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Redazione
Leggi i suoi articoliSeduto, in meditazione, con gli occhi chiusi in preghiera, con un’espressione di calma e serenità. È raffigurato così il Buddha Amitābha, il Buddha della Luce infinita, la statua in pietra risalente all’inizio del X secolo scoperta in questi giorni in Corea del Nord, nel sito di Yakjon-ri, nella contea di Sukchon, provincia del Pyongan meridionale, da parte di un team dell’Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze Sociali e dell’Autorità Nazionale per la Protezione del Patrimonio Culturale. La notizia del ritrovamento è stata diffusa dall’agenzia di stampa Korean Central News Agency (Kcna). Secondo gli studiosi la scoperta offre nuove prospettive sul patrimonio spirituale e artistico della dinastia Goryeo, l’età d’oro del Buddismo nella penisola coreana a cui la statua risalirebbe per la presenza di frammenti di materiali di quel periodo rinvenuti nelle vicinanze.
Alta 1,70 m, fu scolpita quando il regno di Goryeo era ancora agli albori (918-1392). Si tratta di un bellissimo esempio dell’eccellente maestria artigianale che caratterizzava quell’epoca. Con il suo volto sereno e rotondo, le labbra sporgenti, gli occhi delicatamente chiusi e le orecchie elegantemente allungate, il soggetto emana un senso di solennità. La parte superiore della statua è ben levigata, a testimonianza della delicata e precisa tecnica del maestro artigiano.
Di norma il Buddha Amitābha viene raffigurato in compagnia di due bodhisattva (Avalokiteśvara e Mahāsthāmaprāpta) che insieme formano la tradizionale triade di Amitābha, ma nel sito non sono state rinvenute ulteriori statue e ciò ha sorpreso gli studiosi per i quali «l’immagine buddista in pietra sarà di grande aiuto allo studio della storia e della cultura del periodo di Goryeo, dimostrando tutto il talento e la saggezza degli antenati coreani».
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