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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliIl paesaggio lunare di una gigantesca cava di pietra a Balaguer (Lleida), nella Catalogna profonda, sembra uno scenario costruito apposta per ospitare «Ocean Without a Shore», l’ultima acquisizione della Fundación Sorigué e il fiore all’occhiello del particolarissimo «museo» che si apre al pubblico questo mese di ottobre.
L’opera, che si mostra per la prima volta in Spagna, è stata presentata nella Chiesa di San Gallo a Venezia durante la Biennale del 2007 e da allora non si è mai più vista in Europa. Consiste in tre schermi verticali, inseriti in altrettanti altari sui quali si proietta una sequenza di immagini che descrivono una serie d’incontri in una dimensione onirica tra la vita e la morte.
L’installazione si espone in un edificio ecologico e sostenibile, costruito con materiali estratti dalla cava e procedimenti ispirati alla millenaria tecnica della «terra cruda», che regolano l’umidità e la temperatura al suo interno, assorbono le onde elettromagnetiche e lo rendono completamente autosufficiente.
L’opera si aggiunge ai due video di Viola, «Observance» e «The Return», collocati in un bunker sotterraneo, vestigia della Guerra Civile che nella zona di Lleida fu particolarmente cruenta. Nelle diverse costruzioni situate nel fantasmagorico spazio, che cambia continuamente aspetto per l’estrazione di terra e pietre, si espongono già da due anni altre opere importanti, come un trittico di grandi pitture materiche di Anselm Kiefer in un hangar industriale e due enormi teste di Antonio López in mezzo a un campo di olivi.
Le opere erano visibili al pubblico solo in rare occasioni e su invito, da quando due anni fa la Fundación Sorigué ricostruì la Sala delle Turbine della Tate Modern di Londra per accogliere «Double bind», l’installazione che Juan Muñoz creò nel 2001 per il museo londinese e che a causa della sua morte prematura si è trasformato nel suo ultimo lavoro.
La scultrice Cristina Iglesias, vedova di Muñoz, ha ceduto l’installazione per cinque anni, ma considerata la sua volontà di mantenerla visibile e le difficoltà che implica la sua esposizione, è molto probabile che l’accordo verrà rinnovato.
L’idea è che questo peculiare progetto di museo, battezzato Planta vada ampliandosi con nuovi edifici che accoglieranno una selezione delle 450 opere della collezione Sorigué.
Secondo Ana Vallès, presidente della Fundación, «Ocean Without a Shore» è una manifestazione palpabile dei valori del gruppo Sorigué e di tutto ciò che Planta rappresenta. «La nostra collezione si costruisce con una visione umanista che colloca nel centro l’essere umano, le sue inquietudini e i grandi temi universali», ha dichiarato Vallès che, per ricreare lo stesso ambiente introspettivo, ha fatto ricostruire gli altari originali della chiesa veneziana di San Gallo nei minimi dettagli.
Bill Viola, «Ocean Without a Shore», l’ultima acquisizione della Fundación Sorigué. © Fundacio Sorigue, 2019
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