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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliQuando l'Impero romano d'Occidente era ormai scomparso, nella campagna della Borgogna c'era ancora chi viveva in edifici monumentali, disponeva di ambienti riscaldati e frequentava una grande chiesa cristiana. A circa venti chilometri a ovest di Digione, sulla Montagne de Saint-Laurent, nel territorio di Mesmont, gli archeologi francesi stanno riportando alla luce i resti di quello che potrebbe essere stato un complesso palaziale altomedievale, abitato da una famiglia appartenente all'élite politica e religiosa della regione.
La scoperta, annunciata dall'Institut national de recherches archéologiques préventives (Inrap), riguarda un insediamento sviluppatosi tra il V e l'inizio dell'VIII secolo, in un periodo di profonde trasformazioni politiche e sociali. La particolarità del sito non risiede soltanto nelle dimensioni degli edifici, ma soprattutto nella presenza di un sistema di riscaldamento a ipocausto, una tecnologia largamente impiegata nelle terme e nelle residenze aristocratiche romane. Il ritrovamento suggerisce che alcune pratiche costruttive dell'Antichità continuarono a essere utilizzate dalle élite locali anche dopo la dissoluzione delle strutture imperiali. Un elemento importante per comprendere un'epoca spesso raccontata attraverso l'immagine di una brusca interruzione della civiltà romana.
Un centro di potere sulla collina
La Montagne de Saint-Laurent domina la valle dell'Ouche, in una posizione strategica che permetteva di controllare visivamente un ampio tratto del territorio circostante. L'altopiano, naturalmente protetto dai pendii, era frequentato già in epoche precedenti, ma è soprattutto durante l'Alto Medioevo che sembra aver assunto una funzione di particolare rilievo.
Le indagini archeologiche sul sito risalgono al XIX secolo. Dal 2019, tuttavia, un programma sistematico di scavi diretto dall'archeologo Antoine Guicheteau, con il coinvolgimento dell'Inrap e dell'unità di ricerca Artehis del CNRS, ha permesso di ricostruire progressivamente l'organizzazione dell'insediamento. Le campagne più recenti hanno individuato una serie di grandi edifici in muratura disposti attorno a una chiesa paleocristiana. Durante gli scavi del 2026, immediatamente a ovest dell'edificio religioso, è stata portata alla luce una costruzione di circa 15 metri per 12, caratterizzata da murature spesse e malta di buona qualità. Le caratteristiche strutturali suggeriscono che potesse svilupparsi anche su un piano superiore.
A sud della chiesa è emerso un secondo edificio, lungo oltre venti metri, del quale non è ancora stata individuata l'intera estensione. Nel complesso, le strutture occupano diverse centinaia di metri quadrati e sembrano seguire un'organizzazione planimetrica regolare. Le dimensioni, la qualità della costruzione e la prossimità con l'edificio di culto hanno portato gli archeologi a ipotizzare l'esistenza di una residenza di rango elevato, forse un piccolo palazzo destinato alla famiglia che esercitava il controllo politico sul territorio. L'identificazione resta tuttavia provvisoria: non sono ancora noti con certezza né i proprietari né le funzioni specifiche di tutti gli ambienti.
Il riscaldamento romano sopravvissuto all'Impero
L'elemento più sorprendente riguarda la presenza di un sistema di riscaldamento a pavimento di tradizione romana. Gli archeologi hanno recuperato piccoli pilastri di sostegno, frammenti di condutture e porzioni di pavimentazione sospesa, riconducibili alla tecnologia dell'ipocausto. Questo sistema permetteva di far circolare aria calda sotto il pavimento, mantenendo riscaldati gli ambienti soprastanti. Era diffuso soprattutto nelle terme, nelle ville e nelle residenze più prestigiose del mondo romano. La sua realizzazione richiedeva competenze tecniche specializzate, materiali appropriati e risorse economiche considerevoli. Anche la manutenzione e l'approvvigionamento del combustibile comportavano costi che difficilmente potevano essere sostenuti da una famiglia comune. A Mesmont, la presenza dell'ipocausto costituisce dunque un indizio significativo dello status sociale degli occupanti. Gli scavi precedenti avevano già documentato un edificio del V secolo dotato di pavimento riscaldato, successivamente sostituito da una costruzione più grande, databile tra il VI e il VII secolo. Quest'ultima, lunga circa 22 metri, comprendeva un ambiente centrale, locali laterali e una galleria sulla facciata.
La successione delle strutture mostra come il sito sia stato interessato da interventi edilizi di notevole impegno anche in epoca postromana. Il dato assume particolare rilievo nel contesto storico della Borgogna, dove il passaggio dal dominio romano ai regni romano-barbarici non determinò necessariamente l'abbandono delle conoscenze architettoniche e delle consuetudini abitative precedenti. La continuità delle tecniche non significa naturalmente che il sistema economico e sociale romano fosse rimasto immutato. Indica piuttosto che alcune competenze e modelli di prestigio continuarono a circolare, adattandosi alle esigenze delle nuove élite.
Una chiesa monumentale accanto alla residenza
Al centro del complesso sorgeva una grande chiesa paleocristiana, la cui origine potrebbe risalire al V secolo. L'edificio misurava circa 27,5 metri di lunghezza e 12,4 di larghezza nel punto più ampio. La pianta comprendeva un'abside e alcuni elementi riconducibili all'organizzazione liturgica dello spazio, tra cui le tracce di una possibile transenna lignea che separava il presbiterio dall'area riservata ai fedeli.
La qualità dell'edificio è suggerita anche dai materiali rinvenuti. Dal 2019, gli archeologi hanno recuperato oltre 500 frammenti di vetro, tra cui una cinquantina di elementi piatti che potrebbero provenire dalle finestre della chiesa. Altri reperti appartengono a lampade e recipienti, testimoniando l'utilizzo di manufatti relativamente raffinati. La presenza di una chiesa di tali dimensioni accanto agli edifici residenziali è uno degli aspetti più importanti del sito. Suggerisce infatti una stretta relazione tra autorità religiosa e potere locale, caratteristica dell'organizzazione politica dell'Europa altomedievale. Non è escluso che la chiesa svolgesse funzioni legate a una comunità più ampia, mentre gli edifici circostanti ospitavano persone investite di responsabilità amministrative e religiose.
La Borgogna tra Romani, Burgundi e Franchi
Per comprendere l'importanza della scoperta bisogna considerare il contesto politico nel quale l'insediamento si sviluppò. Dopo il tramonto dell'autorità imperiale romana in Occidente, la Borgogna entrò nell'orbita del regno dei Burgundi, per poi passare sotto il controllo dei Franchi nel 534. Fu una fase di trasformazione delle strutture politiche e territoriali, ma anche di persistenza di tradizioni amministrative, religiose e culturali di origine romana. Le fonti medievali collegano Mesmont al pagus Magnimontensis, un distretto territoriale che sembra aver avuto una certa importanza nell'organizzazione della regione. L'insediamento viene inoltre associato a figure religiose di rilievo, tra cui Gregorio di Langres. Questi riferimenti documentari, letti insieme ai risultati degli scavi, rafforzano l'ipotesi che la Montagne de Saint-Laurent ospitasse un centro di autorità locale. Anche il ritrovamento di armi e accessori di abbigliamento contribuisce a delineare la presenza di una comunità socialmente differenziata, nella quale dovevano convivere funzioni residenziali, religiose e probabilmente amministrative. Le analisi dei materiali ceramici e le datazioni al radiocarbonio indicano una frequentazione del sito dal V fino all'inizio dell'VIII secolo. Successivamente, l'insediamento sembra aver perso importanza, forse in relazione allo spostamento delle attività verso la vicina Sombernon.
Riccardo Deni
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