Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Luca Zuccala
Leggi i suoi articoliLa specialista Kanon Ida, Researcher & Client Liaison, Chairman’s Office Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) di Christie’s, analizza l’evoluzione del mercato dell’arte nella regione, oggi sistema strutturato e integrato a livello globale. Dalla crescita istituzionale al ruolo di Dubai come hub strategico, fino alla rivalutazione del Modernismo arabo e al peso delle nuove generazioni, ecco un quadro aggiornato sullo stato dell’arte del mercato Mena-Medio Oriente e Nord Africa.
Negli ultimi dieci anni il Medio Oriente è passato da mercato emergente a regione strutturata del sistema dell’arte. Dal suo osservatorio privilegiato a Dubai, quali sono stati i fattori chiave di questa trasformazione?
La crescita e la trasformazione del mercato dell’arte in Medio Oriente nell’ultimo decennio sono state guidate in larga misura da investimenti istituzionali strutturati e da una visione strategica di lungo periodo. Grandi musei e istituzioni culturali, tra cui il Louvre Abu Dhabi, il Mathaf: Arab Museum of Modern Art e la Sharjah Art Foundation, insieme ai nuovi e ambiziosi sviluppi museali e alle fiere d’arte in Arabia Saudita e in Qatar, hanno fornito infrastrutture fondamentali, un solido contesto curatoriale e una visibilità internazionale alla produzione artistica della regione. Altrettanto determinante è stato il ruolo crescente di fondazioni, archivi e iniziative di ricerca come Barjeel Foundation, Dalloul Foundation e Atassi Foundation. Queste realtà, con cui Christie’s continua a collaborare su diversi progetti, rappresentano solo alcuni dei numerosi esempi che hanno contribuito in modo sostanziale alla storicizzazione dell’arte moderna e contemporanea del mondo arabo. Le loro attività di ricerca e il loro impegno nel promuovere il dialogo hanno favorito una maggiore attenzione accademica e contribuito a collocare gli artisti della regione all’interno delle principali narrazioni storico artistiche internazionali.
Possiamo parlare oggi di un ecosistema del mercato dell’arte mediorientale autonomo, o resta ancora fortemente interconnesso con Londra, New York e Parigi?
Il mercato mediorientale non può più essere considerato periferico o semplicemente emergente, ma va riconosciuto come una componente pienamente integrata e matura dell’ecosistema artistico internazionale, sotto molti aspetti persino autosufficiente. L’inaugurazione delle nuove fiere Art Basel Doha e Frieze Abu Dhabi ne è una chiara testimonianza, confermando l’esistenza di un mercato solido, dinamico e in costante crescita. Allo stesso tempo, la profonda interconnessione con Londra, New York e Parigi rappresenta un punto di forza piuttosto che una dipendenza, contribuendo a rafforzare il posizionamento della regione all’interno di un sistema artistico sempre più interconnesso. Oltre all’apertura del nostro nuovo ufficio in Arabia Saudita nel 2024, il 2025 ha segnato i vent’anni di presenza permanente di Christie’s a Dubai, a testimonianza di un impegno di lungo periodo che ci ha visti primi tra le case d’asta internazionali a stabilire una presenza stabile in Medio Oriente.
Christie’s opera in Medio Oriente con una forte integrazione tra arte, gioielli, orologi, design e luxury. Quanto è centrale la dimensione del lusso nel definire il collezionismo dell’area?
La dimensione del lusso occupa un ruolo centrale nel panorama collezionistico del Medio Oriente, dove è profondamente radicata dal punto di vista culturale e si intreccia naturalmente con un’attenzione marcata alla qualità e alla connoisseurship. Si inserisce infatti in un approccio al collezionismo sempre più maturo, fondato su competenza, ricerca e costruzione di collezioni strutturate. In questo contesto, le categorie di luxury, in particolare gioielli, orologi e design, rappresentano spesso un punto di primo accesso per nuovi clienti che si avvicinano al mondo delle aste e a Christie’s, favorendo un percorso di progressiva evoluzione verso l’arte e il collezionismo specialistico.
L’arte moderna e contemporanea del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) è ormai parte integrante del mercato globale. Quali artisti o aree stanno vivendo una rivalutazione?
Emergono con sempre maggiore chiarezza alcune tendenze strutturali, che riflettono un più ampio riposizionamento degli artisti del Medio Oriente e del Nord Africa all’interno del canone internazionale. È tuttavia importante sottolineare come molti dei nomi oggi al centro dell’attenzione globale siano, in realtà, figure da tempo riconosciute e valorizzate nei rispettivi contesti locali, la cui riscoperta recente risponde soprattutto a una progressiva integrazione in una narrazione più ampia e internazionale. Una delle dinamiche più evidenti riguarda la rinnovata attenzione verso le grandi figure del Modernismo arabo, in particolare in Libano, Egitto, Palestina, Marocco e Iraq. Nomi come Saloua Raouda Choucair, la cui opera «Poem» (1966-68) ha raggiunto il record di 393.700 sterline in una nostra vendita nel 2025, più che triplicando la stima massima e segnando il più alto risultato mai ottenuto in asta dall’artista libanese, incarnano emblematicamente questa fase di rivalutazione. In particolare, si conferma l’interesse per gli artisti palestinesi: Sliman Mansour ha visto la sua «Untitled» (2014) aggiudicata a 323.850 sterline, superando dell’80% la stima massima, mentre i lavori di Kamal Boullata hanno registrato incrementi fino al 230% rispetto alle stime più alte, segnali chiari della crescente centralità delle narrazioni politiche, culturali e identitarie nel dibattito artistico globale. Parallelamente, si osserva una forte attenzione verso le artiste della regione, protagoniste di una significativa rilettura storica. Figure come Etel Adnan, Helen Khal, Laila Shawa, Huguette Caland, recentemente celebrata con una retrospettiva al Museo Reina Sofía di Madrid, la modernista algerina Baya, prossimamente al centro di una mostra alla Tate Modern, e Samia Halaby, sempre più presente nelle principali rassegne internazionali e insignita di una menzione speciale alla Biennale di Venezia 2024. Nel loro insieme, questi segnali delineano un processo di rilettura storica, riequilibrio critico e integrazione strutturale dell’arte Mena all’interno del sistema globale, restituendo piena visibilità a una produzione artistica di straordinaria ricchezza e complessità.
Guardando ai prossimi dieci anni, quali saranno secondo voi le principali direttrici di sviluppo del mercato dell’arte in Medio Oriente?
È prevedibile che continui a consolidare il proprio ruolo all’interno del sistema internazionale attraverso alcune direttrici di sviluppo chiave. In primo luogo, dovrebbe proseguire il rafforzamento istituzionale, con l’espansione di musei, fondazioni, centri culturali e programmi educativi. Questo processo contribuirà a strutturare ulteriormente l’ecosistema artistico regionale, creando contesti sempre più solidi di storicizzazione, ricerca e valorizzazione. Parallelamente, è destinata a crescere l’importanza delle vendite private, sempre più orientate alla discrezione, alla consulenza su misura e a una costruzione consapevole delle collezioni. Questo canale rimarrà centrale per le transazioni di alto profilo e per il collocamento di opere di rilevanza museale. Un’altra direttrice fondamentale sarà la rivalutazione delle opere e del materiale storico, con una rinnovata attenzione verso gli artisti moderni. Questo processo critico e curatoriale continuerà a ridefinire le narrazioni storiche e a rafforzare la profondità culturale del mercato. Importanti progetti di documentazione sono già in corso, come la pubblicazione dei cataloghi ragionati di Mahmoud Saïd e Abdel Hadi El-Gazzar, due grandi protagonisti della pittura moderna egiziana, curati da Valérie Didier, Head of Department di Christie’s a Parigi, insieme a Hussam Rashwan. Allo stesso tempo, è prevedibile una crescente visibilità internazionale degli artisti della regione, sostenuta da una maggiore presenza in musei, biennali, f iere e gallerie globali, come già emerso in occasione della Biennale di Venezia 2024, «Stranieri Ovunque-Foreigners Everywhere». Questo fenomeno favorirà il dialogo interculturale e contribuirà a consolidare il posizionamento del Medio Oriente come uno dei poli emergenti più dinamici dell’arte contemporanea. Infine, continuerà a svilupparsi una pratica di collezionismo trasversale, che attraversa epoche, media e categorie, superando le tradizionali distinzioni tra moderno, contemporaneo, design e arti decorative. Questo approccio riflette una visione sempre più fluida, sofisticata e globale del collezionismo.
Quale consiglio darebbe a un collezionista che oggi guarda al Medio Oriente come nuova area strategica?
Il primo consiglio che gli darei è quello di prendersi il tempo necessario per comprenderne le storie, i contesti culturali e le stratificazioni sociali. Si tratta di una regione ricca di narrazioni e tradizioni artistiche millenarie, che richiede uno sguardo attento e informato. Un approccio fondato sulla curiosità intellettuale e su una visione di lungo periodo consente di costruire collezioni solide e coerenti, privilegiando la qualità, la rilevanza storica e il valore culturale rispetto alle dinamiche di breve termine. In questo senso, è fondamentale dare priorità alla ricerca, allo studio e al contesto, piuttosto che inseguire le tendenze del momento. È altrettanto chiave affidarsi a consulenti esperti e connessi a livello locale e globale, in grado di offrire una lettura articolata del mercato e di orientare le scelte all’interno di un panorama in rapida evoluzione. Infine, il consiglio forse più importante: collezionare ciò che emoziona autenticamente la propria sensibilità! È in questa dimensione emotiva e intellettuale che, io credo, il collezionismo trova la sua espressione più vera.
Altri articoli dell'autore
Londra. In vista della Art of the Surreal Evening Sale di Christie’s del 5 marzo, Ottavia Marchitelli analizza due opere chiave di Dorothea Tanning e Toyen. Dal rovesciamento della femme-enfant alla ridefinizione politica della libertà nel Surrealismo ceco, l’intervista intreccia storia espositiva, rilettura critica e dinamiche di mercato, restituendo il nuovo posizionamento internazionale delle grandi artiste surrealiste.
Dall’autenticazione alla valutazione, fino ai modelli predittivi e ai rischi di standardizzazione del gusto: un’analisi critica su come l’intelligenza artificiale stia incidendo sul sistema dell’arte più sul piano strutturale che su quello estetico, tra promesse di democratizzazione e nuove concentrazioni di potere. Parola all’autrice del libro più autorevole sul tema in questione.
ARTnews sbarca in Italia. L’edizione italiana della storica rivista statunitense entra a far parte del Urban Vision Group, in collaborazione con l’expertise editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani. La direzione responsabile è affidata a Massimo Bray, che guiderà la redazione del nuovo progetto editoriale. Il primo numero è ora in edicola. La rivista avrà cadenza trimestrale e sarà affiancata da una piattaforma digitale, pensata come spazio di approfondimento sul sistema dell’arte contemporanea.
«Sono aumentati i visitatori, i finanziamenti privati, gli incassi, le donazioni. Il patrimonio è cresciuto e la sede si sta modernizzando. Anche nell’Ala Cosenza progettata da Mario Botta», spiega la direttrice



