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Una delle sepolture con le mura che imitano la decorazione ad aggetti e rientranze dell’Antico Regno egiziano

Foto MoTA

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Una delle sepolture con le mura che imitano la decorazione ad aggetti e rientranze dell’Antico Regno egiziano

Foto MoTA

In Egitto la «cultura nuova» scoperta a Tell el-Koaa è un amalgama di civiltà

Nel Delta orientale, una missione egiziana ha scoperto un abitato molto particolare: abbastanza insolite sono le sepolture che prevedevano strutture in mattone crudo le cui mura esterne sembrerebbero riprendere la decorazione delle mastaba dell’Antico Regno e al cui interno il defunto era deposto in posizione fetale senza essere stato preventivamente mummificato

Francesco Tiradritti

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L’Egitto attrae per i monumenti giganteschi, per i musei stracolmi di preziosi reperti, per gli eclatanti ritrovamenti. Eppure, le scoperte in grado di migliorare la conoscenza della civiltà che prosperò lungo le rive del Nilo per oltre tre millenni sono invece quelle che avvengono lontano dai riflettori e che passano molto spesso quasi inosservate.

È il caso di quanto riportato alla luce dagli scavi recenti di una missione egiziana, diretta da Mostafa Hassan, che opera da poco sul sito di Tell el-Koaa (Uadi Tumilat nel Delta orientale).

Le ricerche hanno condotto alla scoperta di un abitato che copre un’area di circa 60x30 metri e che presenta caratteristiche abbastanza particolari. L’insediamento è circondato da un muro in mattoni crudi conservatosi per l’altezza di circa un metro e mezzo ed è costituito da unità architettoniche organizzate con regolarità. I forni e i silos rinvenuti a est delle case indicano che la comunità che vi risiedeva aveva mezzi di sussistenza tali da renderla autosufficiente. Abbastanza insolite sono le sepolture che prevedevano strutture in mattone crudo le cui mura esterne sembrerebbero riprendere la decorazione delle mastaba egizie dell’Antico Regno e al cui interno il defunto era deposto in posizione fetale senza essere stato preventivamente mummificato. Il ritrovamento di scarabei di produzione siro-palestinese e vasi appartenenti alla cosiddetta ceramica di Tell el-Yehudiya consentono di datare il sito al complicato momento del Secondo Periodo Intermedio (metà del XVII-metà del XVI secolo a.C.). In quell’epoca il Delta egiziano conobbe la progressiva sedentarizzazione di genti di origine vicino-orientale che le fonti successive identificano come Hyksos. Questa popolazione si costituì poi in un vero e proprio stato che estese la propria influenza nella Valle del Nilo fino ad arrivare a scontrarsi con una coalizione di stati autoctoni che faceva capo a Luxor.

Le recenti scoperte di Tell el-Koaa illuminano questo momento storico arrivando a rilevare una cultura che appare «nuova», in cui elementi egizi (imitazione delle mastaba) convivono con influssi orientali. Questa ambivalenza induce a meditare sul ruolo di comunità come questa che, trovandosi lungo la via commerciale tra la Valle del Nilo e la regione siro-palestinese rappresentavano un cruciale punto di amalgama culturale.

L’idea che si ottiene dai primi scavi a Tell el-Koaa è perciò quella di una società la cui semplice esistenza pone in discussione la netta divisione tra i popoli antichi, ancora oggi spesso fatta coincidere con i confini nazionali contemporanei, e restituisce un quadro in cui usanze e costumi di un popolo sfumavano in quelle di un altro. Mancando tracce di distruzione, questa convergenza appare priva di contrasti e improntata all’accettazione reciproca e, a distanza di millenni, dimostra come la convivenza tra etnie era molto più diffusa di quello che tenderebbero a mostrare alcune ricostruzioni storiche che riducono l’evoluzione dell’umanità a un susseguirsi di lotte.

L’insediamento di Tell el-Koaa. Foto MoTA

Scarabei siro-palestinesi. Foto MoTA

Francesco Tiradritti, 03 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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