tappezzato la cupola del Panthéon con le fotografie di migliaia di volti, riprendendo il progetto itinerante e partecipativo «Inside Out». Ancora prima, nel 2009, aveva rivestito il lungo Senna di collage di occhi di donne. Se l’intervento di Christo e Jeanne-Claude fu accolto all’epoca da polemiche e critiche per la sua radicalità, la «caverna» di JR sembra inserirsi a perfezione nella Parigi odierna dell’evento culturale permanente e delle grandi installazioni instagrammabili. Non che manchino le inevitabili critiche. Del resto, anche un altro intervento suggestivo recente, quello sul Duomo di Napoli del 2025, che aveva attirato un vasto pubblico, ha suscitato reazioni contrastanti. JR insiste molto sull’idea di «trasformazione dello sguardo». Ha spiegato di voler «mettere a confronto la rudezza e la natura selvaggia con la raffinata eleganza di Parigi, creando un dialogo tra passato e presente». Nel comunicato ufficiale del progetto, l’artista dichiara di condividere con Christo e Jeanne-Claude l’idea che «l’arte abbia la missione di farci riflettere, di interrogarci rispetto a ciò che ci è familiare. Il dibattito che un progetto nello spazio pubblico suscita, aggiunge, ha un valore uguale alla sua realizzazione».

Christo e Jeanne-Claude, «The Pont Neuf Wrapped», Parigi, 1975-85. Foto Wolfgang Volz. © 1985 Christo and Jeanne-Claude Foundation

Con i suoi primi monumentali collage fotografici, JR ci aveva abituato a progetti in cui la dimensione sociale precedeva lo spettacolare. Oggi il settimanale «Télérama» invece si chiede se JR non fosse «meglio prima», quando il «gigantismo» dell’opera serviva soprattutto a restituire visibilità agli esclusi dallo spazio mediatico e lo stupore e la fascinazione erano un espediente e non solo un fine. Le banlieue di Parigi, le favelas di Rio, i campi profughi, il muro di confine tra Israele e Gaza: in quei progetti, il dispositivo monumentale manteneva un rapporto diretto con i suoi protagonisti e i luoghi. Oggi, osserva «Télérama», «il consenso vince sulla provocazione». Dal punto di vista tecnico, il progetto resta impressionante. La struttura copre 2.400 metri quadrati; misura 120 m di lunghezza, 20 di larghezza e raggiunge un’altezza variabile tra i 12 e i 18 m. È composta principalmente di aria: l’intera architettura è sostenuta da 80 archi rivesti da teli stampati che ricreano in trompe-l’œil l’effetto della roccia calcarea, tipica della regione parigina, la stessa con cui è stata costruita la città. In totale sono stati utilizzati 18.900 metri quadrati di tessuto. JR e il suo team hanno lavorato per mesi all’interno di un grande hangar storico dell’aeroporto di Orly, messo a disposizione da Paris Aéroport. Qui è stato montato un prototipo alto 15 metri per testare luce, struttura, suono e resistenza. Allora, «JR era meglio prima?». La domanda appare legittima.

Oggi i suoi progetti monumentali mobilitano una macchina produttiva enorme, prefettura, comune, aeroporti, multinazionali tecnologiche e grandi gruppi privati, coinvolgendo decine di aziende, ingegneri e tecnici. Hanno il sostegno di grandi sponsor e la collaborazione di istituzioni pubbliche. Lo Studio JR ha comunicato che «La Caverne du Pont Neuf» si autofinanzia, cioè non ha beneficiato di fondi pubblici. Secondo «Le Figaro», il budget dell’installazione sarebbe vicino ai 12 milioni di euro, cifra non confermata. Dietro ci sono marchi privati come Snap Inc., Bloomberg Philanthropies, Salesforce, Paris Aéroport. Poi, proprio di fronte al Pont Neuf, nelle vetrine della Samaritaine, sono già in vendita berretti, tazze, magliette, tote bug e diversi altri gadget con il logo della «caverna», oltre ai libri di JR. L’installazione produce flussi, passaggio, turismo e si prolunga dunque nello spazio commerciale del grande magazzino di lusso controllato da Bernard Arnault e Lvmh. Ormai i suoi collage si espongono nei luoghi simbolici del turismo di massa e del lusso globale. Lo dimostra anche il recente progetto veneziano: un affascinante affresco che, rivisitando le «Nozze di Cana» di Veronese, ha reso omaggio al Refettorio Paris, la cucina comunitaria ospitata nella cripta della chiesa della Madeleine, a Parigi, dove vengono serviti pasti a persone in difficoltà. Un intervento dalla forte dimensione collettiva e sociale, realizzato per la 61ma Biennale di Venezia sulla sontuosa facciata di Palazzo Ca’ da Mosto. Insomma, dalle banlieue al Canal Grande. Ciò non toglie che le installazioni di JR continuano a suscitare meraviglia. Hanno il merito di trasformare, temporaneamente, lo spazio urbano: a Parigi, la caverna di JR, anche se la struttura è ancora incompleta, si è già trasformata in esperienza collettiva. Obbliga le persone a rallentare, a fermarsi, ad osservare, a scambiare commenti. La grotta-Pont Neuf, nel cuore della Parigi del lusso, diventa oggetto di discussione. E accadde senza dubbio anche nel 1985 davanti al ponte impacchettato Christo e Jeanne-Claude.

Christo e Jeanne-Claude con alle spalle «The Pont Neuf Wrapped Paris», 1985. Foto Wolfgang Volz. © 1985 Christo and Jeanne-Claude Foundation

JR durante l’installazione de «La Caverne du Pont Neuf Paris», maggoi 2026. Foto Charlotte Abramow. © 2026 Atelier JR

Luana De Micco, 29 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

JR trasforma il Pont Neuf in una caverna instagrammabile | Luana De Micco

JR trasforma il Pont Neuf in una caverna instagrammabile | Luana De Micco