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Luca Zuccala
Leggi i suoi articoliAvete deciso di trasferire le vendite di arte italiana a Parigi. Due appuntamenti all’anno, in autunno e primavera. Qual è la ragione di una scelta così radicale?
Questa scelta è motivata dal fatto che Parigi rappresenta oggi una piattaforma internazionale più accessibile di Londra dal punto di vista commerciale per l’Europa continentale. Da 25 anni preferiamo promuovere la qualità dell’arte italiana all’estero per diffondere maggiormente la nostra cultura attraverso canali più aperti al grande pubblico.
Che fine farà la sede milanese di Palazzo Clerici?
Palazzo Clerici rimane un punto nevralgico molto importante. Milano non è solo uno degli uffici europei più importanti di Christie’s, ma funge anche da principale centro di raccolta per le aste internazionali, a Parigi, Londra, New York, Hong Kong, Dubai. La globalizzazione comporta scelte strategiche, come lo spostamento di alcune sedi d’asta; tuttavia, i nostri uffici continuano a supportare i clienti e a fungere da sedi espositive. Inoltre, con l’aumento di residenti stranieri in Italia, il nostro ufficio milanese è in grado di offrire un servizio di assistenza efficiente, rispondendo alle esigenze di una clientela sempre più internazionale.
Da via Clerici trasferiamoci in Avenue Matignon. Quali sono le migliori occasioni della Thinking Italian andando oltre il meraviglioso Fontana?
Tra le opere di grande livello in asta spiccano gli splendidi lavori di Alighiero Boetti provenienti da collezioni private italiane ed europee, tra cui lo straordinario «Il dolce far niente», una biro nera del 1974 appartenuta al maestro Arnaldo Pomodoro. Questo pezzo testimonia l’amicizia tra i due artisti e il gusto raffinato dello scultore italiano. Sarà presentato un prezioso «Achrome» di Piero Manzoni, proveniente da una collezione italiana dove è rimasto per oltre 40 anni, che consideriamo un vero gioiello dell’asta, di cui siamo particolarmente orgogliosi. Tra le opere a cui mi sento particolarmente legata, segnalo anche un pregevole lavoro del 1963 di Salvatore Scarpitta, artista italo-americano che rappresenta l’anello di congiunzione tra l’arte Pop americana e l’Arte Povera.
Alighiero Boetti, «Senza titolo (Segno e disegno)», 1978-79. Courtesy Christie’s Images Ltd.2025
Piero Manzoni, «Achrome», 1958. Courtesy Christie’s Images Ltd.2025
Ci sono «italiani» da tenere sott’occhio sul mercato oltre ai «soliti noti»? Paradossale quanto sia sottovalutato il primo Novecento italiano, basti pensare a Sironi.
A mio parere, dovremmo prestare particolare attenzione agli artisti del Realismo Magico, i cui capolavori rimangono ancora sottovalutati, nonostante il loro enorme valore. Sironi e la prima metà del secolo sono tristemente sottovalutati, anche a causa di una tutela del patrimonio artistico che ha mancato di visione a lungo termine. Sono anche convinta che sarebbe opportuno focalizzarsi con maggiore interesse su alcuni giovani artisti italiani, che, sebbene meritevoli, vengono spesso ignorati a favore dei contemporanei internazionali.
Per quale ragione il boom del Surrealismo non sembra coinvolgere adeguatamente il maestro della Metafisica Giorgio de Chirico?
A mio avviso, non è corretto affermare che l’esplosione del Surrealismo non coinvolga de Chirico. Credo che esista un legame profondo con la politica di esportazione italiana, che, in presenza di un’importanza storica eccezionale, impedisce alle opere di più di 50/70 anni di uscire dal Paese. È sempre più difficile trovare sul mercato internazionale opere surrealiste di de Chirico, così come di suo fratello Alberto Savinio, un altro genio del Surrealismo.
Giorgio de Chirico, «Ettore e Andromaca», 1961. Courtesy Christie’s Images Ltd.2025
Lucio Fontana, «Concetto spaziale, Natura», 1967. Courtesy Christie’s Images Ltd.2025
Come mai la Transavanguardia è ferma e l’Arte Povera s’impenna sporadicamente solo di fronte a opere di assoluto prestigio?
La Transavanguardia rappresenta un capitolo molto particolare dell’arte italiana. Achille Bonito Oliva riunì i cinque artisti appartenenti a questa corrente, suggerendo loro di tornare al figurativo e promuovendo poi il movimento a livello internazionale, oltreoceano, sia culturalmente che commercialmente. Oggi, possiamo ammirare grandi esempi di questa corrente nei musei più importanti del mondo. Alla fine degli anni ’90, il fenomeno ha subito una flessione, e oggi i prezzi elevati riguardano principalmente le opere dei primi anni ’80. Un esempio di ciò sono i risultati straordinari raggiunti da Cucchi e Clemente, quando fu venduta la Collezione Amman. Anche l’Arte Povera, quando vengono battuti grandi capolavori, può raggiungere prezzi molto elevati. Un esempio lampante è la collezione «Eyes Wide Open», che nel 2014 ha registrato ben 17 record d’asta.
Quest’anno, insieme a Robert Rauschenberg, si celebra il centenario di un grande artista come Mario Merz, ma non pare che il mercato faccia i salti di gioia. Avete in programma qualche evento che metta in rilievo la sua figura?
I centenari sono sempre un’incognita. Il mercato, in generale, è stimolato dal movimento che si crea intorno a un artista, alimentato da esposizioni ed eventi culturali. Sarei entusiasta di poter scoprire una bella serie di Fibonacci e organizzare una lecture sull’artista. Chissà, magari potremmo farlo in occasione del nostro appuntamento di ottobre di Thinking Italian.
Concludendo, domanda di rito. Il mercato esce da un periodo di crisi. Quali sono le prospettive per il prossimo futuro?
Un contesto economico incerto, segnato da due conflitti e da una situazione geopolitica in continua evoluzione, rende il mercato dell’arte fragile, ma non vulnerabile. Negli ultimi mesi abbiamo affrontato alcune difficoltà nella raccolta, ma il successo delle recenti aste londinesi, con un 96% di venduto, ha dimostrato che le opere di qualità e la competenza nel presentarle sono sempre premiate. Sono molto ottimista riguardo al prossimo futuro.
Salvatore Scarpitta, «Grey Runner», 1963. Courtesy Christie’s Images Ltd.2025
Lucio Fontana, «Concetto spaziale, Attesa», 1967. Courtesy Christie’s Images Ltd.2025
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